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Altro racconto della galleria #Ioscattotuscrivi dedicato in questo mese di febbraio alla parola Equilibri

Le guardo ogni giorno quelle linee, quei cavi. I miei occhi le inseguono rimangono in equilibrio su quelle linee, faccio sempre lo stesso percorso, non amo cambiare. La notte faccio più fatica a vederle, la fioca luce di un lampione male in arnese mi aiuta, anche se ho paura di cadere da quel percorso e di franare giù con lo sguardo. L’equilibrio non è solo una condizione fisica, a volte è il funzionamento delle vite degli altri, certo anche della mia.
Di fronte a me abitano un uomo e una donna. Il loro sembra un fragile equilibrio, ma non lo è. Non sono equilibrati nell’amore, come coppia, nemmeno come singoli stanno in piedi bene però. Certo, non hanno i cavi da guardare e da seguire come faccio io, quello è un buon aiuto.

La finestra a volte è chiusa, altre no, raramente una figura fa capolino. Lei è bella, è una donna, a volte fuma, altre parla al cellulare, in un’occasione l’ho vista piangere; mi è dispiaciuto, era Natale.

Il giorno dopo è apparso anche il suo uomo nella piccola finestra, litigavano, lui le ha dato uno schiaffo. Poi silenzio, molto, quasi irreale. Dopo ci sono state le parole di lui. Le solite che un uomo dice in questi casi. False.

Dopo quel giorno non l’ho più vista, fino a questa mattina, il primo giorno dell’anno. È alla finestra, stringe tra l’indice e il medio della mano sinistra una sigaretta, dà poche boccate, profonde; poi butta fuori nuvole di fumo. Guarda in basso, sembra cercare qualcosa che non trova più, forse proprio quell’equilibrio di coppia. D’un tratto alza il viso. Ha il viso livido, la bocca deformata. Ha un occhio nero, quasi non riesce a tenere la palpebra aperta. È sola, lui credo sia uscito.

Mi rendo conto che lei mi sta guardando.
Mi vede, io non posso dirle nulla, non posso proteggerla, mi sorride. Io sono solo custode della sua tristezza, del suo dolore, del suo subire in silenzio.
Se prima stesse cercando, finalmente, il suo equilibrio come donna?

Io un gatto a pelo lungo, dimenticato sul tetto dai miei padroni prima di partire per la montagna, testimone dell’ignobile crudeltà di un uomo.

 

𝗧𝗘𝗦𝗧𝗢 /@PAOLO_PANZACCHI
𝗙𝗢𝗧𝗢/@IL_SIGNOR_SPENALZO

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