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Si, sono nella cinquina finale dei nastri d’argento 2020, ma mammà ha detto che se non vince Baglioni, è uno scandalo!

Intervista semiseria a Nero Nelson, pluripremiato autore partenopeo di canzoni per il Cinema, finalista ai Nastri D'argento 2020 per la "Migliore Colonna sonora ".

Faccio mea culpa confessando che non conoscevo Nero Nelson prima di questa intervista ed ora mi chiedo come abbia fatto a non accorgermi prima di un artista straordinario come lui!
Napoletano, classe 1976, Nelson è un musicista innanzitutto, scrive canzoni per il Cinema ed è persino un attore nel Cast del telefilm cult Un posto al sole.
Man mano che mi informavo su di lui, scoprivo la sua Musica e le pregevoli collaborazioni : Luca Sepe, il gruppo Corleone, Mario Merola, gli Audio 2, The Jackal fino ad arrivare all’incontro con i Manetti Bros con i quali ha prima partecipato al film Song’ e Napule scrivendo la canzone ‘A verità, con la quale ha vinto il suo primo David di Donatello nel 2014 come colonna sonora originale, e poi ancora nel 2018 dando vita a ben 15 canzoni nel film/ musical “Ammore e Malavita” con le quali ha bissato il David di Donatello. E poi ancora premiato col Soundtrack Stars Awards alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e persino due nastri d’argento.
E dulcis in fundo, attualmente Nero Nelson è nella cinquina finale dei Nastro D’argento 2020 con la colonna sonora del film “Il ladro di giorni” del regista Guido Lombardi.
Lo contatto per l’intervista e ci accordiamo per sentirci mentre è in viaggio, in auto, insieme ad alcuni dei suoi più cari amici d’infanzia ( che poi, alcuni di questi, non li conosce nessuno eh… tipo Guido Lombardi e Marcello Sannino, per dire).
È stata una telefonata esilarante e, a tratti, surreale, la nostra. Fatta di risate, vociare confuso, saluti tra me e Guido che avevo conosciuto e intervistato pochi mesi prima, tappe obbligatorie e, in tutto ciò, io in ‘viva voce’.
“Stiamo andando qualche giorno fuori, ad Ascea” mi racconta tra una domanda e una risposta.
” Dobbiamo scrivere il soggetto di un nuovo film basato su una storia vera e, pensa, il protagonista sarà con noi! È napoletano” mi spiega “e si chiama Dario Sammartino, è il campione mondiale di Poker”.
Ad un certo punto ascolto persino Nero parlare al padre di uno degli amici mentre spiega ai ragazzi quanto buono sia il vino che ha appena regalato loro per la vacanza/lavoro.
Ecco, nonostante tutto ciò, siamo riusciti a farla l’intervista ed io ho, piacevolmente, scoperto lo spessore umano e culturale di un artista sui generis.
Nelson non ha mai tentennato un attimo nel rispondermi e mi è arrivato di getto, assolutamente sincero, schietto.
Si, sono convinta mi abbia parlato in assenza di sovrastrutture: dettaglio raro, a mio avviso.


Nome?
Nero Nelson

Nero Nelson? Ma non eri napoletano tu? Non dovresti avere un nome tipicamente partenopeo? Che so, una cosa tipo “Ciro Esposito “, per dire.
Un nome a caso! (ride)
La verità è che il mio nome è Alessandro Nelson Garofalo ma quando ho iniziato a fare musica mi hanno consigliato di usare un nome che fosse più facilmente ricordabile. Ho tenuto Nelson e ho aggiunto “Nero” che in realtà è il soprannome che mi ha dato un mio amico, il quale asseriva somigliassi a un personaggio del film Strange Days : Lanny Nero.

Andiamo avanti Nero: Professione?
No perché sai, ho letto la tua biografia e non ho capito se sei particolarmente eclettico o solo confuso!

Entrambi! Io sono convinto che l’ecletticità sia figlio di una confusione di base.
Sai, all’inizio volevo fare il cantautore tipo Guccini, De Gregori che non sono nomi a caso: rappresentano la musica che ho ascoltato e cioè quella di “valore”, l’unica che mi interessa.
Non avevo pensato di arrivare poi a scrivere musica per il Cinema ma nulla si può prevedere, no? Perché poi è stato il Cinema a scegliere me.
Come non ho scelto di fare l’attore ad esempio. Un giorno ho ricevuto la chiamata di una responsabile della serie “Un Posto al Sole” e mi ha offerto una piccola parte come figurante speciale e ora sono un attore fisso del cast e questa è diventata una delle mie attività!
In effetti sembra un poco tutto confuso… (ride)

Ma è vero che hai cominciato a scrivere da ragazzino per corteggiare le tue coetanee a scuola? Che facevi, lanciavi loro bigliettini con su scritto “Ti vuoi mettere con me? SI o No?”?
Qualcosa del genere si!
E infatti le mie prime canzoni hanno tutte, come titolo, nomi di donne.
Scrivevo per attirare la loro attenzione ma mica funzionava eh, anzi.
Ricordo che, durante l’adolescenza, vivevo l’amore come un dramma, era tutto struggente. Tipo: mi piaceva una ragazza?
Ecco, sta’ sicura che quella se ne ‘se ne fujeva pe’ n’atu’ ( se ne scappava con un altro n.d.r.).
Una tragedia, insomma!

