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MORATTI 75

L'ex patron neroazzurro compie oggi 75 anni molti vissuti in prima linea nello storico club calcistico milanese

(Milano)- 75 anni fa, a Bosco Chiesanuova (in provincia di Verona), nasceva Massimo Moratti. Un compleanno che coincide con un’altra ricorrenza: quella del 18esimo Scudetto dell’Inter, vinto dai nerazzurri in quel di Siena, grazie al gol di Diego Milito, che da lì a poco avrebbe regalato ai suoi anche la Champions League. Insomma, oggi è un giorno speciale sia per l’ex presidente, che ha deciso di scrivere una lettera indirizzandola alla Beneamata, sottolineando il suo amore perdurante per e ricordando tanti episodi segnanti della sua gestione.

Esattamente 10 anni fa festeggiava il suo 65esimo compleanno vincendo lo scudetto, il secondo titolo – dopo la Coppa Italia – di quel Triplete che completerà con la vittoria della Champions, qualche giorno dopo. Anno magico, il 2010, per Massimo Moratti, che ha raccolto i suoi pensieri nerazzurri in una bella lettera dedicata all’Inter. Un lungo flusso di coscienza raccolto nella rubrica “Letters to Inter”, che periodicamente ospita sul sito del club i ricordi di grandi icone nerazzurre. “Non ho mai perso il sonno prima delle partite più importanti ma spesso l’Inter è stato l’ultimo mio pensiero prima di addormentarmi”, racconta. “Un pensiero dolce: tratteggiavo nella mente le possibili giocate dei nostri campioni”.

“Alle partite ho sempre cercato di esserci”, racconta. Meglio se allo stadio perché “non sei solo, in qualche modo puoi cercare di allentare la tensione”, mentre seguirle da casa “mi ha sempre costretto a sofferenze extra”. “Arrivavo persino a prendermela con il presidente, quando le cose non andavano bene, come un qualsiasi tifoso appassionato, pur sapendo benissimo che il presidente ero io”. Anche il presidente noto per la sua capacità di non perdere mai la pazienza, però, svela di essersi arrabbiato, qualche volta: “Penso che l’arrabbiatura più grossa sia stata quella dopo l’eliminazione per mano del Manchester United nella Champions League del 2009. Si è sempre pronti ad accettare che non si vinca, ma avevo capito che era il momento di fare un salto, uno scatto”.

Uno “scatto” che il popolo nerazzurro sentirà di aver fatto nel derby dell’agosto 2009, vinto travolgendo 4-0 il Milan con una grande prova di squadra, in cui Sneijder, appena approdato a Milano e subito mandato in campo da Mourinho, fu l’uomo in più: “Vidi una squadra forte, con una consapevolezza maggiore”.

E poi la mitica semifinale di Champions contro il Barcellona; al fischio finale, al Camp Nou, l’esultanza di Mourinho diventa storica. Ma tanti ricordano anche quella del presidente Moratti, uno slancio di gioia subito ricomposto con l’immediato saluto al “collega” rivale Laporta. Anche se pochi minuti prima…

“Ho sentito una fitta al cuore. Il tempo si è fermato. Ho visto l’arbitro fare un passo, girarsi e indicare la punizione. Solo in quel momento il tempo ha ricominciato a scorrere, i colori sono tornati. Alla mia destra Joan Laporta era scattato in piedi, esultante. Io, seduto. Gli ho afferrato il braccio sinistro: “Lo hanno annullato”, gli ho detto. Sì, il gol di Bojan era stato annullato”.La vittoria della Champions, poi, che significherà anche l’addio, tra le lacrime, a Mourinho, nella notte di Madrid. “Con Mourinho ci siamo incontrati due giorni dopo: l’ho invitato a cena a casa mia, a Milano”, svela Moratti. “Gli ho fatto trovare un discreto centrotavola: la Champions League, nella quale entrava alla perfezione un regalo straordinario, il mio nipotino nato da poco”.

Tanti i campioni citati da Moratti nella sua lettera: dall’eroe del Triplete, Milito (“Bravo, quel ragazzo…”) a Chivu (“Penso al suo infortunio terribile. Reagì alla grande e fu coraggioso a tornare in campo in poco tempo”), fino a Maicon, “il nostro attaccante aggiunto: quando l’abbiamo preso non pensavamo potesse diventare così forte”. “Un gruppo bello, unito, fatto di gente perbene”.

“Una gioia piena, completa”. Così, invece, Moratti descrive le sensazioni provate dopo il trionfo in Champions. Prima di chiudere con la sua definizione di “interismo”: “C’è una sola parola che può descrivere al meglio gli interisti: innamorati. Ne abbiamo tutte le qualità, i difetti e i pregi. Il nostro è un amore incondizionato per i colori nerazzurri. Sarà così per sempre”

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