Cinema

5 E’ IL NUMERO PERFETTO – DI IGORT

Visti per noi - la recensione dei film di Giuseppe Christian Gaeta

Il “Noir” fumettistico tradotto su schermo. Tratto da una fortunata Graphic Novel dello stesso autore (che per l’occasione si è messo alla macchina da presa), il grande Igort, è un po’ la risposta italiana allo statunitense “Sin city”. Come dicevo il comicdoom cartaceo tradotto su pellicola. A chi è piaciuto il dittico “Sin city”-“Sin city 2: una donna per cui uccidere” piacerà anche questo.
Per gli altri potrebbe essere molto ostico. Perché del fumetto, della Graphic Novel originaria, il film conserva tutto il ritmo narrativo, le esagerazioni dei personaggi, gli archetipi narrativi, e la costruzione delle varie scene. Dotato di un cast d’eccellenza con Toni Servillo in testa che gigioneggia alla grandissima (ma è il ruolo che lo richiede), coadiuvato da Buccirosso e Valeria Golino, oltre a vari caratteristi d’eccezione, potrebbe spiazzare più di uno spettatore che si aspetti una impostazione “classica”.
E invece il film è una “sfida narrativa”. Napoli 1972 : Giuseppe Lo Cicero (un Servillo da strepito che lavorasse Oltreoceano avrebbe già vinto vari oscar) è un vecchio sicario camorrista in pensione. Il figlio fa il suo stesso mestiere ma qualcosa va storto “in missione”.
Lo Cicero e il suo antico compare Totò O’ Macellaio (un Carlo Buccirosso sempre al limite fra il serioso e il faceto), affiancati dalla vecchia fiamma di Lo Cicero, Rita (la Golino in buona forma) scateneranno L’Apocalisse per avere vendetta. Il film presente una Napoli diversa da quella oleografica e solare che siamo abituati a vedere quasi sempre: oscura, piovosa, decadente, con la quasi totalità delle scene girate di notte.
Mette angoscia e inquietudine ( che “Noir” sarebbe, altrimenti?). E presenta tutti i colori del buio: nessuna redenzione, nessuna salvezza, è in alcun modo possibile (?). In una Napoli trasfigurata, coprotagonista assoluta di ogni scena madre, assistiamo a un “escalation” di violenza e sangue “Tarantiniana” in vista del catartico e rivelatorio finale. Che si rivela essere un colpo di teatro MAGISTRALE. Per amanti del genere e palati fini. 

 

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