MICHEL PICCOLI – UN RICORDO
Giuseppe Christian Gaeta ricorda per noi il grande attore francese

Una carriera straordinaria. Una filmografia sterminata. Una leggenda del cinema d’autore. Questo era Michel Piccoli. Nato nel Dicembre 1925 se ne va in punta di piedi, alle soglie dei 95 anni, dopo aver innervato con la sua recitazione raffinata, decine di film della vecchia scuola europea, e soprattutto, della Nouvelle Vague francese. Entrato nella “Settima Arte” giovanissimo, già a 20 anni, con la comparsata in “Silenziosa minaccia”del 1945, comincia da qui una cavalcata che lo porterà ad esser protagonista di alcune delle migliore pellicole d’Oltralpe del vecchio e del nuovo Millennio.

Dal “Disprezzo” di Jean Luc Godard, a “La guerra è finita” di Alain Resnais, da “La calda preda” di Roger Vadim a “Parigi brucia” di René Clément recita sempre da par suo e lascia sempre il segno. Il 1967 come anno di grazia protagonista sia nel “thriller guerreggiato” noto in Italia come “Il 13° uomo” di Costa-Gravas, all’indimenticato e indimenticabile “Belle de jour/Bella di giorno” di Luis Buñuel film-scandalo di tutti i tempi, più volte messo all’indice e censurato in ogni modo, dove interpreta magistralmente Henri Husson il più ambiguo e ipocrita dei personaggi del film, sempre in bilico fra perdono e giudizio della annoiata Deneuve, la casalinga/prostituta più famosa della storia del cinema. Tanto eclettico da passare senza batter ciglio dal “Diabolik” di Mario Bava del 1968 dove interpreta neientepopodimenoche l’ispettore Ginko nemesi del protagonista (e sinceramente Ginko/Piccoli fra scomparire dallo schermo John Philip Law/Diabolik…) al ben più impegnato “Dillinger è morto” di Marco Ferreri del 1969 dove è protagonista assoluto, come Glauco, l’annoiato designer industriale che dà vita a un apologo nichilista rimasto per sempre nella storia del cinema.

Seguiranno poi negli anni ’70 “ a nastro” ruoli importanti in pellicole come “L’amante “ di Claude Sautet, “l’udienza” e “la cagna ancora di Marco Ferreri, “Topaz” escursione nel thriller spionistico puro firmato Alfred Hitchcock e ancora “Dieci incredibili giorni” di Chabrol accanto a Orson Welles ed Anthony Perkins. Da premio pure la gigantesca interpretazione fornita in “La grande abbuffata” sempre di Ferreri in cui insieme a Tognazzi, Mastroianni e Noiret forma un poker d’assi poche volte ripetuto nella storia della settima arte e nel quale i 4 amici decidono, stanchi di una vita senza senso, di lasciarsi morire fra tremende “abbuffate”, appunto, di cibo e sesso. Anche questo capolavoro sarà lungamente (e ingiustamente) perseguitato dalla censura… . Più in là compare da par suo in “Todo modo” di Petri tristemente presago della futura e tragica sorte di Aldo Moro, e nel sottovalutato “Giallo napoletano” accanto a Mastroianni, Ornella Muti, Renato Pozzetto e Peppino De Filippo col ruolo del Grande direttore d’orchestra Victor Navarro, figura ambigua attorno alla quale gravitano una strana melodia mortifera, un nugolo di morti mysteriose e una Napoli “oscura” come poche volte si è vista al cinema. Successivamente con “Salto nel vuoto” di Bellocchio del 1980 si aggiudica la Palma di migliore attore a Cannes, poi corre da Louis Malle giusto in tempo per girare “Atlantic City, U.s.a.”accanto a Burt Lancaster e la giovanissima Susan Sarandon : sarà Leone d’Oro a Venezia per il miglior film.

Negli anni novanta continua a dispensare grande cinema con “L’angelo nero”di Brisseau o lavorare con leggende del calibro di Manoel de Oliveira (“Party” del 1996). La sua figura iconica non viene mai meno e il vecchio leone ruggisce ancora persino nel nuovo millennio con l’indimenticato e indimenticabile ruolo di Cardinale Melville, eligendo Papa riluttante in “Habemus Papam”di Nanni Moretti di che rinuncia al soglio di Pietro in un film anticipa di appena 1 anno e mezzo l’incredibile scelta di Papa Ratzinger Bendetto XIII del 2013. Si spegne quindi oggi a 95 anni una figura che ha segnato come pochi la scena mondiale del cinema presente e passata. Michel Piccoli, non sarai dimenticato!

