Spettacolo

#Poesia

Intervista con il giovane cantautore Simone Frulio

Simone Frulio, giovane cantautore milanese, scrive per passione raccontando la sua generazione con gli occhi sinceri di chi ne fa parte. Per lui si prospetta un Ottobre ricco d’impegni e soddisfazioni: a giorni discuterà la tesi per iscriversi poi al Master in “Fare TV Gestione Comunicazione e Sviluppo”; il 18 Ottobre è in calendario l’uscita del singolo “Sguardi” in anteprima al disco “Battito di mano”, che uscirà il 15 Novembre. Un ragazzo che insegue i propri sogni, consapevole di quanto impegno ci voglia per realizzarli.

 

“Perché tu vali tanto, non solo per me, ma per chiunque ti stia accanto” (inciso del brano)

Questo inciso è tratto da “#poesia”, un brano del nuovo attesissimo album in uscita il 15 Novembre. Cosa rappresenta per te?

Un brano – questo – tra i miei preferiti, nato di getto da una poesia. Solo in seguito ha trovato la sua melodia, un flusso di coscienza, in cui ho voluto raccontare una storia d’amore autentica dove il “prendersi cura” e la fiducia sono fondamentali. Una canzone da ascoltare con attenzione, magari in cuffia prima di addormentarsi.

La tua è una “generazione di fenomeni”? Qual è la tua personale opinione?

La mia è una generazione, se non di fenomeni, fortunata e sfortunata al tempo stesso. Un’epoca  digitalizzata e veloce, sicuramente evoluta. Nonostante tutto, a mio parere, questa immediatezza ci priva di qualcosa: abbiamo opportunità incredibili, potendo viaggiare anche per studio in un’Europa che è davvero a portata di mano, ma non sempre ne sappiamo approfittare. Talvolta l’indolenza ci “frega”, illudendoci di poter avere tanto senza fatica alcuna, rinunciando a cercare dentro di noi risorse preziose.

Qual è la vostra opinione del mondo?

Non voglio essere frainteso, ma credo che talvolta si cerchi di sfruttarlo senza sentircene responsabili. Le manifestazioni recenti sono però, un segnale molto positivo, la speranza concreta che il vento stia cambiando: nelle nostre mani ci sono il futuro e la possibilità di rendere il mondo un posto migliore per noi e per le generazioni a venire.

Ti senti “fuori dal coro”?

Sono un ragazzo come tanti, ma fortunatamente educato all’impegno e alla responsabilità. Devo ringraziare i miei genitori che, col loro esempio, mi hanno dimostrato come il prefiggersi obiettivi, renda liberi. La mia è una generazione da “fast food”, mentre io ho imparato ad apprezzare anche la cura, l’attenzione, la fatica nel preparare e prepararsi per la vita, la stessa che mette mia nonna nel cucinare per noi. 

Secondo la tua esperienza, i Talent quanto possono essere “didattici”?

Per me sono stati fondamentali e mentirei a dire che non mi hanno insegnato qualcosa. Ho partecipato da bambino a tre edizioni di “Io canto” e poi con i Freeboys a X Factor 7; in entrambi i casi sono stati un’ottima scuola. A X Factor, in particolar modo, lavorare con Luca Tommasini e con i vocal coach è stata un’esperienza davvero incredibile per mettermi alla prova e fare un salto di qualità importante. Oggi forse ce ne sono troppi e non tutti di valore e questo ne pregiudica la riuscita. Credo che non debbano essere considerati un punto di arrivo, ma di partenza, altrimenti saranno una cocente delusione.

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