#ioscattotuscrivi

Era ovvero il trionfo del (dis)equilibrio e dell’ (in)temperanza

Altro racconto della galleria #Ioscattotuscrivi dedicato in questo mese di febbraio alla parola Equilibri

Era ovvero il trionfo del (dis)equilibrio e dell’ (in)temperanza

C’era una volta un dio greco molto farfallone e molto furbo.
Pensate che per conquistare la futura moglie le aveva elencato tutte le sue conquiste divine e umane.
La sua sposa aveva, quindi, ben donde di essere molto gelosa e, conoscendo il suo pollo, stava attentissima a tutti i movimenti che il consorte faceva.
Un giorno il dio si invaghì di una fanciulla, sacerdotessa della moglie, che i genitori avevano chiamato Io (immagino già la storia quando suonava il citofono: “Chi è?”- “Io”- “Io chi?”- “Io” e via così all’infinito ).
Si lambiccava il cervello su come circuirla e, allo stesso tempo, evitare di ‘abbuscare’ dalla moglie.
Un giorno le propose una romantica fuga in un bosco. La ragazza fuggì ed egli la inseguì. A un certo punto si ricordò di essere onnipotente e la trasformò in una graziosa giovenca bianca, con l’intenzione di sottrarla alla vista della niente affatto temperante moglie (e anche di possederla sotto le mentite spoglie di toro).
Non l’avesse mai fatto!
La consorte pretese la vacca per sé, con la scusa che era un animale a lei sacro, ben decisa a farne la fornitura di carne per tutto l’Olimpo.
Il dio, da perfetto maschio qual era, preferì non mettersi contro la sposa e consegnò la poveretta alla niente affatto vendicativa moglie. Ella la affidò al gigante Argo dai cento occhi, che manco al bagno la lasciava andare senza che almeno una cinquantina di essi rimanessero aperti per controllarla.
Passata la tempesta, il dio, di nascosto, la liberò.
Avete mai visto un marito che riesce a nascondere una cosa alla moglie per più di 5 minuti? Beh, neanche un dio ci riesce
La moglie, infatti, mandò un tafano a tormentare di punture la poveretta che, pur di liberarsi, non esitò a gettarsi in mare.
Approdò in terra straniera e finalmente partorì il figlio del dio che, ovviamente, fu seduta stante rapito dalla niente affatto accanita moglie.
Quando lo ritrovò, finalmente si sfogó: “Guaglió, tuo padre è sicuro un dio, ma ‘nu ddio ‘e scemo pure”.
E vissero tutti in (dis)equilibrio e contenti.

𝗧𝗘𝗦𝗧𝗢 /@SMEDY
𝗙𝗢𝗧𝗢/@GELOSAN82

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