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FENICIA ROCCO: IL TALENTO DI RECITARE

La nostra intervista esclusiva con la talentuosa attrice Fenicia Rocco

Fenicia Rocco, divisa tra il mondo del cinema e limpegno per le disabilità e i progetti di inclusione sociale, entra nella sfera di uno dei grandi maestri del cinema italiano: Pupi Avati. Nella nuova produzione, Fenicia interpreta un ruolo di rilievo come Elena, la figlia maggiore, dopo la prematura scomparsa del fratello Giulio. Attrice e autrice di talento, nonché fondatrice della compagnia teatrale Australe, Fenicia si distingue per la sua innata spontaneità e vivace energia. In unintervista esclusiva per Twikie, condivide il suo percorso professionale, offrendo numerosi dettagli che arricchiscono la comprensione di una figura chiave nel panorama artistico cinematografico e teatrale italiano.  

 

 

Tre cose nella vita a cui non puoi assolutamente rinunciare ?

 

” Se penso alle tre cose a cui non potrei rinunciare nella vita al primo posto ci sarebbe sicuramente : La ricerca del grande amore perché credo che, al di là di tutto quello che possiamo costruire professionalmente e delle esperienze che possiamo vivere, condividere la propria vita con una persona con cui ci siano complicità, e voglia di crescere insieme sia qualcosa di davvero speciale. Poi ci sono gli animali. Ho sempre avuto un rapporto molto forte con gli animali e credo che stare a contatto con loro ci ricordi una parte più vera e semplice della vita. Gli animali hanno una capacità straordinaria di trasmettere affetto senza bisogno di parole e, allo stesso tempo, ci insegnano molto sulla fiducia, sulla lealtà e sulla capacità di vivere il momento.  E poi c’è la curiosità. Sono curiosa delle persone, delle culture, dei luoghi e delle esperienze. Non mi piace l’idea di pensare di avere già visto tutto. Ed è proprio questa curiosità che spesso si traduce in viaggi: partire, scoprire un luogo che non conosco, entrare in contatto con una cultura diversa, assaggiare qualcosa di nuovo, parlare con persone che hanno storie completamente diverse dalla mia.In fondo, credo che queste cose raccontino abbastanza bene il modo in cui voglio vivere: Per me, la vita deve avere sia delle radici, sia la voglia di partire”.

Come nasce il percorso attoriale ?

“Da bambina ho vissuto tanta sofferenza sono stata vittima di bullismo, e per molto tempo ho avuto paura del giudizio degli altri. Il teatro ha capovolto questa visone e  mi ha dato uno spazio in cui poter essere libera di esprimermi e, poco alla volta, affrontare quelle paure. Interpretare un personaggio mi ha permesso di scoprire parti di me che tenevo nascoste e di trovare una voce che forse, nella vita di tutti i giorni, facevo fatica ad ascoltare. In questo senso la recitazione per me non è stata soltanto una passione o una scelta professionale: è stata anche un modo per uscire dal guscio e superare dei traumi trasformando qualcosa che mi aveva fatto soffrire in una forma di libertà”.

Quali emozioni provi quando sei in scena o davanti alla macchina da presa ?

“Quando sono davanti alla macchina da presa cerco soprattutto di raggiungere la massima concentrazione. L’emozione e l’entusiasmo sono fortissimi, ma li vivo soprattutto prima di iniziare, nel momento dell’attesa, quando sento crescere l’adrenalina e la voglia di entrare nella scena .Quando, invece, la scena comincia, cerco di essere completamente centrata su quello che sto interpretando. Per me è fondamentale non lasciarmi trascinare dalle emozioni personali, perché, per quanto siano intense e autentiche, possono anche distoglierti dal ruolo e da ciò che la scena richiede. Credo che le emozioni siano una parte fondamentale del lavoro dell’attore, ma devono avere una direzione. Se sento che un’emozione arriva, non devo respingerla: devo capire come può essere utile a quello che sto raccontando in quel momento. Essere davvero dentro una scena Significa per me  dimenticare tutto ciò che c’è intorno e concentrarmi completamente su ciò che sta accadendo in quel preciso istante. La macchina da presa, il set, le persone intorno a me passano quasi in secondo piano. Rimangono il personaggio, la situazione e le emozioni che quella storia richiede”.

Ci racconti un ricordo professionale che porti sempre nel cuore ?

“Sicuramente l’incontro con il Maestro Pupi Avati e con sua figlia Mariantonia. Per me rappresentano la faccia più bella del cinema: quella fatta di grande professionalità, ma anche di umanità, sensibilità e di un amore sincero e autentico per ciò che fanno. È stata una conoscenza che mi ha lasciato molto, non solo dal punto di vista professionale, ma soprattutto umano. Incontrare persone che lavorano con questa passione e con questo rispetto per il proprio mestiere mi ha fatto, per un momento, dimenticare tutta la fatica fatta in questi anni, le attese, i sacrifici e anche quelle porte che, a volte, mi sono state chiuse con una durezza e una cattiveria che ho trovato difficili da comprendere. Quell’incontro mi ha ricordato perché continuo a credere nel cinema e quanto sia importante, in questo mestiere, non perdere mai il calore umano. Perché dietro ogni ruolo, ogni provino e ogni macchina da presa ci sono persone, sogni e una passione che meritano empatia”.

