Magnus Carlsen è ancora il campione mondiale di scacchi
Per la quinta volta consecutiva, dopo aver battuto il russo Ian Nepomniachtchi in un grande momento per la disciplina

(Dubai)-Il norvegese Magnus Carlsen ha vinto i Mondiali di scacchi, iniziati il 24 novembre a Dubai, difendendo per la quarta volta il suo titolo, in questa occasione contro il russo Ian Nepomniachtchi. Carlsen ha vinto i Mondiali – che si giocano al meglio delle 14 partite – con 4 vittorie, 7 pareggi e nessuna sconfitta. Lo ha fatto nonostante un formato da lui criticato, che in passato aveva portato a moltissimi pareggi e che anche in questi giorni ha fatto riemergere alcune questioni che riguardano la direzione che gli scacchi potrebbero prendere nei prossimi anni.
Insomma, i Mondiali sono finiti grazie al dominio di Carlsen, uno dei migliori di sempre nella disciplina, ma hanno aperto un dibattito tra addetti ai lavori che proseguirà probabilmente per un po’.
L’edizione appena terminata è stata più ricca delle precedenti ed è stata seguita da un gran numero di giornali e tv da tutto il mondo. Quest’anno i Mondiali sono stati inseriti nel programma dell’Expo di Dubai, sono stati presentati al teatro dell’Opera e prevedono un montepremi di due milioni di euro (60 per cento al vincitore e 40 per cento allo sconfitto). Le partite sono state giocate al Dubai Exhibition Center di fronte a un ristretto pubblico pagante e a un molto più ampio seguito di spettatori online.
Come largamente atteso da molti addetti ai lavori, le prime partite sono finite in parità. Per via del grande equilibrio e dell’ altissimo livello di gioco di Carlsen e Nepomniachtchi, ma anche perché ormai spesso è così che va ai Mondiali, le cui partite si giocano attraverso un formato che privilegia la (relativa) lentezza e il ragionamento, e in cui i due sfidanti hanno due ore a testa per fare le prime quaranta mosse, e poi ulteriore tempo dalla 41esima mossa in poi.
È una condizione che rende più difficili gli errori e porta spesso gli scacchisti a stare sulla difensiva, magari nell’attesa che a sbagliare qualcosa sia l’altro. Grazie ai computer, che fuori dagli incontri aiutano gli sfidanti a studiare possibili mosse e contromosse, gli scacchisti sono sempre più preparati sugli avversari e nella maggior parte dei casi prolungano le partite per molte ore e portandole quasi sempre a uno stallo senza vincitori.
Anche l’undicesima partita, conclusa alla 49esima mossa, è stata caratterizzata da un errore di Nepomniachtchi che, alla mossa 23, nell’attaccare la Torre avversaria ha perso un Cavallo. Carlsen, ottenuto il vantaggio, ha giocato con estrema precisione e grande tecnica, senza forzare nulla, portando a casa la vittoria senza lasciare scampo all’avversario.
Anche stavolta ha stupito molto in negativo la gestione del tempo da parte del russo che è stato molto rapido nel muovere i suoi pezzi, forse troppo, alzandosi spesso dalla scacchiera e non nascondendo smorfie, tic e un nervosismo diffuso. L’impressione generale è che Nepo, dopo la prima sconfitta, non credesse più nelle possibilità di rimonta, ridotte già al lumicino prima della partita di oggi, e abbia ceduto di schianto di fronte alla gelida freddezza del campione scandinavo. 
“Sono sollevato ovviamente”, ha detto Carlsen dopo la conclusione del match. “È difficile provare grande gioia dopo che la situazione si è ormai fatta ‘comoda’, ma sono contento perché è stata complessivamente un’ottima prestazione“.
Il pensiero del norvegese è tornato a quell’epica gara 6, il match più lungo della storia delle finali mondiali di scacchi, l’unica vittoria arrivata grazie a una superiorità effettiva e non derivante dagli errori altrui. “Sono molto orgoglioso del gioco durante il sesto match perché ha gettato le basi per tutto. Il punteggio finale è probabilmente un po’ più ampio di quanto avrebbe potuto essere, ma in verità pensavo che è così che sarebbero potute andare anche alcune delle altre partite se avessi ottenuto un vantaggio”.
Nepomniachtchi è apparso sconsolato davanti ai giornalisti perché sa di aver sprecato una grande occasione: “Il match del campionato del mondo ovviamente è composto da molti aspetti. Non è solo preparazione scacchistica, ma anche fisica e psicologica. C’è molta tensione, forse un po’ di più di quanto mi aspettassi. Ma la tensione non è un motivo per non vedere alcune cose semplici che non avrei mai trascurato in un gioco più veloce. Cosa posso dire? Dovrei scoprire cosa è successo, il perché e migliorare”.
Carlsen ha evitato di confrontare la sfida con Nepomniachtchi con le altre precedenti difese del titolo limitandosi a dire che “l’ultima è sempre la più dolce”. La domanda, dopo questa ennesima dimostrazione di forza, è soltanto una: chi sarà in grado di detronizzarlo? La risposta arriverà dal prossimo torneo dei candidati, l’unica strada che porta a Magnus Carlsen, il “re” degli scacchi.



