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CONTE PRONTO A DIMETTERSI

Crisi di governo: domani Cdm, poi il premier Conte al Quirinale per dimettersi

(Roma)-Domani mattina alle 9 è stato convocato il Consiglio dei ministri. Alla riunione il presidente del consiglio Giuseppe Conte comunicherà le due dimissioni. La conferma arriva da diversi ministri mentre la giornata di oggi è servita almeno a scoprire le carte e a far sapere a tutti chi ha spinto il premier verso l’addio.

È convocato per domani mattina alle ore 9 il Consiglio dei Ministri nel corso del quale – si legge in una nota di Palazzo Chigi diramata in questi minuti, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, comunicherà ai ministri la volontà di recarsi al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni. A seguire, il Presidente Conte si recherà dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Come è stato spiegato, l’ipotesi che è stata delineata a Conte nei colloqui della giornata di ieri è stata quella di presentarsi al Quirinale da Sergio Mattarella per rassegnare le dimissioni prima del voto sulla relazione del ministro Alfonso Bonafede previsto per mercoledì o giovedì al Senato, perché in quella sede sarebbe stato palese che la fragile vittoria di martedì 19 gennaio non avrebbe retto perché non c’erano i numeri per tenerla in piedi: i pronostici più neri davano il governo in svantaggio per 151 a 162. Anche se non si trattava di un voto di fiducia, mercoledì o giovedì il governo avrebbe dovuto prendere atto di non avere più la maggioranza a Palazzo Madama. Per questo, secondo quanto hanno suggerito prima a Palazzo Chigi e poi sui giornali, era meglio che il premier si dimettesse prima del voto per ottenere un reincarico esplorativo e poter varare un nuovo governo. Dove avrebbe potuto rafforzare i suoi numeri con un nuovo patto con Italia Viva e l’innesto di alcuni senatori del centrodestra che rendano l’esecutivo meno ricattabile con Matteo Renzi non più in grado di fare l’ago della bilancia.

C’è un fronte ben delineato e fatto di tutte quelle componenti del governo o aspiranti tali che ha spinto Conte verso le dimissioni. Perché così sarebbe più facile la strada del Conte-Ter, è stato il loro argomento. E anche perché così si riaprirebbe la spartizione dei posti di governo e sottogoverno, si potrebbe aggiungere. L’unico partito che invece si è stretto attorno al premier è il MoVimento 5 Stelle: “Siamo la colonna portante di questa legislatura: come sempre ci assumeremo le nostre responsabilità, avendo come riferimento il bene dei cittadini, e ci faremo garanti dei passaggi delicati che attendono la nostra Repubblica”, fa sapere in una nota il reggente Vito Crimi. L’AdnKronos però racconta che a taccuini chiusi, all’interno del M5S, non vengono risparmiate critiche né a Conte né ai vertici grillini per la gestione di questa fase.

“Il premier in mano non ha niente – lo sfogo di un pentastellato di peso – è completamente ingessato. Tutto il mondo gli ha fatto capire che doveva muoversi. Questa è la diretta conseguenza del fatto che attorno a lui non c’è una maggioranza”. Secondo le voci  “l’esperienza del Conte bis è al capolinea”. Il quadro prospettato al premier dai suggeritori delle ultime ore è sempre lo stesso: dimettersi, aspettare i colloqui con le forze della maggioranza e attendere il reincarico da parte di Mattarella per varare il suo terzo governo di questa legislatura con la terza maggioranza cambiata. L’agenzia di stampa Dire spiega che nello scenario ipotizzato da Bettini, Conte incasserebbe con l’auspicata buona volontà di Italia viva, un voto favorevole del Senato.Senza i 18 senatori renziani (che si asterrebbero), al Senato i contrari a Bonafede sarebbero 145, meno dei 151 che voterebbero sicuramente a favore della relazione. Per il premier sarebbe fondamentale, visto che salirebbe al Colle senza essere andato sotto su un capitolo centrale come la giustizia. Ma Italia viva, ed anche molti nel Pd, considera poco sensato favorire un voto su una materia, come quella della giustizia, che poi sarebbe tra le prime ad essere oggetto di revisione in un futuro gabinetto. Il partito di Renzi deciderà mercoledì come comportarsi nel corso della riunione dei parlamentari.

La decisione del premier prima del voto sulla relazione Bonafede – Sono stati giorni di febbrili trattative gli ultimi passati da Giuseppe Conte e dalla maggioranza che sostiene il governo Conte bis. Dopo la  maggioranza assoluta incassata alla Camera, , era stato il  voto al Senato, a cui erano mancato i 17 voti di Italia Viva, a far capire che il sentiero del governo si era fatto troppo stretto. I 156 sì di Palazzo Madama non sarebbero bastati giovedì, quando Guardasigilli, Alfonso Bonafede, era atteso in Senato per la consueta relazione di inizio anno sulla Giustizia. Senza i voti di IV (che sarebbe presumibilmente passata dall’astensione al voto contrario) e senza quello dei centristi, oltre ad esempio a quello di Sandra Lonardo o, probabilmente, di Monti e Casini, il governo sarebbe andato sotto (il Centrodestra infatti avrebbe votato compatto contro Bonafede così come i centri dell’Udc). Ecco, quindi, che la strada di Giuseppe Conte ha imboccato l’unica via percorribile: quella delle dimissioni. M5s e Pd, almeno fino a questo momento, hanno manifestato l’intenzione di stringersi intorno al premier, considerato isostituibile. E’ quindi probabile che Mattarella dia un nuovo incarico a Conte. Con quali prospettivi? Si allargherà la maggioranza tanto da ottenere la fiducia di entrambe le Camere con l’obiettivo di portare a termine la legislatura? Lo deciderà il Capo dello Stato.

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