Adesso a quale progetto stai lavorando ?

“In questo momento ci sono diversi progetti che mi tengono impegnata. Ho partecipato a un progetto importante per la Rai, di cui però non posso ancora dire nulla. Spero presto di poterlo raccontare e condividere. Nel frattempo, ho scritto un mio cortometraggio dedicato ai bambini, che affronta il tema della morte in modo delicato e comprensibile, attraverso la figura di San Francesco. È un progetto a cui tengo particolarmente e che sta già iniziando il suo percorso di visibilità: è stato selezionato in diversi festival all’estero e, per ora in un festival in Italia. È una grande soddisfazione vedere che una storia nata da un’esigenza così personale possa riuscire a trovare spazio e attenzione anche oltre i confini italiani. Ho inoltre partecipato a un cortometraggio diretto da Antonio Canitano. La tematica era impegnativa, ma sul set mi sono divertita moltissimo, anche perché per il mio personaggio mi hanno invecchiata attraverso degli effetti speciali. È stato davvero curioso vedermi trasformata e, allo stesso tempo, una bella sfida dal punto di vista attoriale. Sono progetti molto diversi tra loro, ma è proprio questa varietà che mi entusiasma: continuare a sperimentare, mettermi alla prova e, soprattutto, raccontare storie che abbiano qualcosa da dire”.

Un progetto futuro che vorresti assolutamente realizzare ?

“Il mio sogno resta quello di interpretare un’eroina della storia. Una donna libera, coraggiosa e valorosa, capace di lasciare un segno attraverso le proprie scelte e la propria forza, che non ha paura di mostrare da che parte stare, anche quando quella scelta ha un prezzo. Mi affascinano figure come Flora MacDonald, Stamira di Ancona o Giovanna d’Arco: donne molto diverse tra loro, vissute in epoche e contesti differenti, ma accomunate da una straordinaria capacità di opporsi alle convenzioni e di difendere ciò in cui credevano. Mi piacerebbe poter raccontare una di queste donne non soltanto come figure storiche, ma nella loro dimensione più umana: le paure, i dubbi, la solitudine, il coraggio e la determinazione che le hanno rese così speciali”.

In questo percorso professionale, c’è un punto di riferimento ?

“Se per punto di riferimento intendiamo qualcuno a cui chiedere consiglio, confrontarmi o da cui farmi guidare nelle scelte, purtroppo devo dire di no. Sono molto sola nel mio percorso e questo, a volte, mi porta a muovermi autonomamente, anche semplicemente perché ho il desiderio e la necessità di fare, di creare e di cercare nuove opportunità. So che questo mio modo di agire non sempre viene visto positivamente, ma fa parte anche del mio carattere: quando credo in qualcosa, difficilmente riesco a stare ferma ad aspettare che accada. Preferisco mettermi in gioco, cercare strade nuove e provare a costruirmele da sola.  Avere accanto una persona con cui confrontarmi sarebbe una grande ricchezza, ma finora ho imparato soprattutto a fidarmi del mio istinto e delle mie capacità”.

 

Un regista con cui vorresti lavorare ?

“Pupi Avati è un sogno che si è realizzato e per questo mi sento già molto fortunata. Ci sono molti nomi,  ma nel panorama femminile Italiano due nomi che mi hanno sempre affascinata sono Alice Rohrwacher  e Valeria Golino. Mi piacerebbe molto entrare nel loro universo e confrontarmi con il loro modo di raccontare i personaggi femminili, così intenso e personale”.

 Come adori trascorrere il tuo tempo libero e quali altre passioni coltivi nella vita?

“Mi piace stare con le mie amiche e con le mie gatte, facendo cose semplici, ma anche andando alla ricerca di piccole stranezze e di esperienze fuori dall’ordinario. Non ho un modo standard di incanalare il mio tempo libero: mi piace lasciarmi guidare anche da quello che mi capita. Adoro andare a teatro e al cinema, fare escursioni a contatto con la natura. Ma allo stesso tempo, se qualcuno mi proponesse qualcosa di completamente folle, come un lancio con il paracadute, probabilmente non disdegnerei affatto la proposta!”

Come stai trascorrendo questa torrida estate 2026

“Sono scappata dal caldo e mi sono rifugiata tra i cervi di Dublino! Ne ho approfittato per dedicarmi alla ripresa dell’inglese, anche in vista dei progetti futuri e del desiderio di confrontarmi sempre di più con realtà internazionali. Diciamo che ho trovato un modo piuttosto piacevole di studiare: tanta natura e, come compagni di viaggio degli animali magici!”

