ESCLUSIVE

PIACERE, SONO DANTE

La nostra intervista esclusiva regista e attore italiano Alfonso Perugini coprotagonista del film "Mafia mamma" diretto da Catherine Hardwicke

Il ritorno negli States come attore nel nuovo film Mafia mamma diretto da Catherine Hardwicke e un saggio appena pubblicato sul giallo di Ustica rendono Alfonso Perugini uno dei personaggi emergenti più attivi in questo momento. Sta vivendo un periodo molto intenso a livello professionale, dei progetti parleremo con lui nel corso di quest’intervista esclusiva . Intanto  per farci raccontare questa esperienza professionale importante al fianco di due star importanti come , Toni Colette e Monica Bellucci ,  ma anche per conoscere meglio il suo percorso professionale e non solo   .

 

Che esperienza lavorativa è stata per te il film “Mamma Mafia”?

È stata senza ombra di dubbio la più grande esperienza professionale finora. Ho 34 anni e da quasi 20 lavoro e studio ogni giorno per affinare le mie tecniche teoriche e pratiche nel campo cinematografico. Volendola mettere in termini “calcistici” è come se un giocatore di una serie inferiore viene convocato per giocare titolare in Nazionale. Penso che siano stati anni di sforzi e di duro lavoro ripagati nel migliore dei modi e il pubblico lo sta confermando. È un film indipendente che nei primissimi giorni di proiezione ha già superato i 3 milioni di dollari di incasso solo negli Stati Uniti.

Com’è stato condividere il set  con Monica Bellucci e Toni Collette ?
Toni e Monica sono due persone straordinarie. Da loro ho potuto imparare tantissimo sul set. Non hanno mai fatto pesare il loro “status” di attrici ben più navigate, ma anzi con entrambe è nata una bella amicizia. Mi hanno accolto alla pari, senza far pesare la loro carriera. Ho un ricordo bellissimo di Toni pochi minuti prima del mio primo ciak. Scena difficilissima e corale assieme a Toni Collette, Monica Bellucci, Francesco Mastroianni e Tim Daish; mi ero isolato un attimo dal resto del cast per ripetere a mente i beat (cioè i movimenti attivi e passivi e le azioni) e le battute. Ammetto che solo in quel momento ebbi un po’ di ansia da prestazione. Pensavo: “Ecco, adesso battono il ciak e sbaglio questo movimento o l’abbrivio verso la macchina da presa”, oppure: “Toni, Monica, Francesco e Tim faranno tutto alla perfezione e io no”. Invece, Toni si avvicina e me con il suo sorriso rassicurante e mi dice semplicemente questa parola “Enjoy!” (cioè “divertiti!”). Da quel momento è davvero andato tutto per il verso giusto e ho passato quasi due mesi sul set lavorando con degli attori straordinari da tutto il mondo e nelle migliori condizioni possibili.

