ESCLUSIVE

RECITO DA CHE AVEVO SEI ANNI E ORA SOGNO DI DIVENTARE REGISTA

Intervista a Carlotta Natoli, attrice poliedrica e versatile, che ha recentemente interpretato Teresa, la moglie dell'Oscio di Centocelle (Neri Marcorè), il Guru de "noantri", nella serie tv ispirata al fenomeno social di Federico Palmaroli #lepiùbellefrasidiosho, in onda su Rai Play.

Carlotta Natoli, classe 1971, è una delle attrici italiane più eclettiche e versatili. Figlia dell’attore e regista Piero Natoli, l’attrice romana debutta per la prima volta nel cinema a 8 anni con il film Con…fusione (1980) diretta proprio dal padre. A questa pellicola ne seguiranno altre come Chi c’è c’è (1987) e Ladri di cinema (1994). Nel corso della sua carriera, Carlotta ha lavorato insieme a registi come Michele Placido nel film del 1992 Le amiche del cuore, e in Zero in condotta del 2001, inoltre ha fatto parte del cast di Diciotto anni dopo, con la regia di Edoardo Leo nel 2009. Nonostante le numerose esperienze sul grande schermo, l’attrice deve la sua fama ai ruoli interpretati in tv, in fiction di successo tra cui Compagni di scuola, Distretto di polizia, Tutti pazzi per amore, Braccialetti Rossi, Una donna per amico e altre ancora. Recentemente è stata la protagonista femminile de Il Santone – #LepiùbellefrasidiOscio, la serie ispirata al famoso fenomeno social di Federico Palmaroli e disponibile su Rai Play, nella quale interpreta Teresa, la moglie dell’Oscio di Centocelle (Neri Marcorè) che si ritrova a dividere il marito con Jacqueline ( Rossella Brescia), manager assetata di successo e soldi. Ho raggiunto Carlotta e insieme abbiamo avuto una piacevole e divertente chiacchierata che ha solo confermato la simpatia e l’intelligenza di una donna schietta e vivace. Mi ha davvero stupito il suo modo di essere amicale, oltre al fatto che è un’artista giocosa, autoironica, che non si prende troppo sul serio, dote rarissima in questo ambiente. Un’intervista, la nostra, satura di nediti ricordi, insoliti sogni, nuovi progetti e qualche inaspettata curiosità…

Benvenuta Carlotta! Tu hai debuttato al cinema a soli otto anni, nel film “Con… fusione” diretta dal tuo importante papà regista Piero Natoli…

“Ciao Laura! Ma sai che, in realtà, il mio primissimo debutto, il battesimo vero e proprio, è stato nel film “Salto nel vuoto” di Marco Bellocchio? Pensa, era una scena con l’attore Michel Piccoli che poi fu tagliata. Avrò avuto circa 6 anni e dovevo entrare in una chiesa, percorrere la navata e fermarmi davanti all’altare, sentire una mano che si posava sulla mia spalla, girarmi e dietro di me il sorriso accogliente di Michel… che emozione per me! Il film con mio padre invece venne dopo e avevo “già” 8 anni, sì…”.

 

Dunque sognavi di fare questo lavoro fin da bimba?

“Diciamo che, avendo quel padre regista così bello e simpatico, diventare un’attrice mi sembrava un Edipo completato! Dopodiché crescendo ho avuto diversi conflitti riguardo questa scelta, nonostante io abbia comunque studiato anche altro, mi sono infatti laureata. Ecco, non so se avrei potuto o voluto fare anche altro nella mia vita, so per certo che questo mestiere ce l’ho nelle vene. Sai, ricordo ancora l’odore della pellicola, il suono del montaggio, ero piccolina e mio padre mi portava in questi luoghi dove si “operava” al corpo di un film. Mi è rimasto dentro tutto, indelebile, pensare che oggi è tutto digitale! Sorrido perché racconto sempre questa cosa nelle interviste, ma poi nessuno la scrive mai, forse pensando sia poco rilevante, invece è un dettaglio determinante nel mio percorso di vita e di lavoro!”.

