#ioscattotuscrivi

LABIRINTI NELLA MENTE

Altro racconto della galleria #Ioscattotuscrivi dedicato in questo mese alla parola #Labirinti

A volte gli occhi sono tre, più spesso solo uno.
Non mi so dare una spiegazione logica a questo, anche se la domanda che mi rivolgo è un’altra: esiste una logica a tutto questo?
Allora mi godo quei rari momenti in cui mi sembra di possedere tre occhi, due per guardare e uno per sentire. Sono rari momenti, purtroppo, ma li rubo al tempo, li rapino allo spazio che mi ruota intorno. Perché, quando capita, so di godermi il miracolo.
Due occhi per guardare, uno per sentire.
Due occhi per osservare, per vedere i colori e tutti i riflessi della vita.
Poi un altro occhio – il terzo – per sentire, per annusare gli stessi colori e la stessa vita come se fossero di carne, di pelle, di un manto magico che avvolge me e ciò che ho intorno.
Momenti rari, però.
Più spesso l’occhio è soltanto uno ed è allora che i labirinti della mente mi spingono sulla strada sconosciuta che, quando ero piccolo come un nano da circo, definivo “il cerchio blu”.
Quel cerchio blu, talmente scuro da confondersi a tratti col nero, che io attraversavo – e attraverso tuttora – perdendomici dentro.
Allora ecco che i colori sono sbiaditi, sembrano timidi e muti. Ecco che i riflessi non esistono, la vita appare per quello che è – un giorno un vecchio saggio mi corresse dicendomi “per quello che NON è” – e mi accorgo di rovistare nella spazzatura della mia anima.
Sono un clochard, mi dico, e mi alimento dei resti di qualche anima che non sento più mia.
Capita anche il giorno dei miracoli, lo devo confessare.
Sì, accade anche di rovistare con quell’unico occhio e, tra i rifiuti di una vita che non sento mia, intravedere in lontananza i labirinti di qualche mente generosa che mi dona prima uno, poi un secondo occhio ed eccomi lì, tra rifiuti e fiori nuovi, assaporare la vita con tre occhi e colori più accesi.
Dura un attimo, quel miracolo, ma mi ricorda che il senso della vita è cercare, trovare la MIA vita.
Quella che il vecchio saggio, dentro la spazzatura, definiva “La vita che è”.

𝗧𝗘𝗦𝗧𝗢 /@FABRIZIOJ.FUSTINONI
𝗙𝗢𝗧𝗢/@GIUSYB1989

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