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Amministrare con Passione

Intervista al giovane onorevole Paolo Tiramani

Paolo Tiramani nasce a Borgosesia, classe 1983; si Laurea in Economia dei Mercati Globali presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale A. Avogadro di Novara nel 2007. La sua carriera politica lo ha visto ricoprire molti incarichi importanti . Attualmente è sindaco di Borgosesia (dal 2107) in provincia di Vercelli . Inoltre ricopre il ruolo di Capogruppo della Lega nella Commissione di Vigilanza Rai . Abbiamo fatto due chiacchiere con questo giovane parlamentare per farci raccontare la sua attività politica-amministrativa e non solo.

Come nasce la tua vocazione per la politica e cosa ti spinge oggi, in un periodo storico in cui la gente è sempre più sfiduciata e disillusa, a credere così fortemente nella politica?
Mi sono iscritto molto giovane alla Lega, il partito in cui mi rivedevo e mi rivedo sempre. Ho coltivato una passione fin dai tempi della scuola e questo mi ha portato a ricoprire diversi ruoli: inizialmente quello di Consigliere Comunale della mia città, poi sono stato eletto in Provincia e in Regione fino ad arrivare in Parlamento. In un periodo storico dove la politica viene molto massacrata, il fatto di ricoprire attualmente anche il ruolo di Sindaco mi dà parecchie soddisfazioni, soprattutto a livello territoriale: riuscire ad ideare delle cose e trovarne concretezza in poco tempo dà fiducia alla popolazione e ci permette di sfatare il mito che la politica spesso è inutile.

Da giovane Sindaco di Borgosesia, sei stato eletto primo cittadino di Borgosesia all’età di 34 anni, hai dimostrato di essere al passo con i tempi anche dal punto di vista della comunicazione, delle iniziative originali e dell’utilizzo dei Social Network. Proprio in questi giorni abbiamo letto su tutti i giornali on line che hai invitato l’influencer Chiara Ferragni a scoprire la Valsesia.
Credo che per promuovere un territorio oggi bisogna cambiare un po’ la concettualità. In passato si puntava molto sul marketing pubblicitario, sui passaggi televisivi. Oggi se vuoi promuovere il territorio devi creare prima un caso, e così abbiamo fatto per il nostro territorio, la Valsesia. Tutti i 27 sindaci di questa valle hanno organizzato un concorso a premi in cui le persone, dopo aver risposto a 3 facili domande, partecipavano all’estrazione di 100 vacanze dal valore di 500 euro ciascuna. E’ stato un autentico successo, si sono iscritte oltre 15mila persone da tutto il mondo. Tra gli estratti abbiamo uno dalla Germania, uno dal Vietnam e da un po’ tutta l’Italia. Questa notizia, avendo anche come testimonial Vittorio Sgarbi, ha fatto sì che si riuscisse a far arrivare questo messaggio sui media nazionali. Di pari passo va l’iniziativa relativa a Chiara Ferragni. Ovviamente è una provocazione, poiché credo che Chiara Ferragni non verrà mai in Valsesia dopo il mio invito, ma il solo accostare il suo nome al nostro territorio ha fatto sì che su tutte le pagine dei quotidiani on line nazionali si parlasse della Valsesia. Per certe persone questo tipo di approccio può sembrare un po’ degradante, però se un influencer che ha 20 milioni di follower, con la sola sua presenza agli Uffizi di notte ti porta 10mila visitatori in più la settimana dopo, qualcosa dovrà pur dire!

Abbiamo vissuto mesi terribili a causa della pandemia e ne stiamo pagando le conseguenze dal punto di vista economico. Alla luce degli ultimi accordi politici internazionali forse possiamo dire che qualcosa sta cambiando. Tu come la vedi l’Italia nel futuro?
Sicuramente sono preoccupato, perché ci troviamo di fronte alla possibilità di avere molti fondi da far gestire ad un governo che in questi mesi si è distinto per le poche capacità. In un momento storico post-covid, dove bisognava puntare sulla ripresa socio-economica del Paese, ho visto misure incredibili. Vedi il bonus sul monopattino o il bonus vacanze strutturato su una defiscalizzazione dei 730 di ogni partecipante. E’ chiaro che non posso aver fiducia in questo governo. Tutti questi soldi che arriveranno dall’Europa non sono un’opportunità: primo perché vanno restituiti, poi perché vanno spesi bene… e sul fatto che questo governo li possa spendere bene io ho delle forti remore.

Paolo Tiramani è un giovane politico, Deputato della Lega alla Camera, Sindaco di Borgosesia ed è anche esperto di televisione, infatti ricopri il ruolo di Capogruppo della Lega nella Commissione di Vigilanza Rai. Un’azienda importante come la Rai, che ha sempre avuto un ruolo educativo, cosa ci riserba per il futuro? Cosa ci dobbiamo aspettare?
Io di televisione fino a 2 anni fa non ne capivo. Mi chiesero di far parte di questa Commissione soprattutto perché la Rai è la più grande azienda dello Stato e avendo io una formazione economica ero adatto all’obiettivo di contenere uno dei grossi problemi che mamma Rai produce: i disavanzi di costi che ogni anno vengono generati. Si hanno 13mila dipendenti, ma nonostante questo ci si rivolge spesso alle produzioni esterne non valorizzando a pieno quelle che sono le risorse interne. Non va bene che la Rai sia un’azienda dove la meritocrazia conta molto poco. Anche se si parla di pluralismo ed è un tabù dire che i partiti influenzano alcune scelte, sappiamo tutti che invece è proprio così. La Rai per chi come me viene dal mondo del lavoro privato è veramente una giungla da regolarizzare, sono da abbattere le correnti e le situazioni di questo tipo. Sul tema dei bilanci il disavanzo è pesante, se l’azienda non potesse reggersi sul canone televisivo probabilmente avrebbe già chiuso da un pezzo.

Ci possiamo aspettare dei cambiamenti positivi, delle novità?
Non sono fiducioso, perché questo asset governativo, parlo del cda della Rai e dell’amministratore delegato, aveva annunciato una rivoluzione, trasformare la Rai in una BBC, cambiare il grande rivolo di direzioni e poi, prendendo un po’ la palla al balzo del covid, la riforma è stata affossata. Non vedo prospettiva, non vedo grossa funzionalità, non vedo un progetto di ampio respiro.

“IMPAR CONDICIO” – Manifestazione della Rosa nel Pugno davanti la sede regionale della RAI – (Trieste 20/03/2006)
E tu come la trasformeresti questa azienda?
Credo che innanzitutto andrebbe rivista da un punto di vista sindacale la parte contrattualistica. So di dire cose sconvenienti, però non è possibile che in Rai quando una persona raggiunge una posizione apicale conservi a vita la posizione retributiva. Faccio un esempio: se uno fa il direttore di rete per un biennio e poi successivamente viene demansionato e impiegato a gestire qualcosa di minore è logico che continui comunque a prendere lo stipendio massimo? Che si porti a casa ogni anno 240mila euro lordi pur non facendo più il direttore? Questo è sicuramente antieconomico! Poi non riesco a capire il perché, nonostante le tantissime persone interne, si continui ad affidare moltissimo alle produzioni esterne. Ricevo sia da Napoli che da Torino diverse segnalazioni sul fatto che le produzioni interne non vengano valorizzate. Insomma, c’è tanto da lavorarci su…

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