Che  cosa  affascina  del tuo personaggio in questo film  secondo te ?
Fin dal primo momento in cui mi è stata sottoposta la sceneggiatura ho notato che Dante, il mio personaggio, poteva essere un “cattivo/buono”, nel senso che all’inizio del film sembra essere un semplice soldato di una famiglia mafiosa, pronto a ricevere gli ordini senza battere ciglio, per poi scoprire a mano mano con il procedere del film che è un personaggio molto più profondo e “umano” e con un’interessante vena comica. “Indiwire”, il famoso sito internet americano specializzato in cinema indie, ha paragonato me e Francesco Mastroianni (Aldo nel film) come una moderna coppia di “Gaspare e Orazio” da “La carica dei 101”. I nostri due personaggi alla fine dei conti sono due bonaccioni che al pubblico americano sono piaciuti molto.
Invece come nasce la  passione per la professione di attore?
È nata parallelamente a quella di regista. Durante i miei anni negli Stati Uniti alla “New York FIlm Academy” io e i miei colleghi del corso di “Conservatory Filmmaking” dovevamo fare una quantità industriale di cortometraggi e lungometraggi in due anni, penso di aver partecipato a non meno di 50 progetti di ogni tipo in due anni. Molte volte, quando non ero io a dirigere, mi mettevano davanti la macchina da presa ed è stato lì che ho capito che potevo funzionare anche come attore. L’ho trovata un’eccellente palestra perchè l’attore deve sapere recepire gli ordini e le sensazioni del regista. Perciò mettermi dall’altra parte della macchina da presa è stata in ogni caso un’ottima esperienza formativa. Poi quando sono tornato in Italia ho avuto diverse esperienze e sono entrato nella “Studio Lamia Management” di Roma, dove ho Andrea Lamia ed Emanuela Corsello che mi hanno fatto crescere ulteriormente.
Un sogno nel cassetto da realizzare?
Osservo molto incuriosito l’esplodere della cosiddetta “Intelligenza Artificiale”. Ritengo che se ben regolamentata e correttamente usata possa darci degli interessanti risvolti anche nel nostro campo. Per adesso è solamente poco più di un giochino per nerd, però tra 15-20 anni potremmo realizzare dei “film impossibili”. Per esempio non abbiamo mai avuto i cinque mostri della Commedia all’Italiana nello stesso film. Ecco, mi piacerebbe un giorno dirigere un film con Sordi, Manfredi, Mastroianni, Gassman e Tognazzi grazie all’intelligenza artificiale, magari anche sfruttando qualche copione originale mai utilizzato nel secolo scorso. Penso che tra qualche anno la vera difficoltà sarà convincere gli eredi a usare la loro immagine, non tanto l’attuazione pratica del film stesso.
C’è un punto di riferimento che ha ispirato il suo percorso professionale?

Professionalmente parlando Carlo Verdone e Andrea Purgatori. Umanamente Mamma e Papà che mi hanno sempre sostenuto in ogni mia scelta. Un lusso non da poco.

Adesso a quale progetti lavorativi stai preparando ?
Entro la fine del 2023 dovrebbe uscire sul mercato statunitense il film d’animazione “Definitely Gangster” di Jeremy Lee Mackenzie, prodotto da Brenda Goodman. Sarà la prima volta che presto la mia voce per il personaggio di un cartone animato e la cosa mi incuriosisce molto. Sto poi preparando un cortometraggio assieme al mio collega Brando Improta che gireremo in Puglia alla fine di questo mese.
Se non avessi intrapreso questo percorso oggi chi saresti?
Bella domanda. Come ho detto in precedenza ho deciso che avrei lavorato nel cinema fin dall’età di 14 anni, intraprendendo quindi anche un percorso di studi altamente specifico; quindi non so dare una risposta precisa. Negli anni sono diventato anche giornalista, quindi probabilmente se non avessi intrapreso la strada dello spettacolo, oggi probabilmente sarei un cronista probabilmente specializzato nello sport.
C’è un ricordo lavorativo particolare che non dimentichi mai?
Nel 2019 il mio amico regista Modestino Di Nenna mi invita a Rocca San Felice in provincia di Avellino per assistere a uno spettacolo-intervista con Giancarlo Giannini. Nei programmi avremmo dovuto girare entro un anno un cortometraggio con lui attore protagonista e io a fargli da spalla, ma poi venne la pandemia e saltò tutto. Dopo lo spettacolo ho modo di conoscerlo di persona. Ci sediamo a cena e comincia a raccontarmi di come progettò e realizzò la famosa giacca di Robin Williams nel film “Toys”, nei minimi particolari e io lì ad ascoltarlo affascinato; ha 82 anni ma sembra un ragazzo della mia età per l’energia e l’amore che ha per questo lavoro. Questo piacevolissimo ricordo si è rinnovato di recente quando a Giannini è stata dedicata una stella sulla “Walk of Fame” a West Hollywood poche settimane fa. L’unico attore italiano assieme a Rodolfo Valentino.
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