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Videoconferenza Ue: il veto di Ungheria e Polonia blocca il Recovery Fund

Il nodo da sciogliere resta la condizionalità a protezione del bilancio UE: ossia tutti i paesi che non rispettano lo Stato di diritto rischieranno di perdere l'accesso ai fondi europei.

(Bruxelles) – “Ungheria e Polonia hanno posto un veto alla decisione sul Recovery Fund e hanno detto chiaramente che non possono accettare la condizionalità sullo stato di diritto. Questo significa che non possiamo inviare la proposta al parlamento Ue”, ha dichiarato la cancelliera tedesca Angela Merkel al termine della videoconferenza tra i leader Ue. Dunque fumata nera per l’approvazione del pacchetto Mff 2021-27 (sigla che indica il Quadro finanziario pluriennale dell’Ue 2021-27) e Recovery Plan, di fatto il processo che dovrebbe portare al lancio di Next Generation Eu: il piano per la ripresa da 750 miliardi di euro approvato nel Consiglio Europeo di luglio, dopo quattro giorni e quattro notti di trattative.

Anche il premier sloveno Janez Janša ritiene, come Viktor Orbán (Ungheria) e Mateusz Morawiecki (Polonia), che il meccanismo concordato tra la presidenza tedesca del Consiglio Ue e il Parlamento Europeo per condizionare l’uso dei fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto non sia in linea con i trattati, ma Lubiana a differenza non ha posto veti. Dal canto suo Merkel si è detta pronta a cercare nuove convergenze tra i paesi europei. Dello stesso parere anche il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, che aveva indetto la videoconferenza: “La maggior parte dei Paesi membri è d’accordo nel proseguire sui meccanismi della condizionalità per il Recovery Fund, mentre alcuni Paesi hanno detto di non poter accettare: continueremo a lavorare per trovare una soluzione accettabile per tutti”.

La mossa di porre il veto al pacchetto di aiuti (da parte dell’Ungheria e dalla Polonia) e alla decisione sulle proprie risorse – l’atto giuridico che, una volta ratificato dagli Stati membri, costituirà la garanzia grazie alla quale la Commissione potrà emettere debito per 750 miliardi di euro e finanziare così il Recovery Plan – è arrivata come ritorsione all’approvazione, a maggioranza qualificata, del meccanismo che lega l’utilizzo dei fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto. Anche se il veto ha di fatto snaturato la videoconferenza, originariamente convocata per valutare azioni comuni contro la seconda ondata di coronavirus Covid-19, la pandemia è stato oggetto di dibattito. In particolare l’Ema, l’agenzia europea per i farmaci, potrebbe rilasciare l’autorizzazione alla commercializzazione dei vaccini Biontech e Moderna già a partire dalla seconda metà di dicembre. Unica condizione: “Se tutto procederà senza problemi”, ha dichiarato von der Leyen. Michel ha invece espresso preoccupazione: “La situazione europea rimane grave e crea preoccupazione: continuiamo a monitorare la situazione da vicino. Dobbiamo coordinare i nostri sforzi e rimanere in allerta”.  “Governi e Commissione Europea in stretto coordinamento per superare la nuova ondata del Covid19. Il comportamento responsabile di ogni individuo, i test ed i vaccini giocano un ruolo chiave per sconfiggere la pandemia”, è il messaggio del premier Giuseppe Conte affidato ai social.

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