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PARLA BIDEN

Il presidente eletto ha affermato che il gruppo che ha fatto irruzione al Campidoglio Usa è formato da "terroristi interni".

(Washington)- Dopo la giornata più drammatica della storia recente Usa, il Congresso ha proclamato Joe Biden e Kamala Harris presidente e vicepresidente degli Stati Uniti al termine della seduta a camere riunite per certificare i voti del collegio elettorale, vinto dal ticket dem con 306 voti contro i 232 di quello repubblicano. Il Parlamento ha respinto alcune contestazione avanzate da esponenti repubblicani dopo che la seduta era stata interrotta per l’assalto dei manifestanti pro Trump a Capitol Hill.  Biden e Harris giureranno il 20 gennaio.

Biden: assalto Campidoglio conseguenza 4 anni Trump L’assalto dei manifestanti pro Trump al Campidoglio è stato “uno dei giorno più neri della storia della nostra democrazia”. Lo ha dichiarato in conferenza stampa il presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden. “Ci piacerebbe poter dire che” l’assalto dei manifestanti pro Trump al Campidoglio “non poteva essere previsto ma lo avevamo previsto” in quanto è conseguenza di “quattro anni in cui il presidente ha manifestato disprezzo per la nostra democrazia, la Costituzione e il rispetto della legge in tutto quello che ha fatto”. Ha aggiunto Biden, esprimendo “cordoglio per le vite perdute” e condannando “un assalto alla nostra democrazia” commesso da “terroristi interni”. Intanto, Biden ha scelto come ministro del Lavoro il 53enne sindaco di Boston, Marty Walsh, e la governatrice dem del Rhode Island, la 49enne Gina Raimondo, come ministro del Commercio. Lo scrive Politico citando fonti del team di Biden.

Trump promette una “transizione ordinata” “Anche se sono totalmente in disaccordo con l’esito delle elezioni, e i fatti lo confermano, il 20 gennaio ci sarà comunque una transizione ordinata”, ha promesso in un comunicato il presidente uscente. Mentre i tragici eventi che hanno portato all’assalto del Congresso sono denunciati senza riserve dall’intera classe politica americana, il Tycoon è tornato a difendersi sostenendo di aver voluto “continuare la nostra lotta per far sì che venissero contati solo i voti legali”. “Finito il più grande mandato della storia” Il miliardario – per il quale potrebbe aprirsi da un momento all’altro la procedura di rimozione immediata dalla Casa Bianca – afferma che ora si aprirà una nuova fase politica. “Ho sempre detto che avremmo continuato la nostra battaglia per garantire che venissero conteggiati solo i voti legali. Anche se questo rappresenta la fine del più grande primo mandato nella storia presidenziale, è solo l’inizio della nostra lotta per rendere l’America di nuovo grande”, ha detto Trump. Intanto, dopo i tragici fatti del Congresso americano, il presidente uscente lascia la Casa Bianca e vola a Camp David. Lo riportano fonti dell’amministrazione ai media. Egli resterà nella tenuta presidenziale per tutto il weekend. Nessuna indiscrezione per ora sui suoi piani per la prossima settimana.

Nancy Pelosi all’attacco del tycoon Sul caso Trump, Nancy Pelosi, richiama il vicepresidente Mike Pence per invocare il 25esimo emendamento e così rimuovere il tycoon dall’incarico. La speaker della Camera ribadisce: “Se il vicepresidente e il governo non agiscono, il Congresso è pronto a procedere con l’impeachment”. Trump ha comunque promesso una transizione pacifica, pur ribadendo le sue accuse di brogli e avvertendo che questa “è la fine del più grande mandato presidenziale della storia, ma è solo l’inizio della nostra lotta per fare l’America di nuovo grande”. Ma le sue rassicurazioni non bastano. Tra i dem, ma anche tra più di un repubblicano, cresce la richiesta di rimuovere il presidente prima del 20 gennaio.

L’impeachement? Iter troppo lungo, meglio il 25esimo emendamento Oltre trenta parlamentari sono per un secondo impeachment, dopo quello per l’Ucrainagate. I capi di accusa sono già stati scritti dalla deputata Ilham Omar e sono pronti per essere presentati, ha annunciato la giovane star del partito, la pasionaria Alexandria Ocasio-Cortez. Ma per un processo del genere non basterebbero due settimane. Un’alternativa più semplice e veloce, invocata da altri parlamentari, tra cui il leader dei senatori dem Chuck Schumer e la speaker della Camera Nancy Pelosi, è il 25esimo emendamento della Costituzione, secondo cui il vicepresidente può prendere i poteri del Commander in chief come facente funzioni nel caso il presidente muoia, si dimetta o abbia una incapacità fisica o psicologica manifesta. Ma è necessario il consenso del vicepresidente e della maggioranza del governo. Se poi il presidente si oppone alla sua rimozione, la decisione spetta alla Camera (in mano ai dem), che deve approvare la decisione con due terzi dei voti. Camera dove però la maggioranza del partito repubblicano ha sostenuto le richieste di Trump di contestare i voti di alcuni Stati, assecondando le sue accuse di elezioni fraudolente. L’ipotesi è comunque al vaglio di molti nell’amministrazione e in Congresso.

Gli alleati voltano le spalle a Trump, lui pensa alla grazia Trump intanto sta comunque pagando le prime conseguenze e si è visto voltare le spalle da alleati come Mike Pence, Mike Pompeo e altri pezzi da novanta di un partito che ora dovrà ricostruirsi. Nell’amministrazione inoltre è attesa un’ondata di dimissioni. Il primo ministro a lasciare è stato quello ai Trasporti, Elaine Chao, moglie del leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell. Se ne sono già andati anche il vice consigliere per la sicurezza nazionale Matt Pottinger, la vice portavoce della Casa Bianca Sarah Matthews, la portavoce della first lady Stephanie Grisham e l’inviato speciale in Irlanda del Nord ed ex capo dello staff Mick Mulvaney. Ci sta pensando il consigliere alla sicurezza nazionale Robert O’Brien e Chris Liddell, assistente del presidente e vice capo dello staff. Il tycoon messo quasi alle strette ventila l’ipotesi di concedersi la grazia nel caso fosse accusato per l’attacco al Congresso.

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