Tu sei un’attrice molto eclettica e versatile: passicon disinvoltura dai ruoli comici a quelli drammatici. Sei così “bipolare” anche nella vita di tutti i giorni?
“Esattamente, hai usato proprio la parola giusta!(ride, ndr) Anzi, a volte mi sento addirittura tripolare, anche se poi sono una donna piuttosto centrata,  capace di fare questo lavoro e contemporaneamente portare avanti una famiglia, cosa non scontata nel mio ambiente. Ad ogni modo, sì… anche nella vita alterno il comico e il drammatico, sicuramente da ragazza ero più drammatica di ora. Il fatto è che esploro l’emotività appieno, quindi può capitare che io passi repentinamente da una risata al pianto”.
Hai dichiarato che spesso nel tuo ambiente ci si prende troppo sul serio e che, in realtà, il vostro lavoro è un gioco che va fatto seriamente. Che intendi?
“Sai, nel nostro lavoro, l’aspetto del gioco è prioritario perché è quello che muove l’immaginario, la creatività e la passione. Quando ci si prende troppo sul serio, si rischia di non riuscire a essere sufficientemente “agili”. Ti faccio un esempio: può capitare che si arrivi sul set preparati a interpretare una scena in un determinato modo, poi invece il regista può avere un’idea diversa, può scegliere di modificare il ritmo di una scena, decidere che questa venga interpretata come lui la immagina: per esempio camminando, piuttosto che restando seduti. Ecco, un attore,  a questo punto, deve tirare fuori il suo atletismo psicofisico, ma se si prende troppo sul serio rischia di restare inchiodiato su un’idea e fa fatica. Sono convinta che l’autoironia sia la via migliore per riuscirci, quantomeno è quella che ho scelto io”.
Hai asserito che i social sono semplicemente un inno al narcisismo. Li demonizzi totalmente o ritieni abbiano anche qualcosa di positivo?
“No assolutamente, io non demonizzo i social in quanto tali, anzi li utilizzo. Tuttavia sono convinta che i social possano essere pericolosi per certe categorie, come i ragazzi per esempio, perché propongono un’istantanea irreale che mostra come si vorrebbe essere, non certo come si è. A volte faccio dei piccoli esperimenti nel mio profilo instagram e noto che la gente ama vedere un primo piano sorridente piuttosto che leggere una riflessione seria e questo è indicativo…”.
A proposito di questo, tu sei coprotagonista nella serie tv il Santone di Centocelle, ispirato alle famose vignette de #LepiùbellefrasidiOSHO. Tu conoscevi Federico Palmaroli e il fenomeno social scaturito dalla sua satira?
“Dunque, io non ero proprio a conoscenza del fenomeno social in quanto tale. Certo lo seguivo, ridevo e condividevo le sue vignette ma non avevo la percezione di quanta gente lui intercettasse sui social. Che dire? Trovo Federico Palmaroli geniale, il suo modo di utilizzare i social è assolutamente intelligente, la sua è una vera e propria operazione artistica. Lui è il top per me, nel suo genere”.
Che personaggio è Teresa, la moglie del Santone de “noantri”?
“Faccio una premessa: io mi sono immaginata innanzitutto la coppia, due persone cresciute praticamente insieme. Mi piaceva l’idea che questa moglie, Teresa, fosse per il sedicente santone un punto fermo, un riferimento importante, la sua parte concreta. Tuttavia, ho cercato di darle anche una sorta di ingenuità e veracità, di renderla un po’ sui generis in certi frangenti, di regalarle momenti di “testa fra le nuvole”.
E sul set hai ritrovato il tuo collega Neri Marcorè…
“Sì, con Neri avevamo lavorato in “Tutti pazzi per amore” dove  eravamo stati benissimo, quindi è stato un piacere ritrovarlo in questa nuova serie. Certo, all’inizio, abbiamo avuto un po’ di problemi per capire che cifra dare alla fiction ma una volta trovata la strada giusta, tutto è andato liscio e ci siamo divertiti moltissimo!”.
E com’è stato lavorare con Rossella Brescia, invece?
“Rossella Brescia è stata una bella scoperta: è una persona deliziosa, è molto bella e poi,  venendo dal Sud, ha quella marcia in più: l’ironia del sud è più spartana, con meno fronzoli mentali. Inoltre ha un’ottima capacità di ascolto, peculiarità  importante nel nostro lavoro”.
Ti è capitato di improvvisare qualche battuta sul set?
“Un po’ di improvvisazione c’è sempre, nel nostro lavoro. Laura Muscardin, la regista, devo dire che è molto brava in questo perché lascia andare gli attori e permette loro di esprimersi al meglio”.
Ci racconti qualche “dietro le quinte” insolito o divertente?
“Guarda, ti posso dire che di quelle riprese, ricordo principalmente il grande caldo che faceva. Molte scene erano interne, in questa casa dove eravamo in tanti e boccheggiavamo tutti, abbiamo rischiato qualche svenimento. Poi devo ribadire che la partecipazione di Centocelle è stata straordinaria, eravamo diventati un po’ parte del quartiere pure noi!”.
Ci racconti i tuoi progetti o lavori in corso?
“A breve usciranno dei film a cui ho partecipato: The War di Gianni Zanasi girato la scorsa estate, poi un grande di film sulla storia di Santa Chiara di Susanna Minchiarelli, ambientata nel 1200: è stato un lavoro complicato ma mi ha dato molte soddisfazioni. E infine il film “14 Giorni”, in cui recito con mio marito: è la storia di una coppia che, durante il lockdown, si ritrova a dover convivere forzatamente, a causa del coronavirus per 14 giorni e, ontestualmente, la moglie scopre un tradimento del marito. È una serie di variazioni sul tema dell’amore, un lavoro a cui tengo molto”.
Carlotta, tu ce l’hai un sogno nel cassetto?
“Io ho tanti sogni da realizzare, ancora molti ruoli da interpretare, e ogni tanto penso persino che non mi dispiacerebbe fare una regia anche se so che è molto complicato… chissà! Inoltre vorrei riuscire a portare avanti un progetto per le scuole, che ho avviato insieme a UNITA (un’associazione di categoria) della quale fanno parte svariati e  bravi professionisti. Il nostro intento è quello di contaminare la vecchia didattica attraverso linguaggi della pedagogia teatrale e dell’audiovisivo;  aiutare gli studenti a essere più protagonisti e i docenti meno primi attori. Bisogna svecchiare questa didattica, mollare la benedetta lezione frontale dove i ragazzi guardano solo le schiene dei compagni, piuttosto che gli occhi. Gli studenti non devono solo ascoltare, ma fare esperienze attraverso confronti, ricerche e laboratori. Occorre riaprire all’immaginario, abbiamo scippato, questi ragazzi, dei loro talenti…”.
Come e dove ti vedi fra cinque anni?
“Vorrei vedermi viaggiare, con mio figlio che intanto avrà trovato una sua strada e, possibilmente, ancora innamorata di Thomas (l’attore Thomas Trabacchi)”.
C’è una domanda che avresti voluto ti facessi e che non ti ho chiesto?
“Ma no… anzi, forse ho parlato anche troppo! Povera te chè ora dovrai sbobinare tutta questa roba!(ride, ndr) “

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