ESCLUSIVE

VI RACCONTO L’ AMORE PER IL PIANOFORTE, I TOUR SOLD OUT IN CINA E IL MIO ESCLUSIVO MATRIMONIO

Intervista a Giulia Mazzoni, pianista e compositrice di fama internazionale che ha sposato Federico d'Annunzio, imprenditore toscano e bisnipote del grande poeta.

Giulia Mazzoni, nata a Prato, classe1989, è una pianista e compositrice di fama internazionale. Nel 2013 fa il suo esordio discografico con l’album “Giocando con i bottoni”, contenente 14 composizioni inedite per pianoforte solo, che si muovono tra tradizione classica e musica pop che è stato pubblicato e distribuito anche in Cina, paese dove l’artista ha riscosso un grande successo di pubblico e di critica con un tour di 5 date sold out.
Il 21 Ottobre 2016 è uscito il suo ultimo album, “Room 2401”, con Sony Music. All’interno sono presenti 12 brani inediti + 3 bonus tracks e una prestigiosa collaborazione con il Maestro Michael Nyman nel brano “The departure”. A gennaio 2018 è tornata per la seconda volta in Asia, con un tour sold out partito da Taiwan e concluso in Cina, che ha portato l’artista a suonare in teatri di grande prestigio come il “Taoyuan City Performing Art Center” di Taiwan o il “Tianjin Jiwan Grand Theater” in Cina.
Il 2 Giugno del 2018 Giulia corona la sua storia d’Amore con Federico d’Annunzio,  imprenditore toscano e pronipote legittimo del grande poeta. E lo fa con un matrimonio unico e originale che si è svolto sulla nave Puglia del Vittoriale, tra i colpi di cannone, gli ospiti con ombrellini e ventagli firmati Gabriele d’Annunzio, la sposa in pizzo blu Dolce e Gabbana all’arrivo con tanto di cambio d’abito per la cerimonia, patchwork pieno di Swarovski firmato Alessandro Michele per Gucci. E ancora la Mazzoni che, prima dello scambio delle fedi, ha suonato su un pianoforte a coda Winter’s Dream dall’album Room 2401 mentre tutta la cerimonia veniva trasmessa in diretta streaming sul sito del Vittoriale.
Io e Giulia ci siamo parlate diverse volte a telefono, in questi mesi, e durante il primo lockdown abbiamo realizzato anche una simpatica diretta instagram insieme. Che posso raccontarvi di lei, oltre al fatto che un’artista sui generis, originale e assai interessante?
Sicuramente mi è arrivato tutto l’entusiasmo e la dolcezza di una ragazza dai modi e dai valori desueti. Imbattermi in lei, è stato un piacere, oltre che un arricchimento personale, questo è certo. Ci siamo ripromesse di incontrarci, della serie” quando le affinità abbattono muri virtuali”.
Tutto questo e molto altro, nella nostra bella chiacchierata!
Ciao Giulia! Ti racconto una storia: c’era una volta una bimba di 10 anni che, un giorno, durante la ricreazione, sentì un suono bellissimo provenire da un’aula e… continui tu?
… la bambina seguì quella melodia e incontrò, per la prima volta, un pianoforte. Fra i due fu amore a prima vista e, da quel giorno, non si separarono mai più. Sai, fu allora che paii che, finalmente, non ero più sola. Ogni volta che potevo, andavo a giocare in quell’aula con il pianoforte, improvvisando melodie. Ancora non conoscevo la musica ma riuscivo già a creare piccoli pezzi che memorizzavo ad orecchio e poi ripetevo. Quando lo rivelai ai miei genitori, furono ben felici di assecondare il mio sogno iscrivendomi alla Scuola di Musica Verdi di Prato dove iniziai a studiare anche un altro strumento, il sax contralto. Grazie ai continui stimoli culturali dei miei Maestri e della mia famiglia, sono riuscita a sviluppare la mia fantasia e ad approfondire la mia vena di compositrice che poi mi ha portata a Milano, al Conservatorio Giuseppe Verdi e alla pubblicazione dei miei due album “Giocando con i Bottoni” e “Room 2401”.

Quindi i tuoi genitori hanno capito subito che, quella col pianoforte, era una storia seria e non solo un’avventura?

Non proprio! ( ride n.d.r.) Ti rivelo un segreto, io non ho avuto il pianoforte a casa per moltissimi anni e, ogni pomeriggio, andavo a studiare a scuola facendo avanti e indietro. E i miei genitori non mi accompagnavano mai, volutamente. Volevano testare il mio grado di dedizione e sacrificio. Mio padre, in particolare, voleva capire se la musica fosse una passione reale o solo un capriccio. Dovetti aspettare il mio quindicesimo compleanno prima di ricevere il tanto desiderato pianoforte e fu il regalo più bello del mondo!

