ESCLUSIVE

SCRIVERE NON È UN’ESIGENZA PER ME, NON HO IL SACRO FUOCO DELLA SCRITTURA

Intervista allo scrittore partenopeo Maurizio De Giovanni, autore dei romanzi di successo dai quali sono tratte le tre serie tv del momento: I bastardi di Pizzofalcone, Mina Settembre e Il commissario Ricciardi.

Maurizio De Giovanni, classe 1958, è certamente lo scrittore partenopeo contemporaneo più amato e acclamato. Un successo letterario, il suo, che va a pari passo con quello televisivo : ben tre dei personaggi dei suoi libri – Mina Settembre, il commissario Ricciardi e l’ispettore Lojacono – sono infatti diventati i protagonisti di altrettante acclamate serie tv, tutte made in Rai. E il quarto, ci racconterà De Giovanni nella nostra chiacchierata, lo diventerà a breve: la società di produzione Palomar ha acquistato i diritti per adattare i polizieschi sull’ex agente segreto Sara. La sua penna è magica, direbbe qualcuno, considerando che ogni personaggio che crea riesce ad emozionare, intrigare  e a farsi amare da milioni di lettori prima e altrettanti telespettatori poi.
È stata una grande emozione, per me, interagire con Maurizio, in occasione di questa intervista: una persona disponibile, garbata, assai generosa ed entusiasta come solo i Grandi ci riescono davvero. E io non posso che essergliene grata!
Maurizio, lei è orgogliosamente napoletano: quante ispirazioni letterarie offre una città come Napoli?
Una città come Napoli è un paradiso per uno scrittore! Una storia è sempre il racconto di un cambiamento e Napoli offre questi cambiamenti constantemente. È una città di conflitti e di vicinanze tra elementi che non si mischiano fra di loro facilmente, basti pensare a quartieri come Forcella, Sanità o Quartieri spagnoli, inseriti all’interno di una città con un’attitudine popolare ma, sempre e  costantemente, vicina alla borghesia e all’aristrocazia della stessa.Tuttavia non esiste distanza o distanziamento. È perfetta per un narratore.
Che Napoli raccontano i suoi libri?
Beh, in realtà io cerco di raccontare storie all’interno di Napoli, non Napoli stessa. Io racconto personaggi, narro di incontri e scontri che avvengono nella città, chiaramente da prospettive diverse altrimenti scriverei sempre le stesse cose. Per esempio in Ricciardi descrivo una Napoli emotiva, sentimentale, miserabile ma anche piena di speranza. Il personaggio di Mina, invece, vive una Napoli sociale, molto colorata, ‘difficile’ ma decisa a migliorare. Ne I bastardi di Pizzofalcone si evince una Napoli criminale ma fatta di sentimento e nella serie di Sara quella nascosta e segreta.
Ha dichiarato che se non fosse stato napoletano, non avrebbe mai scritto una sola parola. Perché ne è così certo?
Semplicemente perché nel mio girare e viaggiare, non ho mai trovato una città che mi riempisse di stimoli come Napoli!
Ben tre serie tv Rai tratte dai suoi romanzi, come se lo spiega questo grande successo dapprima editoriale e poi televisivo?
Io credo che, in questa nazione, ci sia molta voglia di Napoli. Penso e sono convinto che Napoli abbia un’identità diversa, molto peculiare che incuriosisce e intriga il resto del Paese: una città che propone situazioni così diverse, dotata di una bellezza assai attraente, in contrasto con le povertà o le sue miserie. Tutto ciò desta sempre grande interesse.
Cosa c’è di suo nella realizzazione delle serie tv, oltre ai personaggi?
Innanzitutto bisogna dire che la mia posizione è diversa in ciascuna delle tre fiction: Ricciardi, ad esempio, è la trasposizione in video dei libri, ogni puntata è tratta da un romanzo, e io ho supervisionato la fedeltà delle storie. Quanto a Mina Settembre, ho fornito l’idea, i personaggi, l’ambientazione e i ruoli, ma non ho scritto io le storie.
Mi dica la verità, quando guarda le serie tv, pensa mai “Ah però, è meglio il libro (mio)?”
Diciamo che, a volte, penso che siano diverse dai miei libri, questo si. Il fatto è che, in una serie televisiva, subentra l’azione di molta gente e di diverse professionalità che esercitano, legittimamente, la loro autonomia. Il regista scrive quello che immagina, il direttore di fotografia sceglie l’inquadratura che ha in mente, lo scenografo crea ambienti per come li visualizza. Fatalmente la mia immaginazione è diversa ma questo lo so, lo sapevo da prima. Non sono così presuntuoso da credere di essere il depositario della verità, accetto che ci sia qualcuno preposto a immaginare cose diverse dalle mie. È libero di farlo.
Gli attori scelti per i vari protagonisti la convincono totalmente?
No non mi convincono sempre,  ma ci sta.
Lei ha iniziato a scrivere da adulto e per caso. Ma Maurizio De Giovanni piccolo, invece, cosa sognava di fare da grande?
Fin da ragazzo mi è sempre piaciuto scrivere, era la cosa che mi riusciva meglio ma non credevo mai di poterne fare un lavoro. Ero portato come può esserlo un ragazzino che magari suona uno strumento a orecchio o che gioca bene a pallone nel cortile, per dire. Ero convinto fosse solo un’attitudine collaterale più o meno divertente ma non utilizzabile per “viverci”. Questo l’ho scoperto molto più tardi. Il fatto è che io scrivo quando devo farlo, non è una mia esigenza personale, non sento quella sorta di “spinta”, non ho il sacro fuoco della scrittura, ecco. È successo tutto molto per caso, facevo un lavoro che mi consentiva di vivere degnamente, dunque è stata una sorpresa innanzitutto per me.
Quali sono i suoi prossimi progetti? Vedremo qualche altro protagonista dei suoi libri, animarsi in tv?
Penso proprio di si. Sto scrivendo il prossimo libro della serie Sara, pubblicato da Rizzoli, si chiamerà “Gli occhi di Sara”, una bella storia ambientata tra la fine degli anni 80, i primi anni 90 e oggi, ed è stata già acquistata dalla Palomar di Carlo Degli Esposti, stesso produttore di Montalbano. Inoltre uscirà il nuovo libro di Mina Settembre, e poi il film de “Il silenzio grande” diretto da Alessandro Gassman con Margherita Buy Massimiliano Gallo e Marina Confalone. E poi si vedrà…
Come sta vivendo questo particolare e difficile momento storico? 
Con molta preoccupazione. Mi pongo il problema di quanto e come tutto questo inciderà sul futuro, di quello che ci porteremo dietro. Credo che molte cose cambieranno e non tutto tornerà come prima.
Una mia amica napoletana ci ha tenuto assai a suggerirmi questa domanda: ” È noto a tutti la sua passione per la squadra di calcio del Napoli. Pensa che avremo la gioia di vedere un altro scudetto o perdiamo la speranza?”. Che le rispondiamo?
Ma sicuramente che la speranza non si può e non si deve perdere! Un vero tifoso vive di speranza, per cui credo sia inevitabile che il Napoli vinca un altro scudetto perché questa città è grande ed è piena di passione e talento! Dica alla sua amica che accadrà certamente, non so se succederà a breve o fra 10 anni, ma le dica di tenersi appesa, ben salda, alla speranza. Mi raccomando!
Maurizio, come si vede tra cinque anni? 
Innanzitutto spero di essere vivo, tra cinque anni, ché a quest’età non è per niente scontato. E poi spero di avere ancora tante altre storie da raccontare…

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