Arte & Cultura

HO SCOPERTO LA MIA PASSIONE PER LA SCRITTURA SOLO QUANDO SONO ANDATO IN PENSIONE

Intervista a Massimo Margnelli, interessante autore del satirico romanzo poliziesco "LA TANA - Investigazioni senili" (www.resalioproduzioni.com) nel quale gli investigatori protagonisti sono cinque arzilli vecchietti in pensione.

Quella di Massimo Margnelli, classe 1956, è una storia davvero fuori dall’ordinario considerando che, l’interessante autore romano, scopre la sua grande passione per la scrittura, solo quando va in pensione; quando, da un giorno all’altro, e dopo aver trascorso una vita intera scandita da orari e dagli impegni di lavoro, si ritrova senza molto da fare, così  decide di tirare fuori dal cassetto quei semplici pensieri o abbozzi di romanzi accantonati, per provare a dare continuità a quelle idee.
La sua ultima fatica letteraria LA TANA- Investigazioni senili (edito RESALIO) è la prima di una lunga serie di romanzi a puntate, ambientati nella periferia di Roma. È la storia di un gruppo di cinque amici, andati da poco in pensione, che per ovviare alla noia, decidono di affittare un garage,“la tana”, per passare, giocando a carte o a biliardo o a scacchi, le ore della giornata. Ma come succede spesso, dalle intenzioni alla realtà, ci mette sempre lo zampino l’imprevedile. Così gli  arzilli pensionati alterneranno, ai giochi, anche le investigazioni, formando una vera e propria squadra investigativa capitanata da Giorgio, ex poliziotto, che ogni volta affronterà situazioni paradossali, una sorta di “missioni” apparentemente impossibili. In questo racconto,  per esempio, aiuteranno un ragazzino vittima del bullismo. Ho raggiunto l’autore per saperne di più…
Massimo, nella tua vita hai avuto molte esperienze lavorative: dal commercio all’artigianato. Poi, un giorno, è arrivata la pensione e mi sei diventato uno scrittore. Cosa è accaduto?
“La verità è che l’idea di scrivere è nata proprio dal mio andare in pensione, dal trovarmi da un giorno all’altro senza avere niente da fare. Questa sensazione, che posso dire per me devastante, ho cercato poi di riportarla nei miei racconti”.
Il tuo ultimo romanzo, LA TANA – Investigazioni senili (edito RESALIO), è a tutti gli effetti il primo “episodio” di una serie di racconti gialli brevi, nei  quali i protagonisti sono cinque amici pensionati che giocano a fare gli investigatori…
“Ecco l’altro mio filo conduttore che ha accompagnato tutta la mia vita: l’amicizia. Passare il tempo con gli amici a parlare di calcio, di politica facendo a gara a chi ne sa di più, mettere in mezzo qualcuno, prenderci in giro vicendevolmente, tutto questo per sentirci ancora giovani. Le due cose messe insieme hanno costruito le storie. Poi darsi da fare per migliorare ciò che ci circonda è stato sempre un nostro, mio e dei miei amici, sogno…”
Quanto ti somigliano i protagonisti dei tuoi romanzi?
“Hanno molto di me, vivono le cose che ho vissuto io. Ho trasportato molto del mio essere, o di quello che vorrei essere, in loro. Come ho trasportato molto dei miei amici, anche per definire fisicamente alcuni personaggi del romanzo”.
La peculiarità del tuo romanzo è la forma scansonata e dissacrante con la quale  affronti anche temi sociali importanti, in questo racconto è  il bullismo…
“Esattamente. Parto dal concetto che, come scrivo nel libro, la satira è una delle armi più devastanti che abbiamo. Se vogliamo distruggere qualcuno, basta dissacrarlo davanti a tutti. La forma scansonata deriva dal mio, nostro, essere romani; per noi nessuno è importante e tutti lo siamo, e in questo racconto, come nei successivi, la romanità è un ingrediente fondamentale. Sono davvero convinto che può fare più male una risata che delle offese. Provate a ridere in faccia a una persona e vedrete”.
Dunque possiamo dire che Roma e, di conseguenza, la tua romanità sono tra i protagonisti principali di questo e anche dei prossimi racconti?
“Certo, lo possiamo affermare con tranquillità. Mi auguro di trasmettere il vero senso che anima noi romani che è quello dell’accoglienza, della conoscenza degli altri con cui arricchirsi non dimenticando mai l’autonomia”.
Se dovessi definire il genere del tuo romanzo, quale sarebbe?
“Probabilmente lo inserirei fra i romanzi polizieschi ma ne sottolinerei il carattere divertente, scanzonato e sbarazzino con il quale i nostri personaggi affrontano la vita”.
Dacci un buon motivo per leggere LA TANA- investigazioni senili…
“Il buon motivo è senz’altro quello di leggerlo  per distrarsi dagli affanni quotidiani e immergersi in una realtà più umana”.
Dove e come trai ispirazione per scrivere?
“Questa è la domanda più difficile da rispondere. Da tutto, dal mondo che ho attorno, da situazioni particolari che mi accadono giornalmente. Per il mio primo libro, ricordo, ho preso spunto da un articolo che parlava dell’arresto di un boia nazista in Canada, per esempio”.
Quanto ti piacerebbe se i tuoi racconti diventassero una serie tv? Sognamo in grande: se potessi scegliere gli attori protagonisti, quali sarebbero?
“Mi piacerebbe tantissimo! Di attori che potrebbero interpretare i protagonisti ho l’imbarazzo della scelta: Mastandrea, Favino, Tognazzi, Di Leo e Gassman. Sicuramente dimentico qualcuno, ma questi secondo me hanno i tratti giusti”.
Quali letture ti hanno accompagnato, nel corso degli anni?
“Primi fra tutti i classici, da Hugo a Dostoevskij, da Verga a Tomasi da Lampedusa passando per Hemingway. Fra gli autori gialli che preferisco c’è De Giovanni, Manzini e poi coloro che mi hanno ispirato maggiormente: il grande Camilleri e Malvaldi”.
Ci racconti i tuoi prossimi progetti?
“Sicuramente continuare a scrivere e dedicarmi a far conoscere i miei libri. Vorrei riuscire a convincere le persone che leggere un bel libro aiuta a viaggiare, non solo nelle città o nei paesaggi, ma anche nel tempo, anche in ciò che crediamo impossibile”.
C’è una domanda che avresti voluto ti facessi e che non ti ho chiesto?
“Non ho molta esperienza di interviste  e poi non mi permetterei mai di criticare il lavoro di altri. Posso però dire che è stato piacevole questo scambio di idee”.
Come e dove ti vedi fra cinque anni?
“Sai, io ho un’età che limita molto la mia visione, i miei occhi soffrono un po’ di miopia di futuro, diciamo che fra 5 anni avrò superato i settanta e mi auguro di stare a rispondere dal vivo ad una tua intervista”.

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