#ioscattotuscrivi

Un romanzo visionario scritto da un poetastro impertinente

Intervista ad Alessandro Genovese autore del romanzo “Proprietà degenerative della materia e altre catastrofi” #SCRITTORIEMERGENTI

Abbiamo incontrato ed intervistato per #ioscattotuscrivi Alessandro Genovese autore del romanzo “Proprietà degenerative della materia e altre catastrofi”.

Chi è Alessandro Genovese? Descriviti con tre aggettivi:
Creativo, visionario e perfezionista.

Hai tantissime passioni tutte legate alla “sfera” dell’arte e della bellezza; da cosa trai ispirazione ma soprattutto quando trovi il tempo di scrivere?
Non sono un’autorità per dare una definizione sull’arte ma io la immagino come un ponte fatto di tanti linguaggi tra il nostro essere più profondo e il mondo, ed è un ponte a doppio senso di marcia; forse ´per questo che un pò tutti, in diversa misura, ce ne sentiamo attratti. Ho sempre amato l’arte e ho tentato di avvicinarmi a Lei in tanti modi, attraverso il disegno, la pittura e la scultura ma solo con la scrittura posso creare mondi, personaggi e storie tutte mie cercando di veicolare dei messaggi attraverso i miei testi. Si dice che oggi non si ha tempo per fare nulla, bè forse è vero, ma dipende dalle priorità che assegniamo agli impegni, per me scrivere è come respirare. Di tempo ne devo trovare altrimenti muoio!

Qual è il tuo autore preferito e che ritieni abbia influenzato la tua crescita letteraria?
Che domanda difficile! Finora ho letto quanto mi è stato possibile e comunque sarà sempre poco rispetto all’immensa biblioteca del mondo. Per diverse ragioni il mio maestro, colui che dall’alto delle sue Opere poste sul ripiano della mia libreria mi osserva, e forse mi giudica mentre scrivo, è Josè Saramago. La sua scrittura è un concentrato di logica narrativa, amara ironia, grande capacità di linguaggio, originalità dei plot, immaginazione e un impalpabile cinismo. Tutte componenti che, almeno per me, mi hanno portato a riflettere più di qualsiasi altro scrittore. Saramago quindi, forse, è lo scrittore che più si è avvicinato alla vera funzione della letteratura, suscitare un’autocritica quasi spontanea.

Il libro, il disco e il film della tua vita?
Il vangelo secondo Gesù Cristo di Josè Saramago, The Wall dei Pink Floyd e La belle verte di Coline Serreau,

A dicembre è uscito il tuo primo romanzo “Proprietà degenerative della materia e altre catastrofi” dicci perché dovremmo leggerlo assolutamente?
Se cerchi un libro da leggere in spiaggia, per passare i dieci minuti in treno o per far finta di leggere a letto, non lo comprare assolutamente! Sprecheresti solo i tuoi soldi, perché il mio libro ti mette le mani in testa da subito. Già dalla prima pagina entrerai nel cuore e nel cervello del protagonista vivendo le sue stesse emozioni e le sue stesse esperienze e via via che la storia va avanti, ti accorgerai di essere molto più simile a lui di quanto tu sarai disposto ad ammettere. Per questo definisco il mio libro “cattivo”. Sarà un viaggio all’interno dell’esistenza surreale di Palmiro, il protagonista, raccontato con amara ironia dove tutto ciò che conta per lui sono gli oggetti, simbolizzati da sfere magiche capaci di curare qualsiasi male dell’uomo.
Proprietà è il mio primo romanzo, ma non aspiro né al successo né a riconoscimenti, nutro la semplice speranza che una volta chiuso il mio libro, ti rimanga qualcosa di me. Sono abbastanza sicuro che ti colpirà perché l’ho scritto col grande piacere di farlo e con quello ancora maggiore di rileggerlo.
L’editore è stato il primo a credere nel valore della mia opera tant’è vero che lo ha proposto per diversi concorsi letterari tra cui il “Campiello” e il “Mondello”.

La storia è ambientata a Barcellona su uno sfondo decisamente surreale, tenti in qualche modo di lanciare un messaggio al lettore?
Nel mio libro la chiamo appunto “la piccola mela catalana” come se fosse la figlia naturale di quella più grande. Barcellona ricorda quelle città statunitensi o nordeuropee dove conta solo il lavoro e il riconoscimento sociale attraverso l’ostentazione di oggetti di lusso quale status economico. Barcellona quindi è una città estremamente individualista ma anche mediterranea, quindi contradditoria come Palmiro.

Cosa hai provato quando hai avuto per la prima volta una copia del tuo libro tra le mani?
Come se fosse nato un altro figlio! É una emozione che auguro di provare a tutti coloro che stanno scrivendo il loro primo romanzo. Dentro ci ho messo l’anima, il cuore, il cervello, notti insonni, qualche pasto saltato, molte acidità di stomaco, discussioni con mia moglie e tantissimi momenti in cui mi assaliva il dubbio di aver scritto una cagata… però, per me ne vale veramente la pena perché scrivere è una maledizione ma non farlo è una condanna.

Del tuo romanzo c’è anche la copia e-book ma tu quale versione preferisci?
Purtroppo appartengo alla generazione del lettore old style. Amo spudoratamente la carta, anzi più sono vecchie e ingiallite le pagine più mi piace il loro odore, sono uno che sottolinea le frasi, le parole o interi periodi particolarmente interessanti o faccio le orecchie alle pagine ma non mi linciare… tranquilla, poi le tolgo.
L’ebook è il futuro, certo, ma un aggeggio elettronico non sarà mai come una biblioteca piena di libri. Insomma vuoi mettere!

Quanto è difficile far diventare la propria passione un lavoro?
Molto dal momento che ancora non ci sono riuscito. Qualche volta ho pensato a quanto sarebbe fantastico vivere di sola scrittura, ma poi riflettendo ho considerato che dovrei rispettare scadenze impossibili, magari scrivere cose che non sento mie, cambiare il mio stile di scrittura per compiacere pubblico ed editore… insomma, sinceramente preferisco rimanere un signor nessuno ma libero di dedicarmi alla mia passione.

Scrivi anche poesie in romanesco e con una hai vinto addirittura un concorso nazionale, filastrocche per bambini e romanze boccaccesche, vorresti dedicare qualche verso alla nostra rubrica?
….per non dir di cosa più insensata
che giammai mi fosse capitata:
nel mentre cogitavo camminando,
sul come, sul perchè e sul per quando
fossi finito in codella tempora,
vè bottega ben ricolma di bei tomi
deserta da tal fatta degli automi
ch’ignoravan del Saper la dimora
mentre lì dinnanzi vi passavan.
E lì mi sovvenne come un lampo
la cagion dell’insulsa lor mania…
Eran fatti quasi tutti con lo stampo
e n’suggean da quei tomi la follia
scritta bianca tra quei verbi rivelati
per cui lor mai sarebbero cambiati.
Estratto di una mia romanza che critica il nostro modo di vivere fatta da un giullare che viene dal passato.

E ora fatti una domanda e datti una risposta!
Quali sono i miei progetti futuri?
Voglio scrivere un romanzo contro il razzismo da una prospettiva totalmente nuova, vorrei far parlare un accanito razzista in modo che i suoi discorsi diventino così paradossali e assurdi da perdere significato e quindi capaci di smontare i pregiudizi incomprensibili di questo male.
Qualcosa ho già buttato giù, e vorrei dedicarmici con tutto me stesso perché è un argomento che mi sta molto a cuore.

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