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Nel mio romanzo “Guarda che mun tunait” racconto l’Amore ma anche la Vita che, spesso, non va come vorremmo!
Intervista a Antonio Caggiano, il noto giornalista Rai che ci confida la sua "prima volta", in veste di scrittore .

Antonio Caggiano, classe 1964, è giornalista, autore televisivo, inviato ed ora anche scrittore.
Un passato da responsabile Comunicazione, Promozione e Media Partnership di Rai Radio 2 e da responsabile Comunicazione di Raiuno. Oggi lavora a RaiNews24, dove firma la rubrica “Top Post” all’interno di “Sabato 24”. “Guarda che mun tunait” (ed. Albatros) è il suo primo romanzo nel quale egli fonde le sue origini irpine con Roma, sua terra adottiva, e che fa da cornice alla storia d’amore tra un ragazzo di Mirabella Eclano e una ragazza capitolina: Antonio e Lucilla.

Noi lo abbiamo incontrato proprio nella sua Irpinia e, tra un caffè e un dolcetto, abbiamo avuto una piacevole chiacchierata durante la quale abbiamo cercato di “trattenerlo” nel ruolo di intervistato almeno per una mezz’oretta…
ci saremo riuscite?

Antonio, tu hai iniziato il lavoro di giornalista nella tua Irpinia per poi arrivare alla grande famiglia Rai, nello specifico ora sei a Rai news 24.
Dunque è vera quella leggenda metropolitana che vuole gli irpini testardi e volitivi??
Assolutamente si!
Il fatto è che noi qui partiamo con molte idee e pochi mezzi quindi quando mi sono ritrovato in un posto dove le possibilità erano enormi non mi pareva vero.
Sai, quando sono arrivato a Roma, ero pieno di paure e ho pensato:” qua mi mangiano” e invece me li so’ magnati io, tutti! Perché, come tutte le persone della mia terra, sono testardo.
Io mi sento fiero e fortunato di essere nato e cresciuto a Mirabella.

Nel tuo percorso televisivo hai ricoperto l’incarico di Responsabile Comunicazione di Rai 1e poi hai collaborato a programmi importanti tipo I fatti vosti, Mi manda Rai 3, Telecamere.Qual è la trasmissione che ti ha stimolato di più tra tutte?
Il Festival di Sanremo.
Sono dieci anni che sono presente all’evento come Ufficio Stampa Rai e me lo godo ogni volta.
Sai, Sanremo è fuori da qualsiasi schema, il massimo della potenzialità Rai , una trasmissione che si organizza mesi prima della messa in onda. Pensa che il palco viene realizzato già da dopo Natale. Al prossimo ci stanno lavorando già ora, per dire.
Ti do solo alcuni riferimenti numerici: in sala stampa 1350 giornalisti accreditati , 150 fotografi, rappresentanti di almeno 10 televisioni estere, 64 conferenze stampa… una macchina pazzesca che annulla persino la concorrenza televisiva delle reti competitor!

E poi ad un certo punto, giusto per non farti mancare niente, hai scritto persino un libro che stai promuovendo in tutta Italia :” Guarda che mun tunait”, il titolo.
È un romanzo che parla d’amore, diciamolo. E quindi quale rappresentante migliore per scrivere la prefazione se non Federico Moccia? È stato questo il tuo criterio di scelta?
La verità è che Federico ha scelto me. In realtà ho scritto questo libro di getto, Federico è un mio amico e io ho voluto che lo leggesse per capire se la storia piacesse solo a me o aveva potenzialità per emozionare anche altri.
Federico lo ha letto e poi mi ha detto:”non solo mi piace, ti voglio scrivere la prefazione! “.

