Politica

Recovery, Renzi: “No a inutili task force”

Il leader di Italia Viva contesta la formula scelta dal premier: "Per mesi abbiamo ricevuto solo silenzio, poi allʼimprovviso Conte comunica che ci saranno dei tecnici a gestire il tutto"

(Firenze)- Il  “Recovery Fund ” è l’ultima occasione che abbiamo per progettare il futuro del nostro Paese”. Lo afferma Matteo Renzi, contestando la formula della task force scelta da Giuseppe Conte. Su task force e ipotesi di crisi per le divisioni nella maggioranza si è espresso anche il ministro Provenzano: “Chi si assume questa responsabilità ne trarrà le conseguenze”. Mentre per il ministro Patuanelli, il dialogo sul Recovery “è ancora in discussione”.

“Per mesi abbiamo ricevuto solo silenzio e task force. Poi all’improvviso il premier comunica che ci saranno dei tecnici a gestire il tutto“, dichiara l’ex premier in un’intervista a La Repubblica.. “Penso che la maggioranza debba fare una riflessione seria su cosa fare e su come farlo. A luglio ho chiesto pubblicamente a Conte, in Aula, di avere un dibattito parlamentare su questo tema, anche utilizzando agosto se necessario”.

“No a modi sprezzanti e a centinaia di consulenti” – “Del merito non sappiamo niente – prosegue Renzi – e sul metodo siamo contrari. Questo modo di fare non è solo sprezzante: è sbagliato. Noi siamo contrari a sovrastrutture di centinaia di consulenti che stanno al Recovery Fund come i navigator stanno al reddito di cittadinanza. Il futuro dell’Italia dei prossimi vent’anni non lo scrivono Conte e Casalino nottetempo in uno stanzino di Palazzo Chigi”. Quindi in Consiglio dei ministri Bellanova e Bonetti voteranno contro la proposta di governance avanzata da Conte? “Spero che il premier si fermi prima di mettere ai voti una scelta non condivisa”.

“Spero in Conte politico e non populista” – “Non divido i politici tra accentratori o decentratori – sottolinea ancora Matteo Renzi – ma tra capaci e incapaci. Un premier che accentra ma raggiunge il traguardo va bene. Oggi i populisti guardano i sondaggi e gli indici di simpatia, i politici guardano il Pil e gli indici di disoccupazione. Spero che Conte voglia caratterizzarsi come politico e non come populista”.

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