Cinema

MIO PADRE, NINO D’ANGELO, ERA CONTRARIO CHE LAVORASSI IN QUESTO MONDO, ORA È IL MIO PIÙ GRANDE FAN

Intervista al talentuoso regista partenopeo Toni D'angelo. In uscita su Sky , il 4 Febbraio , il suo ultimo film Calibro 9 con un cast d'eccezione.

Toni D’Angelo è uno dei registi italiani più interessanti e talentuosi e se il suo cognome ricorda chiaramente il lavoro e la fama del padre, il cantautore partenopeo Nino D’angelo, la sua inclinazione è ben diversa, è altrove, alias dietro l’obiettivo. Nato a Napoli nel 1979, Toni D’Angelo si trasferisce a Roma all’età di 6 anni. Si iscrive al D.A.M.S. di Bologna e si laurea con una tesi sul cinema di Abel Ferrara e inizia la sua carriera cinematografica proprio con il regista italoamericano, per il quale lavora come assistente alla regia fino a quando dirige il suo primo cortometraggio, Bukowski, Casoria, che riscuote un grande successo, vincendo diversi premi. Il giovane regista, allora, capisce che quella è la sua strada e gira numerosi altri cortometraggi , fino a realizzare nel 2007 il suo primo lungometraggio, Una notte, che gli vale la candidatura come miglior regista esordiente nella cinquina dei David di Donatello. Dopo i documentari Poeti (2009), presentato alla Mostra di Venezia, e Filmstudio, mon amour (2015), alla Festa del Cinema di Roma e vincitore di un Nastro d’argento, nel 2016 Toni gira Falchi che vede Nino D’Angelo nuovamente sul set diretto dal figlio. Girato poco prima del lockdown, è in uscita la sua ultima pellicola Calibro 9 che, dopo essere stata presentata alla 38esima edizione del  Torino Film Festival, approda sulle principali piattaforme TVOD. Marco Bocci, Ksenia Rappoport, Michele Placido, Alessio Boni e Barbara Bouchet sono i protagonisti di questa storia, che si propone di tracciare un ponte ideale tra il capolavoro di Fernando Di Leo, Milano Calibro 9, sulla malavita organizzata di fine anni ’70, e il contesto criminale della ‘ndrangheta di oggi. Calibro 9 è prodotto da Minerva Pictures con Rai Cinema, e sarà disponibile a partire dal 4 febbraio su Sky Primafila. Ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Toni e ho scoperto un professionista preparato, di spessore, dai modi garbati e molto disponibile. Ho dialogato con un figlio assai fiero del padre ma con un percorso professionale tutto suo, che prescinde dallo stesso; un uomo  e orgoglioso di avere dimostrato il suo talento al di là degli immancabili pregiudizi.
Allora Toni, diciamolo subito così ci togliamo il pensiero: tu sei figlio di Nino D’angelo, l’amatissimo  cantante partenopeo. Immagino tu sia stato bombardato di musica, fin dalle fasce. E allora come è che sei finito a fare il regista?
Esattamente. Ho ascoltato musica fin da bambino ma non avrei fatto mai il cantante, questo è certo.
In realtà è successo tutto per caso perché mio padre ha fatto di tutto affinché facessi qualcosa lontano dal suo mondo. Temeva che avrei sofferto, che avrei subìto i pregiudizi nei confronti dei cosiddetti “figli d’Arte” e quindi ha provato a farmi fare altro. E dunque sono andato a Bologna per studiare come critico cinematografico e poi mi sono ritrovato a fare esperimenti di cortometraggi. Nel 2002 ho avuto l’onore di cimentarmi in un corto diretto da Abel Ferrari e poi nel 2007 ho esordito col mio primo film “Una notte”.
Sì,  “Una notte” candidato al David di Donatello nella sezione Registi emergenti. Immagino la tua emozione!