Ah si? E oggi? Ti struggi ancora per amore?
Eh no, oggi l’Amore mi fa stare bene e infatti scrivo solo canzoni belle e positive.
So che a scuola svolgevi temi straordinari ma andavi sempre fuori traccia.
Questa è la peculiarità del tuo essere artista o la scusa buona che ti sei inventato pure con le donne quando poi, come tutti gli uomini, non le ascoltavi e/o non ricordavi una cippa lippa di quello che ti chiedevano?

Con chi di quelle hai parlato? Dì la verità!( ride)
Ma no, andare fuori traccia era solo un modo per parlare di ciò di cui avevo urgenza. Sai, io non sono un mestierante : devo essere ispirato per scrivere altrimenti non riesco ad essere me stesso, “vero” e ad arrivare alle persone.

E ci sei arrivato alle persone tu, Nero. Nel 2014, infatti, hai vinto il tuo primo David di Donatello che rappresenta il nostro Oscar italiano.
Ti ricordi cosa hai provato in quel momento? Che hai fatto: hai urlato, riso, saltato?

E chi se lo scorda: stavo per cadere dalle scale dell’Auditorium tanta era l’emozione e l’eccitazione!
Sai cosa ricordo particolarmente di quel giorno?
Che fino a mezz’ora prima nessun “personaggio famoso” mi aveva dato retta o confidenza, come se non esistessi. Eccetto Carlo Verdone, al buffet prima della cerimonia, mi si era avvicinato e mi aveva dato consigli sull’alimentazione, pensa tu. Mi diceva di non mangiare niente per stare bene, praticamente! ( ride)
Ad ogni modo, tutti mi ignoravano, poi appena ho ritirato il premio mi volevano parlare. Sai come mi sono sentito?
Hai presente quei videogiochi dove un personaggio, all’improvviso si accende e diventa interattivo?
Ecco, così!
Prima invisibile e poi, d’un tratto, tutti si sono accorti di me!

E poi, nel 2018, tu vinci il tuo secondo David di Donatello nel pluripremiato “Ammore e Malavita” dei Manetti Bros!
Ecco Nelson io ho visto il video di quel momento e ho riso assai! Tu praticamente sei salito sul palco, hai intercettato il microfono, glissato Carlo Conti che ti guardava perplesso e hai iniziato a parlare al pubblico e non lo mollavi più, il microfono!
Ecco dimmi, colpa del nostro Taurasi o dell’ ottimo Frascati locale?

Sai che secondo me molti avranno pensato fossi ubriaco o “fatto” di qualcosa? ( ride)
E invece no. È che ero emozionato assai, per quel film avevo fatto un lavoraccio: scritto i testi di ben 15 canzoni. Ero intrattabile in quei giorni, sentivo addosso tutto il peso delle aspettative essendo tra i super favoriti. E quando hanno annunciato il mio nome, è stata una liberazione!
Sono salito sul palco, non ho visto nessuno, sono andato dritto al microfono e ho ringraziato tutti i collaboratori di quel progetto corale. Carlo Conti ha provato a bloccarmi ma io ero spedito oramai!

Azz, ti avrà odiato, suppongo. Carlo Conti è così preciso e meticoloso con le scalette…
In realtà no! Anzi, dopo la premiazione mi ha persino avvicinato e chiesto se fossi interessato a collaborare con lui al successivo Festival di Sanremo. Solo che poi non lo ha presentato più lui .

Ma tu quelle statuette là, dove le tieni? Tipo, tu ci parli o le guardi ogni tanto?
Me le guardo, dici? Lo sai che prima di uscire, stasera, me le sono baciate tutte e due: David e pure Donatello! E ho accarezzato anche i nastri, ecco! (ride)
No davvero, io ci tengo assai…

E allora ora quel proverbio che recita “Non c’è due senza tre” ci sta a pennello. Eh si, perché tu caro Nero Nelson sei nella cinquina finale dei Nastro D’ Argento 2020 con la colonna sonora del film Il ladro di giorni del tuo amico regista Guido Lombardi. Da uno a tre, quanto speri di vincere stavolta?
Eh no, stavolta no, non vincerò!
Sono in finale con dei mostri sacri come Baglioni, Diodato e altri… Essere stato considerato è già una grande soddisfazione per me. Comunque ha detto mammà che se non vince Baglioni è uno scandalo! E ho detto tutto.

E dimmi Nelson, tu un sogno nel cassetto ce l’hai ancora?
Si, sogno di salire, un giorno, su un palco con Guido Lombardi, mio carissimo amico e grande regista, per ritirare un premio importante. Insieme.

Dove si vede Nero Nelson tra cinque anni?
Eh… questa domanda mi mette in crisi perché il mio lavoro è tra i più incerti che esistano.
Certo mi piacerebbe vedere mio figlio felice, innanzitutto.
E poi si, mi vedo qui, come stasera, sereno e contento con i miei amici di sempre e con la testa piena di progetti!

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