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Prese il foulard e lo annusò così forte da ingoiare tutta la vita che raccontava

Crea scompiglio nella mente, l’improvviso accendersi di un fragore, la lama affilata di un rasoio di luce, come limpida e argentina risata di un’epifania stordente.

Crea scompiglio nella mente, l’improvviso accendersi di un fragore, la lama affilata di un rasoio di luce, come limpida e argentina risata di un’epifania stordente. Arriva a sconquassare le fondamenta, torcere budella e spremere grumi di cuore, tra scintille di baluginante risveglio.

Anna se ne accorse quel giorno; se ne accorse nel minuscolo coriandolo di tempo che la raggiunse di soppiatto, ma sconvolse i pilastri della sua cattedrale. Il profumo di giacinto di un piccolo, vecchio, liso foulard di seta arancione, nascosto timidamente in un cassetto che lei non aveva più aperto.

Solo un profumo.

Finalmente.

Erano passate schegge di eternità, ombre sgualcite di altre esistenze e vite dimenticate per non portare sulla pelle il dolore e la mancanza.

L’essenza portò con sè l’universo, tra stelle fioche che guizzavano in un angolo della soffitta e i fragili resti di un’Anna che giaceva sul fondale.

Tornò il buono del suo passato, come torna un soldato dal fronte, inatteso e insperato.

Lucciole negli occhi.

Solletico nell’anima.

Profumi che distruggevano il presente per proiettare lucida emozione.

E lacrime, roventi ruscelli di solitudini mai disciolte che cercavano una strada verso il mare.

La nonna era di nuovo lì; tra il giacinto, il profumo di meringhe e gli abbracci che sapevano tanto di sapone di Marsiglia e affetto.

Prese il foulard e lo annusò così forte da inghiottire tutta la vita che raccontava.

Fu di nuovo ragazzina, tra le vigne della sua campagna, nelle corse verso il sole, nei pomeriggi accoglienti di chi credeva di essere senza fine.

Fu di nuovo Anna, dolcemente e senza pretese.

La nonna sorrise, là dove vanno a riposare i ricordi; sorrise perché sapeva di essere sempre con la sua nipotina, nel profumo di un istante o nella luce di un mattino dopo l’altro.

Ho rivisto Anna ieri, in paese, dopo tanti anni. Era proprio bellissima con quel piccolo, vecchio, liso foulard di seta arancione che profumava di giacinto.

“Amo l’odore

del mio tempo,

la dolce fragranza

del pensiero

in cui mi fingo

vero.

Amo l’odore

del tuo corpo,

l’unica salvezza

per un pensiero

che vuol sentirsi

vivo”.

𝗧𝗘𝗦𝗧𝗢/@SAIMON979

𝗙𝗢𝗧𝗢/@NICO.LOI

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