IL NAPOLETANO È LA LINGUA DELL'”AMMORE”
Intervista a Andrea Sannino, il cantautore napoletano conosciuto nel mondo anche come "Mr.Abbracciame"e che ha recentemente lanciato il suo ultimo singolo "Ammore", già grande successo.

Andrea Sannino, classe 1985, è il cantautore partenopeo conosciuto nel mondo anche come “Mr.Abbracciame”. Appassionato di musica fin da bambino, inizia a scrivere canzoni già all’età di 9 anni, a 15 si avvicina al teatro entrando in una compagnia amatoriale e per 5 anni si esibisce come attore e cantante in alcuni musical.
Dal teatro alla musica, dai live al cinema, la carriera di Andrea è un percorso costellato da collaborazioni importanti, ma il suo più grande successo arriva qualche anno più tardi, appunto, con il brano Abbracciame, trasformatosi in una sorta di inno, simbolo di resilienza, durante il lockdown del 2020. Uscito nel 2015 e firmato dallo stesso Sannino con il musicista e compositore Mauro Spenillo, ‘Abbracciame’, infatti, è stato a lungo ai vertici nelle classifiche-Spotify, con oltre 9 milioni di stream e 47 milioni di visualizzazioni su you tube (e circa 80 milioni totali del canale ufficiale). Si intitola “Ammore”, invece, il nuovo singolo del cantante napoletano, uscito ufficialmente il 28 giugno (la stessa data di lancio di Abbracciame, a sei anni di distanza) e, come si evince dal titolo, Andrea torna così a cantare l’amore facendosi interprete del più nobile dei sentimenti .
Ho raggiunto Sannino al telefono, in un momento di pausa tra i suoi numerosi impegni e, credetemi, mi sembrava di parlare, allo stesso tempo, sia con un bambino entusiasta che con un uomo assai maturo e grato alla vita. Andrea è simpatico, disponibile e pronto nelle risposte. Insieme abbiamo ripercorso i suoi esordi, parlato dell’eclatante e inaspettato successo di “Abbracciame” ma soprattutto del suo nuovo singolo “Ammore”. L’ho sentito intenerirsi nominando la moglie Marinella, i figli e quando mi ha svelato i suoi sogni, quelli di un ragazzo che ha avuto assai successo, ma che ancora stenta a crederci…
Andrea, ma è vero che tu da piccolo, invece di giocare con le macchinine o le costruzioni, usavi un cacciavite a mò di microfono?
“È verissimo!(ride, ndr) E tu pensa che io e mia sorella, con i nostri giochi, abbiamo previsto il futuro: lei si divertiva a presentarmi, imitando la “zia” Mara Venier a Domenica In, e io uscivo col cacciavite come microfono e cantavo, cosa che, qualche decennio dopo, si è avverata davvero!”
Ma papà e mammà, come hanno preso questa tua decisione di fare il cantante?
“Con grande amore! Non mi hanno mai ostacolato ma neppure mi hanno pressato con le loro aspettative, mi hanno semplicemente capito e assecondato. Un giorno con i miei figli, mi piacerebbe fare altrettanto: spronarli ma mai responsabilizzarli troppo, e soprattutto spiegare loro che se un sogno non si realizza, non è poi la fine del mondo”.
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Però tu l’hai realizzato il tuo sogno: la canzone “Abbracciame” ha avuto quasi 50 milioni di visualizzazioni ed è diventata persino simbolo della speranza durante il lockdown. Che emozioni ti ha suscitato questo?
“Beh, sicuramente emozioni incredibili, inedite e, spero, irripetibili proprio perché legate a un momento buio, che speriamo tutti di non rivivere mai più. Il successo di Abbracciame è stata la mia fetta di felicità in un periodo triste che ci costringeva, preoccupati, tutti in casa. Sentire cantare la mia canzone dai balconi di tutta Italia, dal Nord al Sud, è stato un onore per me perché la gente, in quelle parole, trovava la speranza”.
