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Da 100 anni solo al Comando

ll 15 settembre 1919, un lunedì, nasceva il Campionissimo: ecco perché le sue diventarono le imprese di un intero Paese

Un uomo solo al comando. Da 100 anni. Ricorre domenica 15 settembre il centenario della nascita di Fausto Coppi, mito intramontabile di un ciclismo d’altri tempi. La morte a soli 40 anni lo ha sottratto all’affetto dei tifosi, compresi i tanti che ne hanno ammirato le imprese sportive solo attraverso le immagini in bianco e nero dell’epoca, e dei suoi cari. “Avrei voluto sentire dalla sua voce molti racconti e i tanti consigli che non ha avuto il tempo di darmi. Mi manca ancora tanto”, dice Faustino, il figlio che porta il nome del Campionissimo. Quando il celebre padre è morto, ucciso il 2 gennaio 1960 da una malaria contratta durante un viaggio in Africa e non diagnosticata, Faustino aveva soltanto 4 anni.

Quando si parla di Coppi non si può non parlare della sua vita, anche quella da romanzo, e non si può non parlare delle sue vittorie, comunque tantissime. Poi è anche il caso di provare a chiedersi com’è che Fausto Coppi sia stato quel che è stato. Nel 1937 disputa la sua prima gara a Boffalora, in Piemonte, a pochi chilometri dagli argini del Ticino. E poi… poi arriva il mito, che di solito ammalia, certo, ma getta ombra sull’uomo, sulla sua normalità.

Coppi divenne corridore professionista dopo aver conosciuto e deciso di farsi consigliare da Biagio Cavanna, che era stato allenatore di Costante Girardengo (il primo “Campionissimo”, prima che quel soprannome divenne il soprannome di Coppi) e di Learco Guerra, “la locomotiva umana”. Cavanna, diventato cieco a fine anni Trenta, era tante cose insieme, ma per cominciare era un abilissimo massaggiatore, di cui molti parlavano come di una figura a metà tra il guaritore e la guida spirituale.

Nel 1940 Coppi corse il suo primo Giro d’Italia. A nemmeno 21 anni era il più giovane al via tra i 90 partenti ed era in squadra insieme a Gino Bartali, un campione già affermato a cui avrebbe dovuto fare da gregario. I giornali scrissero che la Legnano, il cui direttore sportivo era Eberardo Pavesi, uno dei corridori del primo Giro d’Italia e uno dei migliori “allenatori” di sempre, aveva «un capitano e sei soldati semplici». Coppi era un soldato semplice: poi le cose però andarono male per Bartali, Coppi si fece trovare pronto e vinse quel Giro. Ancora oggi è il più giovane a esserci riuscito.

Alcune delle altre cavalcate solitarie che fecero scorrere fiumi d’inchiostro furono: quella di 192 Km nella tappa Cuneo-Pinerolo del Giro d’Italia del 1949 (vantaggio 11’52”), quella di 170 Km del Giro del Veneto (vantaggio 8′) e quella di 147 Km della Milano-Sanremo del ’46 (vantaggio 14′). Il Campionissimo del ciclismo, vinse 110 corse di cui 53 per distacco. Il suo arrivo solitario sui grandi traguardi era annunciato con una frase, coniata da Mario Ferretti in una famosa radiocronaca dell’epoca: “Un uomo solo al comando!” (a cui Ferretti aveva aggiunto: “[…], la sua maglia è biancoceleste, il suo nome Fausto Coppi!“).

Il grande ciclista si aggiudicò due volte il Tour de France nel 1949 e nel 1952 e cinque volte il Giro d’Italia (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953) ed entrò nella storia per essere uno dei pochi ciclisti al mondo ad aver vinto Giro e Tour nello stesso anno (tra cui ricordiamo anche Marco Pantani, 1998).Al suo attivo vi furono tre volte la Milano-Sanremo (1946, 1948, 1949), cinque Giri di Lombardia (1946-1949, 1954), due Gran premi delle Nazioni (1946, 1947), una Parigi-Roubaix (1950) e una Freccia vallone (1950).

Fausto Coppi è morto il 2 gennaio 1960 per una malaria contratta durante un viaggio in Alto Volta e non diagnosticata in tempo, che gli stroncò la vita a soli 41 anni.

 

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