Teatro

COPPI PEDALA IN TEATRO AL Castello Visconteo di Pavia

Uno spettacolo interamente dedicato a Fausto Coppi  Il 30 Giugno, a Pavia, al castello visconteo, grande spettacolo su Fausto Coppi.

(Pavia)- Uno spettacolo interamente dedicato a Fausto Coppi  Il 30 Giugno, a Pavia, al castello visconteo, grande spettacolo su Fausto Coppi. Una cornice ideale per un risotto alla piemontese e immergersi nella storia. . Si tratta di una iniziativa fortemente voluta dall’assessore regionale alla cultura Stefano Bruno Galli ed è stata realizzata in collaborazione con il circuito lirico lombardo Opera Lombardia e la Fondazione I Pomeriggi Musicali. Rientra nel ciclo degli spettacoli In Lombardia i teatri non si fermano. E pedalano, aggiungiamo noi.

In scena lui, Fausto Coppi (Nino Formicola), che ricorda e ancora soffre e gioisce, e la Dama Bianca (Sabina Maria Negri), figura silenziosa che a un certo punto si trasforma nel pubblico ministero. Scorrono dunque, nella mente e nella memoria del campionissimo, i giorni della gloria e quelli dell’infamia, i volti degli avversari e dei famigliari, i moti di passione e gli abissi dell’abbattimento, i momenti e i personaggi che hanno segnato la sua esistenza e anche la storia italiana. Fra ansie, tormenti, rimorsi, orgoglio, nostalgia, Coppi ripercorre la sua vita con e per gli spettatori: è un’anima che si svela, è un destino che si compie fino all’ultima tragedia.

Su tutto, la consapevolezza che la fama è un peso difficile da sopportare, un segno divino che, assieme alla benedizione, porta con sé la pena. A ricreare l’atmosfera di quegli anni contribuisce anche la musica, arrangiata ed eseguita da Simone Spreafico e Luca Garlaschelli, con il supporto della splendida voce della cantante Patrizia Rossi, potentemente evocativa, suscitando commozione e allegria e completando il ritratto di un uomo – e di un’epoca – indimenticabili. Regia di Lorenzo Loris.  Scenografia e installazioni a cura di Marco Lodola.

Note autorali. Fausto Coppi non è stato solo un grandissimo campione dello sport. È stato anche un’icona popolare dell’Italia del dopoguerra, il simbolo di un Paese desideroso di lasciarsi alle spalle sofferenze spaventose e teso spasmodicamente verso la rinascita, il benessere, la vita. Le origini contadine, i primi chilometri in bicicletta come garzone di un salumiere di Novi, le vittorie e le sconfitte, i trionfi con gli avversari staccati di decine di minuti e gli incidenti rovinosi, la rivalità con Bartali (così diverso, anche caratterialmente, da lui) apparvero e appaiono ancora oggi come i canti di un poema epico, con Fostò (così lo chiamavano i francesi, ammirati e irritati dalle sue vittorie ai Tour del 1949 e del 1952) nei panni dell’eroe sublime, talvolta sfortunato ma sempre valoroso. Forse è lo sportivo italiano più amato, più idolatrato di sempre: la sua immagine mentre, scavato in volto, magro come un uccello, spinge sui pedali lungo le strade dissestate e impervie del ciclismo d’antan ha qualcosa di classico, è la rappresentazione di un mito del Novecento.

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