“Abbracciame”, oltre ad essere cantante in tutta Italia, è stata tradotta e interpretata persino da una famosa cantante nipponica, addirittura in giapponese…
“Incredibilmente si! Sai, “Abbracciame” è uscita nel 2015 e nel 2018 Junko Kato, nota cantante giapponese che riempie i teatri a Tokio, se ne è innamorata e ha voluto tradurla e cantarla facendone un successo anche là. Pensa la forza della musica: Abbracciame ( “Dakishimete” in giapponese) è arrivata in Giappone prima di me, che non ci sono mai stato!(ride, ndr)”
E ora parliamo del tuo ultimo singolo: “Ammore”, con due “m”. La lingua napoletana, quanta enfasi dà a questa preziosa parola?
“Beh, direi che in questa parola sono racchiuse l’eccellenza e l’eccezione della lingua napoletana! In nessuna altra lingua o dialetto esiste il rafforzativo della parola “amore” nel termine stesso. Pronunci : “Ammore”, ed è romanticismo allo stato puro! La verità è che i nostri poeti napoletani, quelli che da secoli scrivono versi e canzoni che poi hanno fatto il giro del mondo, sono maestri sull’argomento. Esiste canzone romantica più bella e più famosa di quella napoletana? Il napoletano è indubbiamente la lingua dell’Amore!”
So che il tuo singolo sta andando benissimo ee, soprattutto, è cantato assai…
“Sì! È uscito da poco più di due settimane e già è arrivato a oltre mezzo milione di visualizzazioni, anche se per me conta di più sentirla cantare dalla gente. Il mio metro di misura, ovviamente, sono i live che però ora sono ridotti ai minimi termini. Tuttavia, la canzone è già richiesta e conosciuta come se fosse uscita da chissà quanto tempo!”

Hai dichiarato che tutte le tue canzoni d’amore sono dedicate a Marinella, tua moglie. Cosa ha aggiunto lei, alla tua vita?
“Eh… ma Marinella ha aggiunto tutto! Lei è stata la svolta positiva della mia vita. L’amore è la benzina dei sogni, è ciò che ti fa svegliare felice al mattino e Marinella è la chiave di tutto, è la mia fonte di ispirazione!”
C’è anche tanta Napoli nelle tue canzoni. Cosa ami e cosa vorresti cambiare di questa città?
“A Napoli devo tutto ovviamente. Nascere qui è un privilegio, questo golfo è la culla di meravigliose poesie conosciute in tutto il mondo e per me, che faccio musica, è una fortuna cantare in questa lingua. Amo profondamente Napoli nonostante le sue mille contraddizioni, problematiche ed eccessi ( sia in termini positivi che negativi). Per Napoli vorrei solo un po’ di normalità, quella che ci spetta di diritto e non per un caso fortuito, come un aurobus che passi in orario o una metropolitana che funzioni regolarmente, per dire… “
E a chi ti definisce “neomelodico”, in tono dispregiativo, cosa vuoi rispondere?
“Rispondo solo che bisogna approfondire le cose prima di parlare e che, chi non lo fa, è un ignorante. Se non capisco nulla di musica, se non conosco un artista e, per offendere, uso il termine “neomelodico” come sinonimo di “trash”… allora sono ignorante, dovrei studiare meglio “.
Quali sono tuoi prossimi progetti artistici?
“Il più imminente è quello che riguarda il Giffoni film festival: sarò ospite il 30 Luglio, assieme a molti artisti nazionali e internazionali, e per me è un grande onore! Questa sarà la mia prima tappa estiva “.
Quanto è stato penalizzato il tuo settore, l’Arte in generale, dalla Pandemia e dai vari decreti attuati?
“Tantissimo, purtroppo. Le restrizioni attuali sono ancora troppe, e chi ci governa non si rende conto di certe disparità causate da decreti a libera interpretazione. Abbiamo visto stadi pieni e assembramenti di ogni tipo,parlo da tifoso eh, e poi posti ridotti all’osso nei concerti. Il fatto è che sono tante le persone che lavorano dietro le quinte, e pare che nessuno lo ricordi mai”.
C’è una domanda che avresti voluto ti facessi e che non ti ho posto?
“Bella domanda… perché non mi chiedi se ho un sogno da realizzare? ”
Dimmi, come e dove ti vedi fra cinque anni?
“Mi vedo qui, con un altro figlio o forse più di uno perché amo la famiglia numerosa! Per quanto riguarda il resto, sai, non mi fanno impazzire i cambiamenti, vorrei maturare sì, ma poi anche restare il ragazzo del Vico Santa Rosa, quello che sognava di fare questo lavoro, e che ora sogna solo di tenerselo stretto…”



