Addio a Franco Baresi, con l’Italia e il Milan sul tetto del mondo
È morto Franco Baresi, leggenda del calcio italiano: aveva 66 anni

(Milano)- Il calcio italiano si stringe attorno alla famiglia di Franco Baresi e al Milan per la scomparsa dello storico capitano rossonero. Dai messaggi dei principali club di Serie A agli omaggi degli ex compagni e degli avversari di sempre, il ricordo è unanime: quello di un campione che ha saputo conquistare il rispetto di tutto il mondo del calcio, oltre ogni rivalità. Il mondo del calcio piange la scomparsa di Franco Baresi, storica bandiera del Milan e della nazionale azzurra. Classe 1960, è stato a lungo tra i protagonisti degli anni d’oro che hanno visto i rossoneri conquistare lo scudetto per ben sei volte, laureandosi campioni d’Europa in tre occasioni.Una carriera segnata da successi senza tempo, ma anche dalle sfide storiche nei derby di Milano che l’hanno visto misurarsi contro il fratello Giuseppe, fino alla leggendaria finale disputata contro il Brasile nei Mondiali di Messico 1994, con un menisco malconcio dopo l’infortunio rimediato durante la seconda partita della fase ai gironi, contro la Norvegia.

Franco Baresi, 66 anni, indimenticabile capitano del Milan, considerato uno dei migliori difensori della storia del calcio, è morto nella notte all’Humanitas di Rozzano, alle porte di Milano, dopo un nuovo peggioramento. Quasi un anno fa, Baresi era stato operato per la rimozione di nodulo polmonare. Sembrava si fosse ripreso, tanto che lo scorso febbraio, insieme a Beppe Bergomi, rivale di mille derby, aveva portato a San Siro la torcia Olimpica dei Giochi invernali di Milano-Cortina. Smagrito, con quel sorriso un po’ malinconico che lo ha sempre caratterizzato, aveva commosso tutti. Si vedeva che soffriva, che teneva duro, come aveva sempre fatto nella sua vita, fin da quando, adolescente, era rimasto orfano di entrambi i genitori.
Arriva prestissimo, a 17 anni, in un Verona-Milan del 23 aprile 1978. È il Milan del direttore tecnico Nereo Rocco, dell’allenatore Nils Liedholm e del capitano Gianni Rivera. Tutti stravedono per lui nonostante sia il Piscinin, soprannome ispirato dal massaggiatore Paolo Mariconti per via dell’esile statura. Eppure, da Piscinin, è già il libero titolare nella stagione successiva, quella dello scudetto della stella, il decimo.Baresi è precoce anche in azzurro. A 20 anni viene convocato da Bearzot per l’Europeo casalingo del 1980. Resta nel giro della Nazionale e partecipa alla spedizione trionfale del Mondiale 1982 in Spagna. Senza giocare un minuto: nel suo ruolo c’è un certo Gaetano Scirea. L’esordio avviene soltanto nel dicembre successivo al Mundial contro la Romania. Baresi resta sempre uno dei migliori calciatori italiani, pur scendendo in B col Milan. Abbandonato, mai. 
n un’intervista al Corriere della Sera nel 2020, Baresi menzionò le cinque persone più importanti per la sua carriera: Rocco, Rivera, Liedholm, Berlusconi e Sacchi. Se le prime tre lo avevano lanciato nel mondo del calcio, le ultime due lo aiutano a evolvere in uno dei migliori di sempre. Berlusconi diventa proprietario e presidente del Milan nel 1986. Arriva all’Arena Civica in elicottero, dal quale Baresi è il primo a scendere. Nel 1987 sceglie Sacchi per la panchina: inizia la storia del Grande Milan.
Il Milan di Berlusconi e Sacchi, degli olandesi e di capitan Baresi diventa campione d’Italia nel 1988 al termine di un bellissimo duello contro il Napoli di Maradona. Nella stagione successiva, a 20 anni dall’ultima, viene alzata al cielo la Coppa dei Campioni nella finale dominata 4-0 sulla Steaua Bucarest. Passano pochi mesi e arrivano le due Supercoppe contro Sampdoria e Barcellona. Chiude il cerchio l’Intercontinentale con il trionfo sull’Atletico National. Il ciclo è appena all’inizio.
Il Milan sacchiano non è soltanto un club vincente, ma una squadra tatticamente rivoluzionaria. Basata su una proposta di gioco offensiva e brillante, alimentata dal pressing e da una difesa coraggiosa, molto più alta in campo e con 4 uomini in linea senza più il classico libero. Baresi diventa ‘Kaiser Franz’, in onore del fortissimo Beckenbauer. Incarna il cambiamento culturale, il leader che detta i movimenti del fuorigioco, che esce in anticipo e fa ripartire l’azione. Anche contro i più forti. 
Nel 1989, anno dell’affermazione europea e mondiale del Milan, Baresi sfiora la conquista del Pallone d’Oro. Lo precede soltanto il compagno di squadra Marco Van Basten per 39 voti. Nel 1990 fa il bis di Champions e Intercontinentale, vince persino la classifica marcatori della Coppa Italia con 4 reti, tutte su rigore. Molti anni dopo (correva il 1997), quel Pallone d’Oro glielo consegnò proprio Silvio Berlusconi, come a dire ‘nessuno lo avrebbe meritato più di te, Franco’.
Nel 1991 il timone di Sacchi viene ereditato da Capello. Il Milan continua a vincere e impone un dominio incontrastato in Italia: tre campionati di fila dal 1992 al 1994 e un quarto nel 1996. Viene accentuata la qualità difensiva della squadra, comprovata da una striscia-record clamorosa: 58 incontri consecutivi in campionato senza perdere, dal 26 maggio 1991 al 14 marzo 1993. Con il titolo del 1994 vinto subendo appena 15 gol!
Tassotti-Costacurta-Baresi-Maldini, filastrocca ripetuta per anni da generazioni di milanisti, insegnata a quelle successive e ancora oggi custodita tra i ricordi più belli. Dal terzino destro al terzino sinistro, quattro giocatori che per un’era calcistica hanno fatto sentire al sicuro i propri tifosi. Una sinfonia in campo, quattro ottime individualità che sapevano formare un blocco unico e armonioso, uno dei segreti di quel Milan. Era il ministero della difesa.
Il Milan rivince la Champions con Capello nella finale di Atene passata alla storia per il 4-0 al Barcellona di Cruyff. Un risultato clamoroso, anche perché ottenuto senza lo squalificato Baresi. Che sogna l’accoppiata al Mondiale con la fascia al braccio e il mentore Sacchi come ct. Peccato che la rottura del menisco nella seconda partita del girone contro la Norvegia sembri porre fine all’avventura americana, sua e dell’Italia…
Invece la Nazionale arriva in finale e recupera il suo capitano, pronto a scendere in campo dopo un’operazione e un recupero di appena 25 giorni. Baresi gioca una partita fantastica contro il Brasile di Romario, ma calcia alto uno dei rigori finali. La sua disperazione, a terra in ginocchio con le mani in volto, passa in secondo piano solo rispetto allo sguardo nel vuoto di Roberto Baggio. Il destino beffardo vuole che Baresi chiuda la carriera in azzurro con un solo gol, segnato proprio su rigore all’Urss .
Dopo Pasadena, gioca solo un’altra partita con l’Italia nel settembre successivo. La sua carriera prosegue invece per altre tre stagioni. Raggiunge e supera le 700 presenze col Milan, annunciando il ritiro al termine della stagione 1996/1997. La società decide di ritirare subito il suo storico numero 6: nessun giocatore rossonero lo ha più indossato e mai lo farà



