PARTHENOPE di Paolo Sorrentino
Visti per noi - la recensione dei film di Giuseppe Christian Gaeta

PARTHENOPE di Paolo Sorrentino – Supercast (Celeste Della Porta, Stefania Sandrelli, Luisa Rainieri,Silvio Orlando, Gary Oldman, Isabella Ferrari, Peppe Lanzetta, Biagio Izzo, Geppy Glesias) a servizio di un ispirato Sorrentino. La storia di una donna, e di Napoli, dagli anni 60 ai giorni nostri. Una donna “libera” e “diversa” nel più tradizionale dei contesti urbani.
Grandezze e Bassezze di una città e di un popolo inafferrabile, indefinibile, sfuggente. Tutte le suggestioni e le paturnie di Sorrentino, che già conosciamo, portate al diapason. Il mare, le spiaggie, i bassi, la religione, la blasfemia, il sesso, la tragedia, la morte e la superstizione di una razza a parte. I riferimenti facili : “La Pelle” della Cavani, “Ferito a morte” di La Capria, “Napoli Ferrovia” di Ermanno Rea.
E naturalmente se stesso. Siamo a La Grande Bellezza ….di Napoli. E dell’hinterland con tutte le sue suggestioni (il “Voglio andare a Capriii!” di Servillo ne “L’uomo in più”è servito). La protagonista femminile, una Della Porta di una Bellezza debordante, è l’alter ergo al femminile del Servillo/Jep Gambardella del film da Oscar del 2013. Scostante, annoiata, diversa, incerta. In perenne bilico fra il tormento e l’estasi, il successo e il crollo, sempre in cerca di qualcosa…forse della Grande Bellezza partenopea.
Che non troverà. O forse sì. Contornata da personaggi in-credibili sempre a mezzo fra il vero e il verosimile: Achille Lauro l’armatore demagogo ex-sindaco e Presidente del calcio Napoli, l’arrogante Gianni Agnelli (?), la “vajassa arriccuta” Greta Cool simil Loren (“Greta Cool…vai a fare i chionzi!”), l’ubriacone geniale John Cheever (un magistrale Gary Oldman), il Vescovo lubrico Peppe Lanzetta più attento alle scopate e al campari gin che al sangue di San Gennaro, fra sesso in pubblico, bagni a Marechiaro, dive sboccate, camorristi chic, aperitivi in Piazzatta e alcove ricavate nel Duomo di Napoli, si spiegano sotto gli occhi dello spettatore tutte le fisime, le suggestioni e le mitologie profane di Sorrentino sulla Partenope città, oltre che sulla Parthenope donna. 
Un film intimista e autoreferenziale che sfiora il manierismo, ma non deborba. Il Cinema è quello di Coppola. Il Cinema è quello di Sorrentino. C’è poco da fare. Tutto il resto in sala, è noia. Menzione d’onore per Silvio Orlando Professore-stronzo dell’Università che fu. E che però è sempre uguale a se stessa. L’unica cosa che non cambia mai con lo scorrere del Tempo. Fotografia da Oscar. Colonna sonora da sturbo (c’è un Cocciante Titanico incollato sulle scene madri). Per gli amanti de “La grande bellezza”. Astenersi chi l’ha odiato.