Sì, ho provato chiaramente anche molta soddisfazione. Lo distribuii da solo quel film, pensa che portavo io le pellicole nei vari cinema per farlo distribuire e inaspettatamente poi ha avuto grande successo! Due anni dopo ero al Cinema di Venezia e nel 2012 al Festival des Films du monde de Montreal…
Poi nel 2015 vinci il Nastro d’argento col film Filmstudio Mon Amour e nel 2016 giri Falchi. E sul set c’era persino papà Nino in veste di attore, è stato emozionante? 
C’era sì ma poi l’ho tagliata la scena in cui recitava!( ride n.d.r.). Sai, durante il montaggio capita spesso di dover togliere scene che rallentano il film, e la sua era una di quella. Rispondendo alla domanda ti dirò che sentivo un po’ il peso della responsabilità perché lui era, è famoso. L’ho diretto in qualcosa che nella vita non gli hanno mai fatto fare, e l’idea mi piaceva ma spaventava allo stesso tempo.
Ma come? Mi hai fatto “pigliare collera ” Nino, tagliando proprio la sua scena!
Ma che collera ! ( ride n.d.r.) Lui è un artista e un professionista, conosce perfettamente le dinamiche di questo lavoro.
Vabbè, ma poi ti sei fatto perdonare  perché nel 2019 eri il regista del videoclip di una sua canzone, vero?
Sì, ho diretto il videoclip di Un’altra luce, cantata assieme a Livio Cori a Sanremo. Mi sono divertito molto a farlo: avevo la responsabilità nei confronti del brano perché il video è una sorta di pubblicità per la canzone, è importante.
Torniamo a oggi. Tu hai diretto la regia del film Calibro 9 che uscirà su sky il prossimo 4 Febbraio. Ci parli di questo progetto che ha già avuto ottime recensioni?
È il proseguio di Milano Calibro 9, il capolavoro di Fernando Di Leo sulla malavita organizzata di fine anni ’70. Il mio produttore mi ha chiesto di provare a portare quei personaggi nel contesto criminale della ‘ndrangheta di oggi, dove nulla è cambiato in realtà, piuttosto si sono evoluti solo i mezzi per delinquere . E poi il cast è davvero eccezionale .
Come stai vivendo questo particolare  momento storico? Quella degli artisti è una delle categorie più penalizzate…
Personalmente ho approfittato dei vari lockdown per scrivere dei lavori. Essendo chiuse le sale, si producono meno film ovviamente e girano meno soldi, questo è chiaro. Ne risentiamo noi artisti ma anche tutte le maestranze, tuttavia si è aperta la possibilità di distribuire i film anche altrove, su diverse piattaforme. Io mi auguro che il Cinema abbia nuova vita , quando tutto questo sarà finito, ma la sensazione è che, al contrario, stia cambiando tutto. Vedremo…
Ci dici qualcosa riguardo i tuoi progetti futuri? 
Sto lavorando a due film tratti da due romanzi ma preferisco non parlarne ancora perché potrebbero anche non vedere la luce. Posso solo dire che sono lontani dal genere Calibro 9, piuttosto più intimi, autoriali, storie noir.
Ma papà Nino, traendo le somme, è felice oppure no che tu poi non gli abbia dato retta e che oggi sia un regista così  impegnato? 
Direi di si! Oramai lui è un mio fan, mi dà consigli e capita spesso che io prenda imput da lui, dai suoi racconti della Napoli che ha vissuto negli anni ’70, ’80. Non mi ha mai criticato sai, o quantomeno non fino ad ora ma non sarebbe così improbabile se lo facesse eh, anzi. Conoscendolo, sono certo che prima o poi accadrà!( ride n.d.r.)
Qual è la cosa più importante che ti ha insegnato papà e che hai fatto tua?
Mio padre mi ha insegnato ad essere umile sempre, che si abbia successo oppure no e che bisogna avere rispetto per gli altri, per tutti. E io ci provo ogni giorno.

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