#ioscattotuscrivi

#EQUILIBRI #GENTILEREDAZIONE

Altro racconto della galleria #Ioscattotuscrivi dedicato in questo mese di febbraio alla parola Equilibri

Gentile redazione, sperando di incrociarvi al carnevale canavese, così da esprimere finalmente il mio apprezzamento per i vostri post e le vostre persone lanciandovi addosso dozzine di arance putride, vorrei sapere per quale motivo, tra le tante (troppe) iniziative che vi vedo abbracciare ultimamente, non vi sia venuto in mente di presentarvi a Sanremo. Del resto essere sedicenti scrittori non vi impedisce di essere sedicenti cantanti. In realtà sarei il primo a non guardarvi, considerato che non seguo più il Festival dal lontano 1996. All’epoca ero uno studente di Liceo che studiava poco, uno di quelli che alle interrogazioni di chimica vedeva codici fiscali e non reazioni stechiometriche da mettere in equilibrio. La mia compagna di banco (e fidanzatina) era una germofobica promiscua, cioè una che aveva visto più uccelli della voliera di Messalina, ma pretendendo sempre da ciascun volatile standard igienici da sala chirurgica. Un giorno mi chiese di portarla al circo, e non uno spettacolo di aitanti ed eleganti trapezisti come al Festival di Montecarlo, bensì una fantozziana declinazione della degenerazione umana sotto un tendone fatiscente. Il clown era un alcolizzato con l’espressione affranta di chi avrebbe voluto “vincere” alla roulette russa la sera prima. I giocolieri davano il meglio di loro con i coltelli, ma non durante lo spettacolo, bensì mentre si litigavano la domatrice sovrappeso di un leone anoressico e asfittico. Per non parlare poi della scimmia, elemento portante del racket delle polaroid (una foto: diecimila lire). Odierò per sempre quel primate con i piedi prensili, che immagino dieci minuti prima giocasse a lanciarsi pupù con gli altri scimpanzé, e che quando giunse vicino a noi si sedette sulle gambe della mia fidanzatina, la stessa che non si lasciava limonare se prima non passavo dal dentista per una pulizia odontoiatrica integrale, ma che la volta trovò addirittura adorabile che l’animale assaggiasse il suo zucchero filato. Giuro, se rinasco, mi reincarno scimmia. Magari vinco Sanremo.

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