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Intervista a Concetta Melissa autrice del romanzo “Come perdersi in due occhi”.

Ho incontrato Concetta Melissa autrice del romanzo “Come perdersi in due occhi” che parla di donne, delle loro vite apparentemente parallele, che finiscono per intrecciarsi e riformarsi in sole ventiquattro ore, l’una influenzata dall’altra, quasi come un effetto domino. Come se fosse inevitabile. Come in un perfetto algoritmo.

In breve chi è Concetta Melissa? Descriviti con tre aggettivi.
Sono una fanatica dell’ordine, dei Sims e dei numeri pari… e mi piace la tequila. Sono una persona onesta, un po’ troppo puntigliosa ed esageratamente emotiva.

Quali sono le letture che hanno accompagnato la tua adolescenza e qual è il tuo autore preferito?
Io adoro Paolo Coelho. Il mio libro preferito, sin da ragazzina, è “Sulla sponda del fiume Pietra mi sono seduta e ho pianto”, che non è proprio un libro per ragazzini, perché parla di un percorso di amore e spiritualità, ma l’ho adorato, soprattutto per il modo in cui è stato scritto.

Da poco è stato pubblicato il tuo primo romanzo “Come perdersi in due occhi” ci dici perché secondo te dovremmo leggerlo assolutamente?!
È una storia contemporanea, senza fronzoli o magie; non è letteratura classica, non c’è il “C’era una volta…” e non è di certo un romance smielato.
È la storia di Zoe, che, a 35 anni, single e senza alcun risultato professionale che vive una fase di stallo della sua vita. Divide la casa con l’amica Laura, che, al contrario di lei, vive alla giornata e fa la cameriera in un pub. Laura non perde occasione di far aprire gli occhi a Zoe riguardo al suo capo e mentore Roberta che sembra solo sfruttarla; mentre Zoe, viceversa, cerca di convincere Laura ad avere più stabilità.
L’incontro fortuito di Zoe, con un uomo sconosciuto, cambierà tutto, liberando la protagonista dal loop in cui era finita. Grazie a questo imprevisto, e in sole ventiquattro ore, le storie di Laura, Roberta e della stessa Zoe, condizionate l’una dall’altra, si trasformeranno e si riformeranno, come se fosse inevitabile. Come un effetto domino. Come in un “perfetto algoritmo”.

Hai scritto di donne e di vite che si intrecciano, c’è un motivo in particolare?
Nella storia ci sono, in tutto, quattro donne, quasi coetanee, ognuna con un carattere e una storia diversa. C’è Zoe, la protagonista, una ragazza precisa, leale e inquadrata, che, nonostante l’impegno, non ha ancora trovato il suo posto nel mondo. C’è Laura, amica e coinquilina di Zoe, che è il suo esatto contrario: è provocante, provocatoria, non ha peli sulla lingua. C’è Roberta, il capo di Zoe, dedita al lavoro, determinata, cocciuta. E poi c’è Angelica che reincarna una casalinga degli anni ’50 e che si accontenta di una vita semplice e monotona. Le vite di Zoe, Laura e Roberta, che viaggiano su binari apparentemente paralleli, vengono alterate all’improvviso, grazie al cambio di percorso di una di loro, come un effetto alla “Sliding doors”, per intenderci.
Ognuna di noi (donne) è Zoe, Laura, Roberta e Angelica messe insieme. Non si può essere solo una “Roberta” o solo una” Laura” ma solo fondendo più personalità si ha una donna completa. Noi donne siamo esseri perfetti, non ci serve per forza un uomo o un partner qualsiasi per sentirci complete… e l’amore, come in questo romanzo, è il fiocchetto che lega e abbellisce il presente.

Quanto c’è del tuo vissuto nel tuo romanzo?
In verità, ho usato la mia protagonista come portavoce di uno sfogo personale sulla disoccupazione femminile delle over 30, di cui si parla poco… o piuttosto, si tace.

Da quanto tempo era nel cassetto questo romanzo?
La base della storia è nata circa 20 anni fa. Ovviamente, adesso si presenta in modo completamente diverso: più matura, contemporanea e con più sfaccettature. Io ho sempre scritto, non ho fatto altro tutta la vita ma non avevo mai avuto il coraggio di pubblicare una mia storia. E adesso l’ho fatto.

Hai pubblicato con la casa editrice Lifebooks edizioni sia cartaceo che e-book ma tu cosa preferisci e perché?
Non ho una preferenza, sono sincera. Il libro cartaceo è “tradizione” mentre l’e-book è “praticità”. Nella vita c’è bisogno di entrambe le cose.

Hai un posto in cui ami scrivere e dove trovi la tua ispirazione?
Non ho un posto preferito dove scrivere, a me basta il silenzio. Suoni e rumori mi distraggono, il silenzio mi permette di entrare in varie dimensioni senza muovermi da dove mi trovo. L’ispirazione è ovunque, in ogni cosa, persona, emozione o sensazione. Scrivo meglio quando sono arrabbiata, o felice, o in preda ad una crisi isterica, insomma, scrivo meglio quando provo qualcosa e mi sento viva.

Quanto è difficile far diventare una passione in un lavoro?
Molto. Vorrei tanto continuare su questa strada, quindi m’impegnerò più di quanto non abbia mai fatto per nessun altro lavoro.

Cosa hai provato quando hai avuto la prima copia del tuo libro tra le mani?
La prima cosa che ho pensato è stata:” Era ora!”, e non volevo neanche sfogliarlo per non sciuparlo. Poi, l’ho aperto e, quando ho cominciato a leggerlo, ho realizzato che stavo leggendo il mio libro e non quello di un altro e ho avuto un vuoto allo stomaco.

So che, durante il lockdown, ti sei dedicata molto alla tua passione per la scrittura…
In effetti proprio durante la quarantena, tra pizze, lievitati e pulizie di primavera, è cominciata l’avventura con Lifebooks. In più ho partecipato ad una iniziativa editoriale con la Tempra Edizioni. Un mio racconto, creato per l’occasione durante il lockdown, è stato inserito in una raccolta dal titolo “Emblema narrativo” pubblicata in versione e-book a inizio giugno. È un racconto d’avventura “La Croce d’oro” un genere che non ho mai trattato ma che mi piacerebbe sperimentare in un romanzo.

Come e dove ti vedi tra qualche anno?
Non faccio mai questo “gioco”. Dirò solo quel che dico sempre e che, puntualmente, non faccio mai: vorrei viaggiare di più.

Hai già qualcosa in cantiere?
Sì, sto completando un altro manoscritto di genere romance, che mi auguro di finire il più presto possibile.

E ora come diceva il tanto amato Gigi Marzullo fatti una domanda e datti una risposta
È difficile.

A te stessa, cosa racconti?
Le stesse cose che scrivo: un sacco di frottole ma che nascondono tante verità.

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