Personaggi

Elena Di Cioccio alle Iene: “Sono sieropositiva, ho voglia di rinascere “

La conduttrice ed ex inviata de Le Iene racconta, per la prima volta pubblicamente, la sua sieropositività

Elena Di Cioccio svela: “Ho 48 anni e da 21 sono sieropositiva.Ho l’Hiv, sono una di quelli con l’alone viola….”. In un’intervista e con un toccante monologo a Le Iene, la conduttrice ed ex inviata del programma racconta, per la prima volta pubblicamente, il suo più grande segreto: la sua sieropositività. “Ho capito che dovevo rimettere insieme i pezzi. Adesso mi sento libera, ho fatto finalmente pace con quella parte di me”. Una rivelazione, che arriva ad una settimana dalla pubblicazione del suo libro autobiografico “Cattivo sangue”, in cui l’ex Iena parla, senza filtri, della sua malattia, ma anche del suo doloroso passato.

La diagnosi

Un monologo e un’intervista intensi e liberatori per Elena, che confessa come sia stato straziante vivere nascondendo un simile segreto per così tanti anni.

“Ero molto giovane (28 anni) quando questa diagnosi stravolse completamente la mia vita. Sono andata in mille pezzi”, racconta: “All’inizio ho avuto paura di morire, poi di poter fare del male al prossimo. E se contagi qualcuno?, mi dicevo, “Non me lo perdonerei mai”. Non è mai successo, non ho mai contagiato nessuno e non sono morta”.
Ma l’inizio è stato molto difficile: “Quando mi hanno detto che avevo contratto l’Hiv mi sono disintegrata in migliaia di pezzi. E’ come se tu avessi perso un colore… non sei più come quella di prima e non puoi tornare indietro. Per anni e anni ho negato tutto” e sottolinea: “Sono un po’ integralista e ho sempre avuto paura di tutto. Ho sempre usato il profilattico. Questa malattia non me la sono andata a cercare… mi è arrivata e basta”.

I farmaci

La Di Cioccio racconta poi come sia stato difficile convivere con una malattia così stigmatizzata come l’Hiv:  “Dentro il mio corpo c’è un virus che è l’Hiv e che un giorno potrebbe esplodere e diventare Aids”, dice senza usare mezzi termini e specificando: “Puoi vivere una vita come gli altri ma sarai sotto trattamento sempre. La malattia è cronicizzata e non posso permettermi di smettere di prendere i farmaci”.

Farmaci che, inizialmente avevano moltissime controindicazioni ed effetti collaterali non indifferenti, ma che col tempo e grazie alla ricerca sono diventati quasi innocui e le hanno permesso di vivere una vita normale fino a guarirla.

I pregiudizi A fare male sono stati però anche e soprattutto i tanti pregiudizi legati alla malattia, soprattutto alla sua trasmissibilità: “Ho vissuto la malattia come se fosse una colpa. Pensavo che tra me e l’altro, la persona peggiore fossi sempre io. Mi sentivo sporca, difettosa. Avevo timore di essere derisa, insultata, squalificata dal pregiudizio che ancora esiste nei confronti di noi sieropositivi. Così per difendermi, ho nascosto la malattia iniziando a vivere una doppia vita. Una sotto le luci della ribalta e un’altra distruttiva e depressa. In questi 21 anni, mentre le terapie mi consentivano via via di vivere una vita sempre più normale, ad uccidermi è stata una smisurata vergogna di me stessa.
Ma una vita a metà non è vita, e ho capito che ne sarei morta se non avessi fatto pace con quella parte di me.

Finalmente libera e… negativizzata “Io sono tante cose e sono anche la mia malattia”. E aggiunge per rassicurare tutti e smontare lo stigma ancora esistente: “Oggi sono fiera di me, non mi vergogno più, e l’Hiv che è molto diversa da come ve la immaginate.
Io non sono pericolosa, sono negativizzata e finché mi curo io non posso infettare nessuno. Potete toccarmi, abbracciarmi, baciarmi e tutto il resto.

Se volete continuare ad avere paura, io lo accetto, però girate lo sguardo verso il vostro vero nemico. L’ignoranza.”

I suoi drammi in un’autobiografia Per stare finalmente bene la conduttrice aveva bisogno di raccontare la verità e lo ha fatto non solo in tv bensì anche in un libro autobiografico, in uscita il 4 aprile, “Cattivo Sangue” (edito da Vallardi), in cui riavvolge il nastro della sua vita tormentata per fare i conti con tutti gli scheletri nell’armadio e di cui ha anticipato alcuni passaggi a Vanity Fair e Corriere della Sera.
Un’infanzia difficile la sua segnata da lutti, dipendenze e violenza: “La separazione, non facile, tra i miei (il leader della Pfm Franz di Cioccio e la manager Anita Ferrari, ndr) e i loro continui litigi non mi hanno certo aiutato. Sono cresciuta prima del dovuto, dei buchi sono rimasti”, racconta a Corriere.
Poi il suicidio della madre, nel 2016: “Aveva stratificato una quantità di dispiaceri davvero grande, non processandoli, appunto. Alla fine se la sono portata via”.
E ancora la morte per soffocamento di suo fratello, a tre anni, la droga e altre dipendenze . “A 15-16 anni ero difficile, a 18 incazzatissima, facevo uso di cocaina, avevo una proprietà di linguaggio che mi permetteva di intavolare discussioni, e non avevo paura di niente, fuori. Dentro, di tutto”, aggiunge a Vanity Fair.

Fino alle relazioni tossiche e sbagliate che hanno costellato la sua vita sentimentale e in cui veniva picchiata, come spiega sempre a Vanity: “C’è chi mi ha accolta e chi ha finto e poi è stato un carnefice. Ogni carnefice ha bisogno di una vittima e viceversa, io con la mia autostima sottozero ero una facile preda. (…) Ho toccato il fondo e ho pensato al suicidio… “.

Adesso, conclude: “Non fumo, non bevo, non sono neanche addicted dello yoga che pratico…”. Ma soprattutto è libera e ha fatto pace con se stessa.

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