Secondo te qual è la tua parte più sexy?

“In realtà ho molta difficoltà a rispondere a questa domanda, perché tendo a non vedermi da quel punto di vista. Non sono particolarmente abituata a percepirmi come una donna sexy.So di avere delle belle gambe e un bel seno, e riconosco che possano essere aspetti femminili del mio corpo, ma definirli semplicemente “sexy” non mi viene spontaneo.Forse la mia parte più sexy non è qualcosa che riesco a individuare guardandomi allo specchio, ma qualcosa che emerge nel modo in cui mi pongo, nella spontaneità o nel modo in cui vivo una situazione. È una dimensione che probabilmente vedono più facilmente gli altri di quanto riesca a vederla io”.

Se diciamo Amore cosa rispondi ?

” Una relazione costruita sulla fiducia e sulla presenza. Valori che oggi mi sembra siano quasi estinti, e proprio per questo li considero ancora più preziosi. Per me amare significa esserci davvero, senza giochi, senza ambiguità e senza paura di mostrarsi per quello che si è. Credo che, in fondo, il vero lusso oggi sia proprio trovare questo”.

Se invece diciamo Sesso ?

“Per me il sesso senza amore non ha molto senso. La parola che mi viene in mente è intimità. Non intesa soltanto come vicinanza fisica, ma come quella dimensione di complicità, fiducia e abbandono che nasce quando tra due persone c’è un legame vero” .

Per una serata Galente cosa adori indossare ?

“Mi piace molto vestire e trovo che anche il modo di presentarsi possa essere una forma d’arte. Mi piace ricercare qualcosa che possa incuriosire e piacere alle persone che scelgono di dedicarmi il loro tempo e la loro attenzione. Non seguo necessariamente un modello preciso: mi piace sperimentare, giocare con gli abiti e cercare qualcosa che mi rappresenti. Ma, se dovessi scegliere una parola chiave, sarebbe sicuramente originalità”.

Ci puoi raccontare una monellata realizzata ?

“Sono bravissima ad imbucarmi alle feste! Ho una certa facilità nel fare rapidamente amicizia con le persone della security e, quando voglio, riesco a ispirare fiducia e simpatia per riuscire a entrare anche in qualche evento privato e importante. Una volta, addirittura, mi sono trovata Paolo Sorrentino davanti. Gli sono andata incontro con la massima naturalezza e gli ho detto: «Ciao Paolo!». Lui mi ha guardata un po’ perplesso e mi ha risposto: «Scusa, non mi ricordo dove ci siamo conosciuti». A quel punto ho dovuto confessare: «In realtà non ci siamo mai conosciuti!». E mi sono presentata. Diciamo che la faccia tosta, qualche volta, aiuta! E quella volta ha sicuramente regalato a entrambi un momento abbastanza surreale e divertente”.

Il luogo più simpatico e più strano dove hai fatto l ‘amore ?

“Non ho posti strani da poter elencare a mia memoria.Poi ci sarebbe da chiedere cosa intendete voi per strano ? è un po’ come il concetto di normalità sempre troppo relativo”.

Una location invece in cui vorresti fare l’ amore in futuro?

“Sicuramente quando avrò un compagno mi piacerebbe viaggiare in ogni parte del mondo. “In tutti i laghi e in tutti i luoghi “

Se non avessi intrapreso questo percorso oggi chi saresti ?

“Sarei quella che sono: una persona che cerca, spesso anche a tentoni, di crescere il più possibile, sempre molto focalizzata su se stessa e sul proprio percorso, con un bagaglio di ingenuità ed errori che ha pesato molto. Nella mia vita sono stata tante cose, perché ho fatto moltissimi lavori e continuo ancora oggi a farne diversi. In tutto quello che faccio metto tanta passione e mi piace imparare, mettermi alla prova, scoprire parti nuove di me. Però c’è una cosa di cui sono certa: non riesco a immaginarmi senza questo mestiere. Non so se l’attrice sarà mai l’unica cosa che farò nella vita, probabilmente continuerò ad avere tanti interessi e dovrò fare anche altro. Ma al sogno non rinuncerò mai. Perché credo che siano proprio i sogni, quelli che continuiamo a coltivare nonostante le difficoltà a tenermi viva”.

Una frase o un complimento che ti fa sempre piacere ricevere?

“I complimenti mi I ‘imbarazzano e, a dire la verità, ho anche una certa difficoltà a riceverli. Però mi fa piacere quando qualcuno mi ricorda che sono una persona determinata, perché è un aspetto in cui mi riconosco molto.Ma più di tutto mi piace sentirmi dire che sono riuscita a far stare bene qualcuno. Anche semplicemente attraverso una risata. Se riesco a regalare a una persona un momento di leggerezza, a farla sorridere o a farla stare bene, quello per me è forse il complimento più bello che possa ricevere”.

Photo Credits: Salvatore Marseglia

 

 

 

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