A proposito di Moccia, non è che la storia di Antonio e Lucilla, questi due studenti fuori sede, provenienti da ambienti sociali e culturali differenti… mi diventerà un film con Raul Bova protagonista??
Raul Bova è troppo in là con gli anni per interpretare il protagonista che ne ha 20!( ride)
Beh, ovvio che mi piacerebbe se si realizzasse un film e diretto da Moccia poi … ma magari!
Sai, io per deformazione professionale, probabilmente, scrivo per immagini e dunque il mio libro mi dà l’idea di una mega sceneggiatura.
Credo
si presterebbe molto per una riproduzione cinematografica.
E sono convinto anche che ci sono due attori perfetti per interpretare Lucilla e Antonio, bisogna solo trovarli.

“Guarda che mun tunait” è la frase che Antonio, il protagonista maschile, scrive goffamente a Lucilla, la quale non solo si diverte, ma ne resta addirittura conquistata. Dici che può davvero accadere nella vita reale una cosa del genere, un colpo di fulmine è possibile oppure è solo una licenza dell’autore …ergo tu?
Credo che possa accadere si, a prescindere dall’età dei protagonisti. A te non è mai capitato di fermarti a un semaforo, di incrociare uno sguardo, di guardare due occhi, restarne incantata e poi…
poi scatta il verde e si va? E probabilmente non ci si rivedrà mai più??

Ma scusa, non le stavo facendo io le domande qua, Antonio??
Dai tieni a bada il giornalista che è in te e dimmi: quanto c’è di Caggiano in questo romanzo?? A proposito, quanto sei romantico tu?
Ok, ritorno intervistato! (ride)
Dunque, solitamente chi scrive, parte da ciò che conosce e quindi si, il libro parte dalla mia conoscenza, dalla mia terra anche.Tuttavia il racconto, ad un certo punto, ha spiccato il volo da solo.
Scrivere mi ha preso la mano ed io stesso mi sono sorpreso di quanto e come la storia prendesse forma autonomamente.
Si, nel libro ci sono diversi riferimenti personali, persino i nomi dei genitori del protagonista sono quelli di mia madre e mio padre per dire, però poi il grosso è romanzato.
Se sono romantico? Non credo di esserlo, no…

Sai, io da piccola volevo fare l’attrice ma evidentemente non è andata così se il tuo amico Moccia non mi ha ancora chiamata per interpretare un’eroina di un suo film…
Antonio Caggiano, invece, cosa sognava di fare da grande?
La verità è che i miei genitori avevano deciso diventassi avvocato e quindi tutto il mio percorso di studi è stato proiettato verso questo (loro) sogno.
Però poi un giorno in tv guardo l’annuncio della nascita di una nuova emittente tv e vado a fare un colloquio, in gran segreto oltretutto.
Ed è così che ho cominciato a fare delle piccole interviste per strada, all’uscita dello stadio.
Ma soprattutto è stato così che ho capito cosa volevo fare davvero nella vita : il giornalista!

(Nella foro Laura Solimena con Antonio Caggiano)
E quindi, quando i tuoi genitori hanno saputo del cambio programmi, che è successo? Ti hanno diseredato?
Beh quasi!
Mia madre non mi ha parlato per tre anni e solo molto dopo ha capito quanto quel lavoro fosse importante per me e,soprattutto, quanto fossi bravo.
Il libro è dedicato ai miei genitori e ne sono felice perché ho perduto mia madre proprio mentre usciva il libro.
E lei ne è felice, ne sono certo.

(Nella Foto Rossella Biondi con Antonio Caggiano)
Non so se sai che ci sono dei momenti in cui lo spirito di Marzullo si impossessa di me e quindi, a nome suo, che oltretutto ti ha già intervistato… io ti chiedo: te la fai una domanda e ti dai pure una risposta?
Va bene!
Mi domando: Anto’, ma tu che vuoi fare da grande??
E mi rispondo: oggi voglio fare lo scrittore perché mi stanno piacendo assai tutte le emozioni che sto provando in questo momento della mia vita…

Si ringrazia per questa intervista la preziosa collaborazione di Rossella Biondi.



