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ESTERNO NOTTE

Presentata in concorso al Festival di Cannes, la serie scritta e diretta da Marco Bellocchio arriva al cinema in due parti, il 18 maggio e il 9 giugno, prima di approdare in tv in autunno

(Cannes)-Esterno Notte, la serie tv di Marco Bellocchio (Il traditore) sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro nel 1978, dopo l’anteprima al Festival di Cannes nella sezione “Premiere”, arriverà in formato lungometraggio nelle sale in due parti: la prima al cinema dal 18 maggio e la seconda dal 9 giugno, mentre in autunno Rai 1 la manderà in onda nell’originale formato miniserie tv in tre episodi.

Non sorprende che Thierry Frémaux abbia scelto di presentare a Cannes quest’opera. Quello che Marco Bellocchio ha realizzato è un vero capolavoro. Il racconto di un momento cruciale della storia del nostro paese e non solo, di una generazione, di una famiglia, di un uomo. Un grande film avvincente e tremendamente attuale. – Andrea Occhipinti

Arriva in cartellone l’ultimo lavoro di Marco Bellocchio, ‘Esterno Notte’, che ha appena ricevuto una standing ovation al Festival di Cannes. L’azione si svolge nel 1978. L’Italia è dilaniata: da una parte le Brigate Rosse, la principale delle organizzazioni armate di estrema sinistra, e dall’altra lo Stato. Violenza di piazza, rapimenti, gambizzazioni, scontri a fuoco, attentati. Sta per insediarsi, per la prima volta in un paese occidentale un governo sostenuto dal Partito Comunista, in un’epocale alleanza con lo storico baluardo conservatore della nazione, la Democrazia Cristiana. Aldo Moro (Fabrizio Gifuni), il presidente della Dc, è il principale fautore di questo accordo, che segna un passo decisivo nel reciproco riconoscimento tra i due partiti più importanti d’Italia.

Proprio nel giorno dell’insediamento del governo, che con la sua abilità politica è riuscito a costruire, il 16 marzo 1978, sulla strada che lo porta in Parlamento, Aldo Moro viene rapito con un agguato che ne annienta l’intera scorta. È un attacco diretto al cuore dello Stato. La sua prigionia durerà 55 giorni, scanditi dalle sue lettere e dai comunicati dei brigatisti: giorni di speranza, paura, trattative, fallimenti, buone intenzioni e cattive azioni; 55 giorni al termine dei quali il cadavere di Moro verrà abbandonato in un’automobile nel pieno centro di Roma, esattamente a metà strada tra la sede della Dc e quella del Pci.

Quella che arriva è la pietà di e per un uomo sacrificato e sempre presente a sé stesso, l’unico che pacificamente stava compiendo l’impossibile: avvicinare al governo Andreotti il PC di Berlinguer. Cossiga ha il volto e l’espressione compassata ma scossa nel profondo di Fausto Russo Alesi, già presente in altri lavori di Bellocchio.

Cossiga ascolta le vite degli altri italiani nella fitta operazione di intercettazioni telefoniche a caccia di covo e brigadisti. Incarna uno dei sussulti drammatici di uno Stato non pronto, impaurito e insicuro sulla sua continuità costituzionale garantita allora dalla Democrazia Cristiana. Il senso di colpa del futuro Presidente della Repubblica si rifletterà in quello di Papa Paolo VI nella seconda parte, un Toni Servillo che con beata inquietudine mescola spiritualità di fede e amicizia verso la famiglia Moro insieme alla materialità del riscatto e alla carnalità dell’autopunizione.

 

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