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Documenta 30, un viaggio nella strage della Moby Prince

Documenta 30, un viaggio per ricordare la strage della Moby Prince

Documenta 30 è un viaggio nel ricordo, per riportare a galla, la strage della Moby Price avvenuta a Livorno, il 10 aprile 1991. Dopo la collisione tra il traghetto e la petroliera Agip Abruzzo muoiono 140 persone tra equipaggio e passeggeri.

Un viaggio per riannodare i fili di un passato dimenticato con troppa velocità che l’associazione Effetto Collaterale in collaborazione con l’associazione 140, formata dai familiari delle vittime, ha cercato di ricordare.

Un lavoro sviluppato a tappe con affianco i familiari dell’associazione per ricordare quello che è avvenuto nelle acque della Toscana, ben 30 anni fa, di cui le vittime aspettano ancora di ricevere giustizia.

Ne parliamo con Cristina Galasso, volontaria dell’associazione che ha sviluppato insieme a Valeria Benini, Francesca Talozzi e Attilio Zavatta l’intero lavoro.

Cristina cos’è Documenta 30?
Era il desiderio di dare voce al ricordo della strage nella città di Livorno. Un disastro che non ha ancora ricevuto giustizia, nonostante siano passati 30 anni e due commissioni di inchiesta, una alla Camera che ha accertato i ritardi nei soccorsi e un’altra al Senato che continuerà i lavori della prima per arrivare a quella verità, che dopo 30 anni, ancora non arriva per vittime e familiari dell’incidente marittimo con più vittime a bordo in Italia.

Da dove siete partiti per dare voce a questo ricordo?
Francesca Talozzi, regista dell’associazione, durante la preparazione di uno spettacolo teatrale si imbatte in un giovane attore che non conosceva la storia della strage, ci è sembrato inverosimile che le giovani generazioni, a distanza di qualche decennio, fossero prive della storia di questo evento. Da lì è stato messo in scena uno spettacolo teatrale e poi a seguire, quest’anno, abbiamo sviluppato per il trentennale “Documento 30”.

In cosa consiste?
In più attività. Siamo partiti con “140*140 = memoria continua” ovvero la realizzazione di 140 manifesti, uno per ogni vittima della strage. Abbiamo chiesto tramite una call, a tutti i cittadini di Livorno e non, di adottare un manifesto che ricordasse ogni singola vittima.

E com’è andata?
Benissimo.  Hanno partecipato artisti, familiari delle vittime e cittadini. Abbiamo realizzato tutti i manifesti, ogni partecipante ha inoltrato la sua bozza e grazie al supporto di un esperto grafico abbiamo realizzato le 140 stampe affisse per tutta la città, nell’aprile di quest’anno. Sui social abbiamo trovato le condivisioni dei singoli manifesti, molti li hanno proprio cercati e postati.

A seguire, nei giorni dal 10 al 15 maggio, abbiamo realizzato laboratori, con video, istallazioni e una mostra degli oggetti rinvenuti in nave, intitolata “Oggetti di una strage”. Occhiali da sole, un accendino, orologi e tantissime chiavi depositate in una scatola e ritrovate, nuovamente, durante un trasloco della Polizia Marittima di Livorno. Il contenitore è stato consegnato nel 2020 a Loris Rispoli, presidente dell’associazione 140.

Le foto sono raccolte in un catalogo.

Un oggetto che ti ha colpito particolarmente?
Una foto di una famiglia in gita al mare. Il fuoco ha bruciato leggermente i bordi.

Chi vi ha sostenuto per questa iniziativa?
I cittadini, tramite una raccolta fondi on-line, siamo riusciti a sostenere tutte le spese di realizzazione; ma la cosa più importante è stata il desiderio di conoscere e di confrontarsi della città con un evento così importante, di cui poco si è parlato.

Come prosegue questo percorso di memoria.
In autunno la mostra dovrebbe essere ospite, ad Ercolano, su richiesta di alcuni familiari delle vittime provenienti dalla città campana, morti nella strage.

 

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