Come definiresti il tuo genere e stile musicale? So che non ami molto le etichette…

No infatti, non le amo. Preferisco la sostanza e il gusto genuino delle cose senza dare loro un nome. Così posso vivere pienamente quella esperienza senza essere influenzata prima di compierla. La mia musica è libera, nasce da dentro e prova a raccontare, senza le parole, situazioni e momenti, emozioni vissute. Sono fotografie sonore, dove ognuno puo’ ritrovarsi e aggiungere il proprio significato all’interno. Il mio pianoforte è di tutti, è pop e la mia musica vuole essere un abbraccio collettivo, un porto sicuro che accoglie ogni essere. È il mezzo con il quale racconto e viaggio, è l’estensione della mia anima.
Mi muovo tra il minimalismo, il pop, il romanticismo. Sono curiosa e appassionata di musica, tutta la musica, quella bella al di là, appunto, del genere.

Come nascono i tuoi pezzi e dove trai ispirazione?
Le mie composizioni nascono da esperienze che vivo o che ho vissuto. A volte sono ricordi, altre emozioni provate e qualche volta sogni.Ciascuna canzone narra qualche episodio della mia vita o di influenze ricevute da una lettura, un film o dall’arte. Cerco di ascoltare il mondo intorno a me e percepire il più possibile, prenderlo, farlo mio e poi dargli una voce con il pianoforte. I miei pezzi sono fotografie che scatto continuamente e che poi sviluppo nella mia camera oscura, il pianoforte. Ho una tavolozza di 88 colori che mischiati insieme ne danno altrettanti aumentando così le mie possibilità di espressione. Tutto puo’ ispirarmi, anche questa chiacchierata con te. Potrebbe portarmi a guardarmi dentro in modo diverso e poi a  sedendomi al pianoforte, ad aprire un cassetto dimenticato e improvvisare una nuova melodia che poi diventa una canzone.
Tu sei famosissima e acclamatissima anche e soprattutto in Cina, in Corea e in altri paesi asiatici dove hai tenuto tour acclamati e di successo e numerosi concerti sold out. Come è capitato tutto questo?
 E’ stata Roma a portarmi fortuna. Il nostro Impero mi ha portata in un altro grande Impero. Tutto è iniziato all’Auditorium Parco della Musica di Roma, stavo presentando il mio primo album “Giocando con i bottoni”. Tra il pubblico c’era un promoter molto importante che lavorava con artisti internazionali in Cina. Rimase colpito dal concerto e dalla mia musica e mi propose di iniziare un percorso parallelo in Cina. Nel 2013 il primo tour in Asia ebbe un grande successo, suonai nei teatri più importanti della Cina, veri templi della musica. Da quel momento sono tornata in Cina, due volte l’anno proseguendo il mio percorso e arrivando alla pubblicazione dei miei album : “Giocando con i bottoni “(pubblicato in Asia da China Records) e Room 2401 (pubblicato anche in Cina da Sony Music).
Ma che rapporto hai con la Cina? Una cultura assai differente dalla nostra…
Sono molto legata alla Cina, è un paese che mi ha dato molto e il pubblico mi ha dimostrato, fin da subito, grande affetto e una apertura inaspettata verso un genere di musica più vicino al pop che alla classica. In teatro i ragazzi cantavano le melodie, si emozionavano ed era una cosa meravigliosa, magica. Sono un popolo molto romantico e credo che abbiano percepito fin da subito la dolcezza, emozionalità presente nel mio stile. Ho imparato moltissimo dalla loro cultura e sto cercando di migliorarmi ed essere sempre più vicina al loro mondo, quando sarà possibile riprendere i concerti. Pensa che sto imparando persino il cinese da qualche mese per poter comunicare un po’ ed abbattere altre barriere.
A proposito del tuo desiderio di riprendere a fare concerti, come stai vivendo questo particolare momento storico? Cinema, teatri e piazze chiuse, cosa ne pensi?
Sai, nel primo lockdown, ho aiutato, nel mio piccolo, usando i miei contatti con la Cina e donando agli ospedali migliaia di mascherine ffp2. Mi sono resa utile cercando di infondere forza morale agli altri e partecipando a diverse iniziative in streaming e proponendo ogni sera un concerto. Ho anche usato il tempo a disposizione per prepararmi al futuro cercando di imparare, studiare, migliorarmi, sperimentare. Ho visto per la prima volta i fiori sbocciare in giardino, non avevo mai osservato una fioritura perchè ero sempre in giro. Ho assistito al ritorno degli animali in città, pensa che ho incontrato un grosso tasso in Piazza Duomo a Firenze.
Ho vissuto, però, anche momenti difficili, ho dovuto cancellare molti concerti e ho visto persone vicine partire per il cielo. Cosa penso della situazione? Trovo che siano state fatte scelte sbagliate da parte del governo, i teatri sono un luogo sicuro se adottiamo le giuste precauzioni. Ho preso un aereo per andare a Parigi per motivi familiari, e ti assicuro che quel contesto era decisamente più pericoloso di un concerto in teatro con i distanziamenti e tutte le misure necessarie. Penso che lo stato abbia un po’ abbandonato la mia categoria e il mondo della cultura in generale o quantomeno che l’abbia ritenuta secondaria. Oltre agli artisti che vediamo sul palco, ci sono tanti lavoratori del mondo dello spettacolo che non sono stati tutelati e che si ritrovano senza lavoro.
