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Piccolo e Scala di Milano, omaggio il Maestro Strehler

Le due prestigiose istituzioni culturali lo ricordano con la mostra "Strehler e i palcoscenici milanesi"

(Milano)-Il Maestro e la Città. Ovvero, Milano. Che forse non sarà magica come certi romanzi della letteratura russa. Ma evidentemente è stata in grado di offrire il contesto ideale dove lavorare, crescere, sperimentare. Come dimostra il mezzo secolo (o quasi) di relazione intensissima fra queste strade e Giorgio Strehler, iniziata nel 1947 con la fondazione del Piccolo Teatro e la prima delle 35 regie operistiche firmate per La Scala. E sono proprio le due istituzioni ad omaggiarlo insieme con la mostra “Strehler e i palcoscenici milanesi”, che torna ad alimentare le iniziative legate al centenario dalla nascita del regista.

Oggi l’inaugurazione. Di questo percorso espositivo articolato in diverse sezioni. Al Teatro alla Scala “Strehler, il gesto, lo spazio”, iniziativa in presenza accolta nelle sale del Museo e nel Ridotto dei Palchi, a cura di Vittoria Crespi Morbio; a cui si aggiunge la mostra virtuale
“Strehler e il soffio del vero poetico”, curata da Franco Pulcini. Al Piccolo invece “Amo il teatro perché amo la vita”, negli spazi dello Strehler, del Grassi e dello Studio Melato. “La mostra si alimenta di una dialettica – spiega il direttore del Piccolo Claudio Longhi –: fra ciò che scompare e ciò che resta, l’effimero dello spettacolo e la parte che si sedimenta nella memoria dello spettatore. Un confronto che per quanto ci riguarda, coinvolge gli stessi spazi come testimoni di un passaggio, attraverso un allestimento in divenire”.

Si aprono dunque gli archivi al Piccolo. E anche i bauli. Con gli storici allestimenti proposti a morsi, lasciando allo spettatore la libertà di intrecciarne i fili. Alla Scala la riflessione si lega invece al lavoro scenografico e ai cantanti. Lungo un percorso di bozzetti, fotografie, ricostruzioni sceniche, costumi. “Nello stesso anno 1947 Strehler fonda il Piccolo con Paolo Grassi e debutta alla Scala – ricorda il Sovrintendente Dominique Meyer –. Il radicamento nella vita artistica e civile della città, la continuità del fare teatrale tra opera e prosa, la spinta verso una prospettiva culturale europea sono parte dell’eredità di Strehler quanto il suo specifico contributo allo sviluppo della concezione della regia. Per questo non è solo importante ricordarne lo straordinario percorso artistico, ma è importante farlo insieme. Con la consapevolezza di quanto Strehler ci abbia fatto crescere, insegnandoci ad amare la bellezza e la precisione”.

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