Una carriera straordinaria. Una filmografia sterminata. Una leggenda del cinema d’autore. Questo era Michel Piccoli. Nato nel Dicembre 1925 se ne va in punta di piedi, alle soglie dei 95 anni, dopo aver innervato con la sua recitazione raffinata, decine di film della vecchia scuola europea, e soprattutto, della Nouvelle Vague francese. Entrato nella “Settima Arte” giovanissimo, già a 20 anni, con la comparsata in “Silenziosa minaccia”del 1945, comincia da qui una cavalcata che lo porterà ad esser protagonista di alcune delle migliore pellicole d’Oltralpe del vecchio e del nuovo Millennio. Dal “Disprezzo” di Jean Luc Godard, a “La guerra è finita” di Alain Resnais, da “La calda preda” di Roger Vadim a “Parigi brucia” di René Clément recita sempre da par suo e lascia sempre il segno. Il 1967 come anno di grazia protagonista sia nel “thriller guerreggiato” noto in Italia come “Il 13° uomo” di Costa-Gravas, all’indimenticato e indimenticabile “Belle de jour/Bella di giorno” di Luis Buñuel film-scandalo di tutti i tempi, più volte messo all’indice e censurato in ogni modo, dove interpreta magistralmente Henri Husson il più ambiguo e ipocrita dei personaggi del film, sempre in bilico fra perdono e giudizio della annoiata Deneuve, la casalinga/prostituta più famosa della storia del cinema.

Tanto eclettico da passare senza batter ciglio dal “Diabolik” di Mario Bava del 1968 dove interpreta neientepopodimenoche l’ispettore Ginko nemesi del protagonista (e sinceramente Ginko/Piccoli fra scomparire dallo schermo John Philip Law/Diabolik…) al ben più impegnato “Dillinger è morto” di Marco Ferreri del 1969 dove è protagonista assoluto, come Glauco, l’annoiato designer industriale che dà vita a un apologo nichilista rimasto per sempre nella storia del cinema. Seguiranno poi negli anni ’70 “ a nastro” ruoli importanti in pellicole come “L’amante “ di Claude Sautet, “l’udienza” e “la cagna ancora di Marco Ferreri, “Topaz” escursione nel thriller spionistico puro firmato Alfred Hitchcock e ancora “Dieci incredibili giorni” di Chabrol accanto a Orson Welles ed Anthony Perkins. Da premio pure la gigantesca interpretazione fornita in “La grande abbuffata” sempre di Ferreri in cui insieme a Tognazzi, Mastroianni e Noiret forma un poker d’assi poche volte ripetuto nella storia della settima arte e nel quale i 4 amici decidono, stanchi di una vita senza senso, di lasciarsi morire fra tremende “abbuffate”, appunto, di cibo e sesso.

Anche questo capolavoro sarà lungamente (e ingiustamente) perseguitato dalla censura… . Più in là compare da par suo in “Todo modo” di Petri tristemente presago della futura e tragica sorte di Aldo Moro, e nel sottovalutato “Giallo napoletano” accanto a Mastroianni, Ornella Muti, Renato Pozzetto e Peppino De Filippo col ruolo del Grande direttore d’orchestra Victor Navarro, figura ambigua attorno alla quale gravitano una strana melodia mortifera, un nugolo di morti mysteriose e una Napoli “oscura” come poche volte si è vista al cinema. Successivamente con “Salto nel vuoto” di Bellocchio del 1980 si aggiudica la Palma di migliore attore a Cannes, poi corre da Louis Malle giusto in tempo per girare “Atlantic City, U.s.a.”accanto a Burt Lancaster e la giovanissima Susan Sarandon : sarà Leone d’Oro a Venezia per il miglior film.

Negli anni novanta continua a dispensare grande cinema con “L’angelo nero”di Brisseau o lavorare con leggende del calibro di Manoel de Oliveira (“Party” del 1996). La sua figura iconica non viene mai meno e il vecchio leone ruggisce ancora persino nel nuovo millennio con l’indimenticato e indimenticabile ruolo di Cardinale Melville, eligendo Papa riluttante in “Habemus Papam”di Nanni Moretti di che rinuncia al soglio di Pietro in un film anticipa di appena 1 anno e mezzo l’incredibile scelta di Papa Ratzinger Bendetto XIII del 2013. Si spegne quindi oggi a 95 anni una figura che ha segnato come pochi la scena mondiale del cinema presente e passata. Michel Piccoli, non sarai dimenticato!



