Economia

Christine Lagarde, è la prima donna a guidare la Bce

Ex avvocato e ministro francese dell'Economia per la successione a Mario Draghi

Tutto il  gotha dell’Europa riunito a Francoforte per l’addio di Mario Draghi alla Bance centrale europea. «Professor Draghi, caro Mario, come cittadino europeo desidero dirti grazie»: con queste parole il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha concluso il suo discorso-saluto al presidente uscente della Bce. Lasciare la Banca centrale è più facile, sapendo che «è in buone mani», ha detto Draghi, di fronte a Christine Lagarde, chiamata a succedergli dal primo novembre.Oggi, con una cerimonia molto attesa nel grattacielo della Bce a Francoforte, il passaggio del testimone tra Mario Draghi e la francese Christine Lagarde. Otto anni alla guida della Banca Centrale nei quali Draghi ha traghettato l’euro al di fuori della tempesta della crisi finanziaria globale. Al timone ora ci sarà l’ex direttrice del Fondo monetario internazionale. Per l’ex governatore si parla di un possibile rientro in Italia con un ruolo di primo piano: il Quirinale o la premiership di un governo tecnico che seguirà il Conte-bis, ma non c’è ancora nessuna conferma.

La vita di Christine Madeleine Odette Lallouette, secondo il suo nome da nubile, è un’irresistibile scalata al successo: nasce il primo gennaio 1956 a Parigi, cresce a Le Havre (Normandia). È divorziata e ha due figli. I suoi genitori sono insegnanti e nella sua adolescenza fa parte della squadra nazionale di nuoto sincronizzato. Laureata in filologia inglese, prosegue la sua formazione con un diploma in studi superiori specializzati in diritto sociale a Parigi.

Insomma, Lagarde è una star dell’economia mondiale, ma il suo curriculum non prevede una laurea in questa materia. È infatti avvocato e in questa veste dal 1981 entra in Becker and McKenzie, in qualità di esperta di diritto europeo, di lavoro e di antitrust. Tra il 1995 e il 1999 presiede il cda dello studio. È anche assistente al Congresso Usa di William Cohen, ex segretario alla Difesa e consigliere del presidente Bill Clinton. Nel 2005 inizia la sua scalata politica in Francia, nominata ministro delegato al commercio estero nel governo Villepin, poi ministro dell’Agricoltura nel governo Fillon e dal 2007 ministro dell’Economia, dell’Industria e dell’Impiego, cioè la regina dell’economia francese.

Proprio la sua carriera come ministro le causa problemi con il sistema giudiziario del suo paese. Alla fine del 2016 la Corte di Giustizia della Repubblica (CJR) la condanna per negligenza nella deviazione di fondi pubblici a favore dell’uomo d’affari Bernard Tapie, vicino a Nicolas Sarkozy, pur assolvendola dai reati più gravi.

Lagarde, secondo una ricostruzione non proprio benevola dell’agenzia Reuters, parla un inglese fluente, ma di economia ne mastica poca e, durante la crisi finanziaria del 2008, secondo i maligni, è emersa più per il suo attivismo che per la riuscita delle sue proposte. Nel 2001 però diventa direttore generale del Fondo monetario internazionale, a seguito delle dimissioni di Dominique Strauss-Kahn, accusato di tentato stupro a New York. E qui di crisi ne affronta parecchie, anzi a capo del Fmi diventa una vera e propria ‘specialista delle crisi economiche’.

Paradossalmente l’Fmi in questi anni, proprio dopo la crisi finanziaria del 2007-2008, cambia drasticamente la propria linea: esce da quello che una volta si chiamava Washington consensus, e cioè un approccio fondato su una fiducia estrema nel funzionamento del mercato, che doveva essere valido per tutti i Paesi, tipico dei grandi organismi internazionali, per i quali le ricette anticrisi erano sempre quelle: liberalizzazione dei mercati, taglio del costo del lavoro, insomma, cure standard, valide per tutti.

Con a fianco un economista come Olivier Blanchard e un vice come David Lipton già assistente di Clinton, Lagarde materializza la svolta all’Fmi, a partire dal pentimento suglieffetti dell’austerità sul Pil, in particolare su quello della Grecia e poi, da ultimo, dando battaglia contro Trump e la sua politica dei dazi, in nome della libertà nella circolazione delle merci e contro il protezionismo. Insomma Lagarde punterà a governare la Bce con la regola del consenso, in continuità con la politica accomodante di Draghi e spingendo i governi europei a fare di più per ampliare la spesa pubblica.

 

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