IRENE ANTONUCCI:” VI RACCONTO LA MIA ESTATE RICCA DI PROGETTI “
La nostra esclusiva intervista con la talentuosa attrice Irene Antonucci svela i dettagli sui suoi nuovi progetti lavorativi.

Attrice di cinema, televisione e teatro, regista, influencer e imprenditrice con una passione per i social media. Formatrice e coach di comunicazione. Una personalità dinamica, propositiva e dotata di grande creatività artistica. Irene Antonucci possiede già una vasta gamma di esperienze alle spalle. Abbiamo avuto una lunga conversazione con lei per scoprire i suoi nuovi progetti lavorativi, sia a livello nazionale che internazionale, oltre a capire come sta vivendo questa torrida estate italiana del 2026.
Il tuo cammino artistico abbraccia la recitazione, la regia, la scrittura e la comunicazione. Come riesci a integrare questi diversi territori e quale di essi senti che risuona maggiormente con la tua natura creativa?
“In realtà non li vivo come territori separati. Per me sono linguaggi diversi attraverso i quali esprimo la stessa necessità: raccontare l’essere umano. La recitazione mi permette di entrare nella pelle di qualcun altro, la regia di costruire una visione, la scrittura di darle una forma e la comunicazione di entrare in relazione con chi ho davanti. Credo che la mia natura creativa risuoni soprattutto nella possibilità di unire queste dimensioni. Non mi interessa soltanto stare davanti alla macchina da presa o su un palco: mi interessa creare, raccontare, osservare e trasformare ciò che osservo in qualcosa che possa arrivare agli altri”.
La tua formazione in Filosofia ha influenzato il tuo percorso artistico professionale?
“Moltissimo. La Filosofia mi ha insegnato, prima ancora che a cercare risposte, a formulare domande migliori. E per un’artista è fondamentale. Mi ha dato uno sguardo più profondo sulle relazioni, sull’identità, sulla libertà, sulle contraddizioni dell’essere umano. Temi che inevitabilmente finiscono anche nel mio lavoro di attrice, autrice e regista. Ancora oggi, quando affronto un personaggio o scrivo qualcosa, parto spesso da una domanda: cosa muove davvero questa persona? Cosa desidera? Cosa teme? Cosa sta cercando di nascondere persino a se stessa? La Filosofia mi ha insegnato a non accontentarmi della superficie. E questa, per me, è una delle forme più importanti di creatività”.
Hai lavorato in diversi Paesi e lingue. Quali sono state le principali sfide e differenze rispetto a lavorare in Italia?
“Lavorare fuori dal proprio Paese ti obbliga innanzitutto a uscire dalle certezze. Cambiano le lingue, i codici culturali, i ritmi di lavoro e anche il modo in cui vieni percepita. In Sud America, per esempio, ho trovato una grande energia creativa e una modalità molto diversa di vivere il rapporto con il pubblico e con il set. Lavorare in più lingue mi ha insegnato anche una cosa molto importante: la comunicazione non è soltanto ciò che dici. È il corpo, lo sguardo, il ritmo, la capacità di ascoltare. Ogni esperienza internazionale mi ha resa più flessibile e, paradossalmente, anche più consapevole della mia identità artistica. Quando ti confronti con mondi diversi capisci meglio cosa ti appartiene davvero”.
Durante il lockdown hai creato e diretto il cortometraggio “2020 Fuori Moda”, che ha ricevuto vari premi. Cos’è stato che ti ha ispirato a realizzarlo e in che modo credi che il cinema indipendente possa apportare innovazioni nel settore cinematografico?
“2020 Fuori Moda” è nato in un momento in cui sembrava che tutto fosse fermo. Io, invece, avevo bisogno di creare. Il lockdown ci aveva tolto moltissime possibilità, ma ci aveva anche costretti a guardarci dentro. Ho sentito l’urgenza di raccontare quel tempo attraverso uno sguardo personale, senza aspettare che arrivassero le condizioni perfette per lavorare. Per me il cinema indipendente nasce proprio da questa urgenza: dalla necessità di dire qualcosa prima ancora di avere tutti i mezzi per dirlo. Credo che possa portare innovazione perché non sempre deve rispondere alle stesse logiche produttive del cinema mainstream. Può rischiare di più, sperimentare, raccontare storie laterali, linguaggi nuovi, punti di vista che magari non troverebbero immediatamente spazio nei circuiti tradizionali. E poi c’è una cosa che considero fondamentale: il cinema nasce prima di tutto da un’idea. I mezzi sono importantissimi, ma senza una visione rimangono soltanto mezzi” .

