Politica

Il Pd cerca un nuovo segretario, cresce il pressing su Enrico Letta

Secondo alcune fonti, l'ex premier avrebbe posto due condizioni: unità e durata del mandato

(Roma)- Nel Pd cresce il pressing su Enrico Letta come nuovo segretario. Il suo nome piace alla maggioranza dem. La minoranza, quella degli ex renziani, non è entusiasta ma, visti i numeri in assemblea, non sembra intenzionata ad andare alla guerra, anche se frena ribadendo la richiesta di un congresso. Letta: “Avrò bisogno di 48 ore per riflettere bene. E poi decidere”.

 

A suggerire ai dem un’urgenza di decidere sulla guida ci sono anche i sondaggi. Secondo quello dell’istituto Swg in una settimana il Pd è diventato il quarto partito, scendendo al 16,6% e, soprattutto, subendo il sorpasso di Fratelli d’Italia (16,8%). Nei prossimi giorni una soluzione va trovata, anche perché il gruppo di lavoro dem incaricato di organizzare l’assemblea non solo conferma che ci sarà, ma la restringe a un solo giorno, domenica,  rispetto ai due previsti in un primo momento. Si svolgerà “da remoto” e servirà “all’elezione del segretario nazionale del Pd” comunica la presidente del Pd, Valentina Cuppi.

Su Letta convergono i dem vicini a Zingaretti e al ministro Dario Franceschini, così come non ci sarebbe il veto dall’aera guidata dal vicesegretario Andrea Orlando. Fra gli ex renziani di Base riformista c’è meno entusiasmo. «Prima di parlare di nomi – spiega il deputato Andrea Romano, portavoce della corrente – auspico che il segretario sia una figura nella quale tutto il Pd si possa riconoscere, in una fase così complessa non si può giocare con divisioni o forzature. In ogni caso, non si può rinunciare a una discussione di tipo congressuale. Le due cose vanno insieme».
Anche nell’area Orfini il ragionamento non è troppo diverso: «Serve un segretario unitario in cui tutti possano riconoscersi, in vista di un congresso vero sulla linea politica da fare appena la pandemia lo consentirà», chiarisce Francesco Verducci.
E qua sta l’inghippo. Perché chiedere che l’assemblea avvii la fase congressuale significa pensare più che altro a un reggente, per aprire la strada a un congresso da convocare nel 2022. Va da sé, invece – spiegano fonti di maggioranza  – che un mandato a Letta non potrebbe essere “a scadenza”, che un suo impegno sarebbe a tutti gli effetti da segretario, e quindi fino al congresso già in programma nel 2023.
Oltre che dalla scelta della guida, la giornata del Pd è scandita da due polemiche. La prima con Rocco Casalino, che in una trasmissione parla di «alcuni cancri nel Pd da estirpare».
Parte una raffica di proteste. «Direi che possiamo considerare questa garbata esternazione la chiusura di una stagione piuttosto infelice», commenta Matteo Orfini riferendosi all’alleanza Pd-M5s. Qualche ora dopo, l’ex portavoce di Giuseppe Conte si scusa: «La mia frase è stata oggettivamente infelice».

Le “condizioni” di Letta “Sono grato per la quantità di messaggi di incoraggiamento che sto ricevendo – ha fatto sapere Letta -. Ho il Pd nel cuore e queste sollecitazioni toccano le corde più profonde. Ma questa inattesa accelerazione mi prende davvero alla sprovvista; avrò’ bisogno di 48 ore per riflettere bene. E poi decidere”.

 

Ambienti vicini all’ex premier sottolineano come un suo impegno presupporrebbe, se non delle vere e proprie condizioni, almeno un’assunzione di responsabilità collettiva. Secondo chi segue le trattative, Letta avrebbe chiesto unità e rassicurazioni anche sulla durata del suo mandato. “A Parigi ha la sua vita, un lavoro vero, un capo – sottolinea chi gli sta vicino -. E poi ha un profilo internazionale, continua il suo impegno politico attraverso la scuola di politiche”. La sintesi  che si fa in Parlamento è meno romantica ma efficace: “Non mollerebbe tutto per qualche mese, accetterebbe solo se ci fosse l’impegno di tutti a non bombardare il quartier generale fino al 2023, la scadenza naturale del mandato”.

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