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VEDRETE, QUESTA ULTIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL ENTRERÀ NELLA STORIA

Intervista a Marco Mangiarotti, punta di diamante della critica musicale nazionale .

Marco Mangiarotti, nato a Bergamo, classe 1948, è un punto di riferimento, oserei dire la punta di diamante della critica musicale nazionale. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all’Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice in svariati Talent. È stato un inviato di cultura, spettacolo, cronaca, politica in tutto il mondo e ha curato la prima pagina televisiva dei quotidiani italiani e fatto il critico televisivo oltre che musicale. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno, curando la sua pagina Food. Sapevate che Mangiarotti è stato, incredibilmente, il critico musicale delle ultime 43 edizioni del Festival di Sanremo? Ecco, potevo non approfittare per conoscere il parere autorevole, riguardo la kermesse italiana più famosa, di qualcuno (finalmente) titolato a farlo… dopo essermi sorbita le più improbabili critiche musicali di tutti i “laureati sui social”, in musicologia? Siete curiosi? Questo e molto altro nella mia intervista a Marco Mangiarotti.

Marco, hai iniziato la tua carriera come giornalista nel lontano 1969, diventando un punto di riferimento della critica musicale. Come nasce questa passione per la musica?

“Storia famigliare, bisnonna celebre soprano con Verdi, Mascagni, Donizetti, papà pianista che mi faceva ascoltare i songbook americani, francesi e italiani fra le due guerre, il jazz e la classica,  Ellington e Wagner. Poi il rock’n’roll allla radio. Sono nato nel 1948, ho visto arrivare tutto del secondo ‘900, avendo conto anche del primo”.

So che sei anche un appassionato ed esperto di cibo e vino, infatti curi la pagina Food su Il Giorno….

“Il cibo e il vino sono cultura, altro regalo della mia famiglia. La spesa da piccolo col nonno da Peck e da Moretti in Montenapo, la nonna che a Natale faceva il paté in casa…”

Tu sei stato, più volte, commentatore e persino giudice nei talent televisivi. Credi che tali programmi diano reali opportunità oppure illudano i ragazzi che sognano di entrare nel mondo dello spettacolo?

“I talent sono tutte le cose, in positivo e negativo. Ti fanno anche capire che serve una scuola, lavoro duro, ti abituano al mezzo tv e a essere giudicato sempre. Costruiscono giorno dopo giorno una fanbase. Questa è la teoria, la scrittura del format, narrazione e percorso poi sono anche contraddittori e diversi. Si abusa anche del sogno ma molti lasciano un segno”.

In principio le case discografiche snobbavano i talent, oggi pare vadano a braccetto con gli stessi. Sarà perché hanno partorito nomi eccellenti della musica italiana e addirittura internazionale (Maneskin)? 

“La svolta è cominciata ormai molti anni fa. Amici e X Factor, molto diverso, formano i giovani talenti con un’accelerazione brutale. E un grande risparmio su investimenti e rischio. Puoi valutare meglio chi firmi. X Factor poi è Sony”.

Quello di quest’anno è stato un grande successo, come non accadeva da anni. Secondo te, quanto hanno influito i social media ad amplificare i numeri?

“I social media si occupano del look di Achille Lauro e di Noemi, lo sporco lavoro lo fa chi nei quotidiani sa lavorare come analista delle charts incrociate di streaming e video. E le radio, la maionese dell’etere”.

Ho letto qualche tua critica al recente Sanremo. Intanto, Amadeus che presentatore è stato?

“È stato molto bravo nel casting, non mi è piaciuto il venerdì con l’aiutone a Jovanotti e Morandi. Attenzione, due artisti che stimo. E non sono d’accordo sul suo premio al miglior testo a Fabrizio Moro, bravo autore ma non il migliore. Poi la vittoria di Mahmood & Blanco e un podio perfetto con Elisa e Morandi, poi Irama e La Rappresentante di lista, faranno entrare questa edizione, con 2021 Maneskin, nella storia”.

E chi meritava il premio per il testo, secondo te?

“Fabrizio Moro ha scritto belle canzoni, ha mestiere ma non era il miglior testo. Penso a Truppi o a Ranieri, anche alla canzone che ha vinto. La reazione della sua fanbase sui social è stata insultante e rabbiosa”.

I vincitori erano già annunciati o soltanto i migliori fra tutti?

“No. Molti pensavano vincesse Elisa, alcuni Morandi. Io dopo gli ascolti in Rai non avevo dubbi, anche sul podio. Già fra mercoledì e giovedì mattina la vittoria era superata dai record su Spotify Italia e Global, da tutte le charts. Ma Morandi con le cover ha fatto traballare chi non aveva ancora capito il tutto”.

Hai contestato anche qualche dettaglio relativo alla serata delle cover, nello specifico quelle cantate da Morandi e Jovanotti. Cosa ti ha lasciato perplesso?

“Andrea Laffranchi mi ha segnalato che Gianni Morandi aveva anticipato a Sanremo, a giochi fatti, l’idea di cantare sue canzoni, anche l’arrivo di Jovanotti è stato a sorpresa. Un tuo hit non è una cover, punto. E se il regolamento gruviera ad hoc non lo vieta esplicitamente rimane un aiutone a Gianni. Che era tra i favoriti della serata comunque”.

Marco, considerando che avevi previsto il podio del Festival, ora dicci: che accadrà a Mamhod e Blanco con “Brividi”?

“Prossimo obiettivo i cento milioni di streaming, viaggiano verso i 40, l’estero, una difficile, sarebbe il bis in casa, vittoria di Eurovision, dove Mahmood è arrivato secondo con “Soldi”.

Sui social, oramai, si ergono tutti a critici musicali. Tu che sei titolato davvero, invece, la stili per noi una tua classifica delle canzoni e dei cantanti del Festival?

“Podio a parte, La Rappresentante di Lista, Massimo Ranieri, Giovanni Truppi, Irama, Matteo Romano, Ditonellapiaga Rettore”.

Sei stato anche un inviato di cultura e spettacolo, quindi posso osare chiederti cosa ne pensi delle donne che hanno affiancato Amadeus sul ppalc?

“Una testimonianza di genere che ha funzionato a metà. Non le classiche vallette, non donne esempio al di fuori dello spettacolo, non tutte comunque all’altezza dello show. Umanamente meglio di alcune scelte del passato”.

Sono curiosa: ma che musica ascolta Marco Mangiarotti,  quando è solo in macchina, per esempio?

“In macchina il rumoroso silenzio dei pensieri. A volte il jazz, non solo Miles. Ultimamente Marvin Gaye”.

Ci sveli qualche tuo progetto in corso?

“Riprendere dal cassetto un libro su Enzo Jannacci e scrivere una storia famigliare fra scherma e belcanto. Libri”.

Ti è rimasto un rimpianto professionale?

“Nessuno in verità, è andato tutto meglio di quanto doveva andare. All’inizio mi sarebbe piaciuto lavorare per un anno o due a Roma, città che spesso critico ma amo”.

C’è una domanda che avresti voluto ti facessi e che non ti ho chiesto?

“No. Non sono Marzullo. Anche se abbiamo fatto gli esami di stato insieme. Un tema era su De Mita… ”

Marco, come e dove ti vedi fra cinque anni?

“Davanti al silenzio delle montagne e alla musica del mare. Dopo una camminata e una nuotata. Nell’acqua solo mi annullo in quel che mi circonda. Felice”.

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