Il tuo lavoro si alterna frequentemente tra cinema, teatro e televisione. In quale di questi ambiti ti senti più libera di esprimerti e quale, al contrario, rappresenta per te una sfida maggiore?
“Il teatro ha una libertà particolare perché accade tutto in quel momento, davanti al pubblico. Non puoi fermare la scena, non puoi correggere dopo. È una forma di verità molto potente. Il cinema, invece, mi affascina per la sua capacità di raccontare anche attraverso un dettaglio: a volte basta uno sguardo e la macchina da presa può entrare in un luogo del personaggio che sul palcoscenico racconteresti in modo completamente diverso. La televisione ha altri tempi, altre regole, e proprio per questo è una palestra straordinaria. Non saprei scegliere un unico luogo in cui sentirmi più libera. La vera libertà, per me, è continuare a poter passare da un linguaggio all’altro senza perdere la mia identità”.
Adesso di quale progetto lavorativo ti stai occupando?
“In questo periodo sto portando avanti diversi progetti che tengono insieme la mia parte artistica e quella legata alla comunicazione. Sul fronte cinematografico sto lavorando a nuovi progetti e continuando a muovermi anche sul piano internazionale, in particolare attraverso le esperienze maturate in Sud America. Parallelamente sto sviluppando il mio lavoro come coach e il Metodo di Ottimizzazione Comunicativa, il MOC, che nasce proprio dall’incontro tra teatro, neuroscienze, mindset, storytelling e comunicazione. Il filo conduttore è sempre lo stesso: aiutare le persone a trovare una voce autentica e trasformarla in presenza, autorevolezza e capacità di relazione”.
Per il prossimo autunno, a livello lavorativo, cosa bolle in pentola?
“L’autunno sarà piuttosto intenso. Ci sono nuovi progetti cinematografici, attività legate alla comunicazione e alla formazione e diverse collaborazioni che sto costruendo proprio in questi mesi. Sto anche lavorando per dare una dimensione sempre più strutturata al MOC e a Fuori la Voce, soprattutto nel mondo professionale e aziendale. Mi piace l’idea che i prossimi mesi non siano semplicemente una successione di lavori, ma l’inizio di una fase nuova, più internazionale e più progettuale”.
Ci racconti come nasce il tuo percorso di coach?
“Nasce dall’esperienza, non da una teoria. Nel corso degli anni mi sono trovata a lavorare con attori, professionisti, imprenditori e persone che avevano qualcosa da dire ma spesso non riuscivano a esprimerlo pienamente. Mi sono resa conto che molte difficoltà nella comunicazione non riguardano semplicemente il “parlare bene”. Riguardano la percezione che abbiamo di noi stessi, il rapporto con il giudizio, la paura di esporsi, il corpo, la voce, la capacità di occupare uno spazio. Da lì ho iniziato a costruire un metodo mio, mettendo insieme gli strumenti che avevo acquisito nel teatro, nella formazione, nella comunicazione e nello studio. Oggi il coaching per me non significa insegnare alle persone a diventare qualcun altro. Al contrario: significa aiutarle a togliere ciò che impedisce loro di essere pienamente se stesse”.

Come hai vissuto quest’estate bollente del 2026?
“È stata un’estate molto intensa, ma anche estremamente stimolante. Ho lavorato su tanti fronti diversi, e forse la cosa che mi rende più felice è proprio questa trasversalità. Sono stata madrina dell’AMURA Altamura International Film Festival, ho presentato il mio libro alla quarta edizione del South International Film Festival e a Ischia Noir, ho lavorato a nuove campagne pubblicitarie e come testimonial, e ho avuto anche il piacere di presentare il Premio I Love Ischia, un’esperienza che mi ha permesso di unire ancora una volta il mio lavoro artistico alla conduzione e al racconto di grandi protagonisti. Parallelamente ho costruito nuove collaborazioni con diverse aziende e ho dedicato molto tempo anche alla parte progettuale e culturale. Ho completamente rinnovato l’asset della mia associazione culturale, Spirito Libero, di cui sono presidente, e stiamo già lavorando a nuovi progetti. Tra questi, ho scritto anche un nuovo progetto destinato alle scuole. È stata quindi un’estate fatta di cinema, scrittura, comunicazione, viaggi e progettazione. Tante cose, sì, ma con un filo conduttore molto preciso: continuare a costruire”.
Un progetto futuro che vorresti assolutamente realizzare?
“Vorrei realizzare un progetto cinematografico internazionale in cui poter unire recitazione, scrittura e regia. Mi piacerebbe raccontare una storia capace di attraversare più culture, mantenendo però una forte identità italiana e mediterranea. Un progetto che possa viaggiare, non soltanto geograficamente, ma anche emotivamente. E poi ho un desiderio più grande: costruire negli anni un percorso in cui cinema, cultura, formazione e comunicazione possano convivere. Non scegliere una sola definizione, ma creare uno spazio che le contenga tutte”.
Tre cose importanti nella tua vita a cui non puoi rinunciare?
“La libertà. Prima di tutto. La possibilità di creare, perché quando smetto di creare sento che mi manca una parte essenziale di me. E le persone con cui posso essere completamente me stessa. Quelle relazioni in cui non devi dimostrare niente, non devi recitare nessun ruolo. Perché alla fine, dopo tanti personaggi interpretati, credo che la sfida più grande rimanga sempre la stessa: avere il coraggio di essere se stessi”.



