Economia

Chi produce la pelle più rock d’Italia?

Il distretto conciario di Solofra che veste artisti e musicisti italiani, sale sui podi più importanti della musica. A parlarne il titolare della DL Leather, Pietro Lanzara.

La pelle più rock, dove la producono? A Solofra, nel distretto conciario irpino, un’area industriale che vanta la migliora produzione di pelle ovino-caprine.

Non ci credete? Basta vedere gli abiti indossati dai Måneskin, sia a Sanremo che all’Eurovision, i pellami erano made in Solofra. A parlarne Pietro Lanzara, titolare della DL Leather.

Pietro, 40 anni, sposato e papà di un bambino di 10 anni racconta subito che non conosceva i Måneskin. E’ stato il figlio a richiamarlo: “Ma come papà non li conosci?

Come è iniziato questo lavoro di produzione?
Diciamo subito che mi piace investire sul settore della musica, ogni volta che i marchi mi chiamano per lavorare ad articoli di questo tipo non mi tiro mai indietro. In questo caso abbiamo collaborato a stretto contatto con il brand di Etro. I capi dei musicisti sono un lavoro di squadra tutto italiano.

E da dove si inizia?
Dagli uffici stile dei brand, lo stilista sviluppa il capo, in questo caso sono la stilista Veronica Etro con il fratello Kean e Nicola Cerioni.  Noi produciamo il pellame secondo le indicazioni dell’azienda e poi viene confezionato da mani esperti come quelle dei laboratori di Chiros Industrie di Fossalta di Portogruaro, in provincia di Venezia.

Di pelle ovviamente. Sono agnelli. La pelle è ricoperta da una lamina sia per gli abiti di Sanremo sia per l’Eurovision contest. E’ un prodotto di grande morbidezza e allo stesso tempo resistente: l’obiettivo era realizzare una seconda pelle e credo che ci siamo riusciti.  Un ottimo lavoro di confezionamento è stato fatto dal team di Chiros, basta guardare gli intrecci per comprendere la morbidezza del prodotto.

Per produrre un pantalone mediamente ci vogliono dalle 8 alle10 ore.

Da quanti anni è attiva l’azienda?
L’azienda è nata nel 1986  con mio padre Donato. Negli anni ’80 lavoravamo pelle per il mercato dell’abbigliamento, ora 40 anni dopo l’abbigliamento in pelle è solo il 10% della nostra produzione ed è legato ai mercati del luxury. il 90% di quello che produciamo va al settore della calzatura e della pelletteria.

E perchè non fare il 100% di borse e scarpe?
Per una questione morale, perchè se sappiamo fare bene l’abbigliamento perchè dobbiamo dismettere?

Cosa è cambiato nel distretto conciario di Solofra in questi 40 anni?
Tutto. Lo spartiacque lo ha fatto la caduta delle Torri Gemelle nel 2001, il mercato americano ha iniziato a cambiare i fornitori e anche noi che lavoravamo per il mercato medio abbiamo acquisito nuovi clienti. Questo ha voluto dire un cambio di registro non solo dei clienti, ma anche della lavorazione e dell’intero comparto produttivo.  Se 20 anni fa si registravano 300 aziende conciarie ora non siamo più di 60.

Come vede il futuro del distretto?
Positivo, per me abbiamo ampi margini di crescita. Facciamo bene il nostro lavoro. Il nostro neo come conciatori e non sapere fare rete e questo pregiudica il distretto, in modo particolare sotto l’aspetto comunicativo, quando siamo attaccati per la questione ambientale. Le aziende che lavorano con i grand brand come la mia, sono sottoposti ai controlli non solo delle istituzioni, ma anche dagli stessi clienti con audit di controllo periodici.

 

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