Qual è la cosa che più ti manca dei concerti? 
Mi manca il contatto con le persone, quello è l’ingrediente segreto che permette di realizzare la magia. Il concerto non lo faccio da sola, le mie note si caricano con i respiri e gli sguardi, le emozioni della gente di fronte a me. Il concerto lo facciamo insieme, vince il “Noi”. Purtroppo per la pandemia ho dovuto cancellare 3 tour in Asia e i concerti in Italia. Questo è stato difficile da accettare soprattutto dal punto di vista umano. Per me il rapporto con il pubblico è tutto.
 So che hai un nuovo progetto in fase di realizzazione, cosa ci puoi anticipare?
 Sarà un album molto particolare al quale sto dedicando tutte le cure e le attenzioni possibili. C’è stata una fase molto importante di studio e preparazione nella quale mi sono messa in gioco completamente provando a sperimentare anche con l’elettronica e lavorando con arrangiamenti diversi. Il pianoforte sarà come sempre al centro ma ci saranno anche tante sorprese e sperimentazioni. Saranno incluse diverse collaborazioni importanti. Non posso dire di più, al momento,  ma spero con tutto il cuore di condividerlo presto con voi!
Giulia, non posso non far cenno al tuo privato perché tu, nel 2018, hai sposato Federico d’Annunzio, bisnipote del grande poeta, e lo hai fatto in un luogo inedito e assai suggestivo, il “Vittoriale degli italiani “. Ecco, i dettagli di quel giorno, erano a dir poco incredibili. Ti va di ripercorrere insieme qualche momento?
E’ la prima volta che ne parlo davvero, tu sai quanto sia riservata e tenga alla mia vita privata, tuttavia credo che sia bello raccontare qualcosa di più intimo e privato per condividere la bellezza e la verità. E’ stato un giorno che non dimenticherò mai, in un luogo speciale e con una persona speciale. Federico ha una grande sensibilità che lo rende diverso dagli altri. La sua etica, talento, intelligenza acuta e la grande anima lo caratterizzano, e si manifestano anche nel suo lavoro di imprenditore. Sono questi gli elementi che mi hanno portata a compiere questo grande passo con lui. Ci siamo sposati sulla Nave Puglia, una nave ariete torpediniere della Regia Marina donata a Gabriele d’Annunzio nel 1923 e inserita nel parco del Vittoriale degli Italiani, rivolta verso l’Adriatico. Nessuno si era mai sposato lì, solo il discendente diretto di Gabriele, il Principe di Montenevoso, ha avuto questo privilegio. Siamo arrivati sulla macchina d’epoca, rosso fiammante, del bisnonno, un’Alfa Romeo che lui chiamò “Soffio di Satana”. Ho salutato gli ospiti e tutti i visitatori del museo (Oggi il Vittoriale è un museo) indossando un abito di pizzo blu e poi, prima che iniziasse la cerimonia, sono scappata a cambiarmi all’interno del MAS 96. Quando sono scesa dalla scalinata, tutti i presenti, e in primis mia madre, sono rimasti molto sorpresi, non si aspettavano questo cambio di abito e credo di averli lasciati a bocca aperta perché non era propriamente tradizionale : era molto colorato e con delle farfalle, motivi floreali e una Chiroptera sulla schiena (un pipistrello). Un abito che mi rappresentava pienamente. Sposarsi su una nave nel bosco, immersi tra i fiori e la natura è stato il viaggio più bello che potessi desiderare, una favola. Ci ha sposati Giordano Bruno Guerri, Presidente del Vittoriale e nostro caro amico che ha riservato per noi parole cariche di affetto che non dimenticherò mai. Ho tanti ricordi legati a quel giorno ma il più bello e intimo è stato una promessa che Federico ha scritto per me e che mi ha letto durante la cerimonia. Nessuno mi aveva mai dedicato parole così cariche di amore. Lo rifarei oggi  se potessi.
Sarei curiosa : che canzoni ascolta Giulia Mazzoni quando è in auto ad esempio, o mentre fa jogging?
Dipende dal momento. Ascolto tantissima musica e ogni giorno diversa. In questo periodo, ad esempio, ascolto canzoni che mi infondono coraggio e mi danno carica come “Look what I Found” di Lady Gaga dal film “A star is born”; “Boys Will be Boys” di Dua Lipa; ”The day is My Enemy” di The Prodigy; “La grande Cascade” di Renè Aubry, “a New Error” dei Moderat, “before i close my eyes” di XXXTENTACION, “Kacey Talk” di YoungBoy Never Broke Again,
“études: n.9 “ di Philip Glass. Vado a periodi, questo è il mio periodo verde.
 Dove e come ti vedi fra cinque anni?
Domanda difficile alla quale non so rispondere. Diciamo che mi vedrei bene sulla luna. Mi piacerebbe tanto visitarla, sai. Ma tu, lo immagini il pianoforte appoggiato su un cratere e il pubblico che fluttua?
Lo immagino, lo immagino. A proposito Giulia, se poi questa chiacchierata ti ispirerà davvero una canzone, come hai dichiarato, fammelo sapere eh…

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